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Lo Stato laico e i suoi nemici

- Lo Stato laico, costruzione storica di donne e uomini liberi di spirito e di mente, ha tre gruppi di nemici. Non sono nemici particolarmente agguerriti, dal punto di vista delle loro conoscenze e delle loro argomentazioni, ma sono aggressivi e pericolosi. Fanno leva sull’ignoranza, sulla superstizione e sulla manipolazione.

Il primo gruppo di nemici è rappresentato non, come troppo spesso si scrive, dai “credenti” (anche i laici sono “credenti” e hanno valori), ma dai fondamentalisti, che sono qualcosa di più dei semplici bigotti. Come avremmo dovuto imparare da parecchi secoli, i fondamentalisti sono lo zoccolo duro di tutte le religioni monoteistiche: cattolica, ebraica, protestante, mussulmana, induista. La loro pretesa è chiara: le regole della vita civile debbono essere dettate dalla religione. Al di sopra della legge di qualsiasi Stato sta la legge divina la cui interpretazione, peraltro e per fortuna, talvolta mutevole, è affidata a quelli che definirò sbrigativamente “preti”. Sul punto, mi permetto di rinviare alla ottima ricerca curata da Gabriel Almond et al., Religioni forti. L’avanzata dei fondamentalismi sulla scena mondiale (Bologna, Il Mulino, 2006).

Il secondo gruppo di nemici è costituito dagli ideologi, ovvero da coloro che dispongono di una verità precostituita tutta loro, di una interpretazione del mondo esclusiva e riduttiva, facile da ingoiare e fare ingoiare in pillole, interpretazione che non vogliono sottoporre a nessuna verifica, non dico empirica, ma argomentativa. Quando vincono costoro, che pure vogliono distruggere qualsiasi culto religioso, ed è già successo, l’esito non è mai uno Stato laico, ma uno Stato oppressivo e, nel peggiore dei casi, uno Stato totalitario. Naturalmente, gli ideologi, per la rigidità delle loro posizioni, costituiscono sempre una spina nel fianco di qualsiasi Stato laico e portano acqua al mulino dei fondamentalisti. In un senso molto preciso sono specularmente opposti ai fondamentalisti e la loro tenaglia congiunta -in un’alleanza nient’affatto innaturale né infrequente-, rischia di schiacciare lo Stato laico.

Il terzo gruppo di nemici dello Stato laico sembrava il meno prevedibile, ma è il più minaccioso. Sono coloro che si autodefiniscono laici, ma manifestano costantemente e regolarmente grande considerazione e anche grande subordinazione alle esigenze, da loro abitualmente definite legittime, della religione (di solito di una sola specifica religione, quella predominante). Sono i non tanto ineffabili “teo-dem” e “teo-con”. Non hanno un pensiero particolarmente forte poiché si limitano ad adattare il pensiero di quella Chiesa, spesso sotto forma di imposizione, alle circostanze, ai problemi, alle tematiche oggetto di una qualche soluzione legislativa. Sono tecnicamente le quinte colonne dei fondamentalisti e, naturalmente, ne vengono, proprio come desiderano, abbondantemente ricompensati.

Il leit-motiv, il filo nero che tiene insieme i tre gruppi di nemici dello Stato laico è generalmente costituito da una restrittiva concezione della libertà di pensiero. Secondo tutti loro, in qualche modo e forma, esiste una verità, religiosa o ideologica, e a quella verità e a coloro che la conoscono meglio, vale a dire gli interpreti religiosi o gli ideologi ufficiali, bisogna sottomettersi. In subordine, i nemici dello Stato laico sostengono che dei laici non bisogna fidarsi mai e mai affidarsi a loro poiché non avrebbero valori, quei valori forti che sono il cemento delle società e che giustificherebbero il sempre più spesso richiamato ruolo pubblico della religione. Questo ruolo non viene definito, come dovrebbe e come potrebbe, semplicemente come il riconoscimento pieno delle opportunità di espressione sulla scena pubblica di coloro che credono e di coloro che hanno compiti all’interno di una struttura ecclesiastica. Spesso viene definito come una sorta di superiorità della religione e dei religiosi sui laici che non hanno valori e, qualora li abbiano, sono comunque valori deboli, vacillanti, fragili (e, forse, non da ultimo, anche sbagliati). Inoltre, l’affermazione del ruolo pubblico della religione viene, per lo più, accompagnata da un rifiuto del confronto in pubblico delle prese di posizione degli ecclesiastici, dei preti e dalla non-necessità dell’argomentazione (se non con il principio del richiamo a Dio anche se su molte tematiche appare difficile conoscere che cosa Dio direbbe…). Quanto ai valori dello Stato laico, è la storia, senza dubbio accidentata e tormentata, dello stesso pensiero laico, a definirli. Ruotano tutti intorno alla ragione, alla argomentazione, alla autodeterminazione. Dunque, è davvero laico quello Stato che sa proteggere e promuovere i diritti delle persone e che lo fa sulla base dell’argomentazione e della deliberazione fra i cittadini, mirando ad ampliare gli spazi di libertà personale purché, sembra che sia necessario aggiungerlo, l’espansione della sfera di libertà di ciascuno non circoscriva né tantomeno calpesti la libertà di nessun altro. I laici sanno perfettamente che soltanto le donne e gli uomini che hanno abbastanza pane riescono a vivere una vita dignitosa e sono nelle condizioni di preoccuparsi di coloro che non ne hanno a sufficienza. Essi, però, sanno anche che non si vive di solo pane, la vita non è fatta soltanto di materia, bensì anche di ideali e diritti. Ma, in definitiva, a ciascuno spetterà decidere autonomamente, in piena libertà che cosa fare della sua vita e della sua morte. Lo Stato laico tutela questa libertà, accettando conflitti e tensioni, consapevole di non avere una posizione esclusiva da difendere che non sia quella che i cittadini hanno espresso, argomentato e prescelto senza calpestare i diritti e la libertà degli altri. I nemici dello Stato laico sono nemici della libertà e della ragione. Dal canto suo, lo Stato laico non riconosce nessun nemico, ma soltanto portatori di preferenze diverse che, con la ragione e nella libertà, possono esprimersi, trasformarsi e migliorare.


Autore: Gianfranco Pasquino

Nato a Torino nel 1942. Politologo, docente universitario e accademico dei Lincei, ha insegnato nelle Università di Firenze, Harvard, della California a Los Angeles e alla School of Advanced International Studies di Washington. È attualmente professore ordinario di Scienza Politica al'Università di Bologna. E’ stato senatore dal 1983 al 1992 per la Sinistra Indipendente e dal 1994 al 1996 per i Progressisti.

3 Responses to “Lo Stato laico e i suoi nemici”

  1. Giorgio Gragnaniello scrive:

    Breve premessa,peraltro irrilevante per l’epistemiologia generale dell’articolo: lo sterminato universo religioso induista non è nè monoteista, nè tantomeno integralista (alcune recenti stragi non fanno testo,per vari motivi);senza contare che l’Induismo è piuttosto una religione dell’Io,che non una religione di Dio.
    La tripartizione degli Anti-Laici dell’Autore guarda scopertamente
    alla “Circustancia”dell’Italia di oggi,tanto da far intravedere fra le righe le persone fisiche di riferimento.In ogni caso,mentre le prime due categorie sono accumunate dal contesto psicologico proprio dell’egocentrismo filantropo,(l’egocentrico,in perfetta buona fede,vuol fare del bene: ma lo vuol fare a modo suo!),il terzo gruppo attiene piuttosto alla categoria di leniniana memoria dell’ “opportunista piccolo-borghese” e quindi è egoista,non egocentrico e pertanto tendenzialmente disinteressato alla faticosa “necessità terapeutica”di serrare in un busto di gesso la libertà altrui.
    Il laico si riconosce subito: è l’apostolo integralista della “religione di Voltaire”(“Non sono d’accordo con le tue idee, ma mi batterò per il tuo diritto di sostenerle”).
    Purtroppo, queste cose non sono mai semplici e nette.Per esempio,il “liberale” Rosmini sostenitore dell’emancipante libertà della proprietà privata, era peraltro -sempre appunto nel perimetro egocentrico della migliore buona fede filantropa-un irriducibile fondamentalista filo-teocratico. (“L’anima non cresce diritta come una canna…”-Gibran_)

  2. nicola casaburi scrive:

    Credo che, quando si tratti di laicità, sia opportuno distinguere. D’accordo per una riflessione sui suoi veri, autentici nemici, ma stabiliamo anche – e subito – che cosa s’intenda per laicità. In primo luogo, chiediamoci se sia opportuno fermarsi alla definizione (pseudo)volterriana secondo cui “Disapprovo ciò che dici, ma difenderò fino alla morte il tuo diritto di dirlo”. Se decidiamo di fermarci qui, allora nessun dubbio che sia la libertà, nella sua essenza, il carburante della laicità. Laicità che non mi esenta, comunque, dal continuare a pensarla a mio modo nella più aristocratica indifferenza rispetto ai tuoi convincimenti. Cioé: Laicità = Tolleranza. Niente di più. Ma se vogliamo – come credo – spingerci oltre nel definire e praticare la laicità, allora non sarà sufficiente coltivare il solo valore della libertà. Se vorremo passare dalla pluralità incomponibile – pur se civilmente dignitosa – delle rispettive posizioni al pluralismo delle idee, quel pensare antico che spinge Seneca a transitare per gli accampamenti nemici “tamquam explorator” dovrà obbligarci a rinforzare il principio di libertà. Rinforzarlo coltivando se non proprio il 3^ valore delle bandiere dell’89, quello della “fraternité”, almeno il suo prodotto più blando che chiameremo “stima”. Quella stima reciproca tra interlocutori idealmente avversari dalla quale è scaturito uno dei capolavori della laicità: la nostra Costituzione.

  3. marcello scrive:

    Qualcuno mi risponda sul perché la desrta, specie in Italia, a parte poche eccezioni, deve sempre assecondare il Vaticano e perché alcuni pensano che il laicismo debba essere di sinistra. Il cattolicesimo di per sé è anticapitalista e la borghesia, ceto che piaccia o no è per il liberismo economico, per anni è stato in contrapposizione al clero. Uno potrebbe pensare che la destra utilizza la religione conìme instrumentum regni, ma allora dovrebbe sentire il Vaticano anche le poche volte in cui ancora parla di pace o di redistribuzione del reddito. Invece la dx asseconda il Vaticano solo quando parla dei diritti civili, pensando a torto che il suo elettorato sia clericale e chiuso su questi temi.
    Invece sui temi etici credo che ci sia una trasversalità.
    Non vedo l’automatismo di chi non vuole le regole in campo economico e non si sa per quale ragione invece è statalista o non libertario quando si va a parlare di etica; o il ragionamento opposto di chi vota la sinistra.

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