Quella che è maturata al Senato sul testamento biologico da parte di un ampio schieramento conservatore – che rifiuta di confrontarsi con la necessità di risposte nuove e pragmatiche alle novità della biopolitica, fondate sulla libertà e la responsabilità anziché sull’imposizione statuale – è destinata a rivelarsi una vittoria di Pirro.
Sono sicuro che alla Camera prevarrà la volontà di corrispondere alle convinzioni prevalenti nell’opinione pubblica e che il testo verrà sensibilmente modificato, affinché si rinunci ad imporre a tutti un’etica di Stato declinata in modo così restrittivo e unilaterale.
Ma se anche mai questo fosse il testo definitivo, i divieti irragionevoli previsti cadrebbero sotto i ricorsi degli italiani che chiederanno il rispetto delle libertà costituzionali.
Mi spiace, ma questa volta il PdL non ha scelto la via, assai diversa su questi temi, tracciata in Europa dai grandi partiti del PPE, arroccandosi in grande maggioranza su posizioni confessionali che non credo proprio rispecchino la sensibilità più diffusa tra i nostri elettori.

Roma, 26 marzo 2008