Le parole pronunciate quest’oggi da Gianfranco Fini sulla legge relativa alle direttive anticipate di trattamento e l’ampio consenso che queste hanno suscitato tra i congressisti chiarisce, in modo definitivo, che il Pdl  non può pensare di coltivare, o, peggio, di imporre lo schema di un improbabile “bipolarismo etico”.
Le stesse reazioni che il discorso di Fini ha provocato (a partire dalla vibrata difesa del ddl Calabrò da parte del sindaco di Roma Alemanno) non fa che confermare che le divisioni sui temi biopolitici nei grandi partiti di governo devono riflettere e rispettare l’insopprimibile pluralismo etico e morale, che è una componente costitutiva della società contemporanea.
Da questo punto di vista, se l’obiettivo è quello della ricerca di un compromesso onorevole e pragmatico sulla materia del fine vita, il testo approvato dal Senato fallisce clamorosamente il bersaglio.