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Libertiamo o scherziamo? Seminerio e Boldrin discutono di noi

Da phastidio.net

Mario Seminerio e Michele Boldrin discutono l’operazione “Libertiamo” . Il primo pensa sia una buona idea (infatti ci partecipa), il secondo l’opposto (infatti ha deciso di non aderire).

Michele
L’idea che il nascituro PdL sia un veicolo dentro al quale dei “liberali” possano giocare un ruolo – altro dall’irrilevante foglia di fico – è insensata. Basata su dei giochi di parole che un liberale dovrebbe comunque osteggiare: il “partito della nazione” è l’anticamera logica della “nazione-partito”, ossia l’opposto di quanto un liberale dovrebbe desiderare. Il “partito pluri-composto” è un’altra maniera di dire “DC, ossia partito-stato”, di nuovo l’opposto di quanto dichiarate di volere. Se davvero l’obiettivo fosse “essere dentro i partiti che contano” avreste dovuto tirare la monetina: un 50% di voi entrava nel PD e l’altro 50% entrava nel PdL. Invece, guarda caso, avete scelto il peggiore fra i due ma anche quello che sta al governo. Perché? Il PdL è un partito anti-liberale che persegue un progetto politico-sociale di tipo peronista. I “sinceri liberali” che entrano nel PdL mi ricordano i “sinceri democratici” che facevano i “compagni di strada” dell’antico PCI, offrendo al medesimo la foglia di fico democratico-liberale quando il PCI perseguiva tutto l’opposto. I “sinceri democratici” venivano definiti, al tempo, degli “utili idioti”. Son cambiati i soggetti, è cambiato il partito, è cambiato il suo padrone, ma l’epiteto (affettuosamente) si addice perfettamente ai “sinceri liberali” che fanno l’entrismo nel PdL. Sono, nel migliore dei casi, degli utili idioti. Nel peggiore sono, ovviamente, gente in cerca di una sedia comoda, stile Capezzone.

Mario
Quanto c’è di liberale nel nascente Pdl? Siamo in molti a chiedercelo, e non da oggi. Anche se, preliminarmente, dovremmo definire cosa è “liberale”. Ipotizziamo di saperlo, per assioma. Oggi, un piccolo gruppo di liberisti e libertari, guidato da un ex radicale, ha deciso di confluire nel Pdl, e di cercare di condizionarne l’evoluzione in senso non para-confessionale e non statalista. Come spesso ricorda Benedetto Della Vedova, i partiti che appartengono al Partito Popolare Europeo hanno una posizione molto più “laica” sui temi della bioetica, e l’auspicio sarebbe quello di avere un Pdl più “europeo”, in questa accezione. Ci riusciremo? Lo scopriremo solo vivendo. Michele è scettico, fa benissimo ad esserlo, lo sono anch’io. Il Pdl è realmente un “partito aperto e pluricomposto”, oppure si tratta di un banale espediente dialettico di basso conio per fare numero dietro il Demiurgo? La verità è che nessuno è in grado di prevedere l’evoluzione del Pdl. Ma quello che differenzia la mia posizione da quella di Michele è che io non vedo il Pdl come un monolite a difesa degli interessi del Capo. Questa è un’immagine che semplifica eccessivamente la realtà. Né io considero il quadro politico italiano come in via di consolidamento irreversibile. Credo invece che, essendo l’Italia un paese in crisi fiscale conclamata (e non ascoltate quanti vi dicono che stiamo meno peggio degli altri, è una sciocchezza), i suoi equilibri politici sono indissolubilmente legati all’evoluzione della sua finanza pubblica. Certo, l’Italia è un paese di poca o nulla tradizione liberale: da noi il conflitto di interesse, ad ogni livello, è vissuto come qualcosa di normale, neppure viene percepito. Ci manca una autentica cultura liberale, la chiave di lettura che, ad esempio, ci fa inorridire quando vediamo un controllato che controlla sé stesso. Se le cose stanno in questi termini, possiamo anche dare la partita per persa. Ma questi sono soprattutto cambiamenti culturali, promossi attraverso la diffusione delle idee.

Michele
Capiamoci: l’affermazione “chi vivrà vedra’” è sempre vera e si applica a tutto. Gli stessi argomenti usati da Mario si applicherebbero ad un’operazione di “entrismo” nel PD, o nell’IdV. Infatti, in entrambi questi casi gli argomenti avrebbero leggermente più credibilità: visto quanto è successo sino ad ora, viste le affermazioni fatte, le politiche attuate e promosse da coloro che dirigono PD ed IdV, la probabilità a priori che costoro ed il loro popolo possano essere convinti d’adottare politiche “liberali” è molto maggiore di quanto lo sia per il costruendo PdL. Sulle questioni etico-morali di libertà individuale le posizioni del PD e quella dell’IdV sono molto più liberali delle follie che girano nel PdL. Questo vale da eutanasia ad aborto, da divorzio a ricerca medica, da libertà di scelta individuale in campo sessuale a trattamento paritario di relazioni di coppia indipendentemente dal sesso dei componenti la coppia, continuando sino a restrizioni che hanno a che fare con la razza. Facciamo un esempio estremo ma attualissimo: una componente non indifferente del PdL, infatti la maggioranza del medesimo ed il governo che il PdL esprime, è favorevole ed intende introdurre il REATO di immigrazione illegale, ossia intende rendere un crimine il libero movimento delle persone e del lavoro! Su tutte le questioni che attingono alla libertà individuale, di pensiero, parola, movimento, proprietà del proprio corpo, eccetera (le libertà “essenziali”, diciamo), paradossalmente PD ed IdV sono infinitamente più “liberali” del PdL. Tutto relativo, sia chiaro. Il dibattito NON è sull’opportunità di aderire al PD invece che al PdL! Il dibattito è su quali siano le ragioni per cui ADERITE al PdL! Guarda che non è obbligatorio aderire e, soprattutto, guarda che NON è vero che per avere un impatto sull’opinione pubblica occorre far parte d’una delle due grandi mandrie. È vero il contrario: facendo parte d’una grande mandria in cui non si conta nulla da un lato si offre alla medesima la foglia di fico dell’ipocrisia liberista e dall’altra si corre il rischio d’esserne travolti appena il capo branco della medesima ordina la carica verso il precipizio. Evitiamo di raccontarci balle sull’essere gente pratica invece che teorici astratti: dal 1994 ad oggi COSA hanno ottenuto da BS&Co i vari “liberali” che gli hanno offerto la foglia di fico? Cosa pensate di ottenere nei prossimi dieci anni? Attendo risposta. È MANIFESTATAMENTE falso sostenere che il PdL sia, oggi ed in Italia, la migliore opzione. È la peggiore.

Mario
Non esiste solo il versante della bioetica, c’è anche quello dell’economia. Qui, un liberale può solo mettersi le mani nei capelli, volgendo lo sguardo a destra e a sinistra. Né la congiuntura attuale aiuta, visto che dà fiato al partito della conservazione e dell’immobilismo Sacconi-style da un lato e del tassa e spendi Franceschini-style dall’altro. Sono gli opposti “demagogismi”, non estremismi. In occasione delle elezioni politiche dello scorso anno mi somo cimentato in uno di quei passatempi che girano sul web. Il mio posizionamento in una ipotetica mappa politica, avente come assi l’economia ed i diritti civili (in senso lato, includiamoci anche la bioetica e riformuliamoli come libertarismo, per semplicità), il sottoscritto si trova in un quadrante che lo rende equidistante dai due maggiori partiti. Disarmante? Forse, ma poiché dobbiamo accettare di non essere maggioranza nel paese, con questa collocazione dobbiamo convivere. Dobbiamo scegliere di portare un contributo liberale nel Pdl o nel Pd? Per ora proviamo nel Pdl, e lo facciamo perché, pur con le innumerevoli “imperfezioni” di questa aggregazione, dall’altra parte l’impressione che se ricava è quella di un enorme fondale di cartapesta, dove ad alcune figure-gagliardetto, tutte così impeccabilmente liberali e libertarie, e che tanto ci piacciono, si contrappone un corpaccione di partito conservatore su temi sociali (leggasi statalista e corporativo, quanto e più del Pdl) e profondamente innervato di integralismi religiosi, che lo rendono un ibrido a tratti ripugnante. Purtroppo dobbiamo farcene una ragione: i partiti di massa non si addicono a noi elitisti, tutti libri e raffinate teorie politiche, economiche e sociali. Da qualche parte dobbiamo trovare un punto di caduta. Oppure emigrare, anche da “esuli in patria”.

Michele
Il tema bioetica non l’ho scelto io, Mario: l’hai proposto tu. Comunque, vedo che siamo in accordo: su TUTTI i temi relativi a QUALSIASI forma di libertà individuale (ossia, sui diritti civili: i diritti civili, cari i miei “liberali”!) il PdL è molto più anti-liberale (meglio: è clericale e fascista) dei suoi antagonisti. Acquisito questo punto, guardiamo alle questioni economiche ed ai fatti concreti. Su QUALE questione economica è il PdL MENO statalista, antiliberale e corporativo-fascista del PD? Ti sfido a tirarne fuori una, solo UNA. Ecco alcuni grandi temi per i quali vale l’opposto, ossia il PdL è manifestatamente MENO liberale del PD: la libertà di movimento del lavoro, la libertà delle banche di dare credito, i servizi professionali, il conflitto d’interessi, Alitalia e le imprese “pubbliche” in generale …. Sia chiaro, è una di quelle gare in cui si riesce a vedere chi vince solo perché esiste la regola di de l’Hopital che permette di comparare fra loro anche degli infinitesimi. Mi sembra sia questo che suggerisci di fare: comparare infinitesimi. Infatti, mi dici, il PD ha solo figure “gagliardetto” (insomma, anche loro hanno degli “utili idioti” come ora, grazie a voi, ha il PdL) ma la sostanza del partito è statalista. Condivido al 100%. Però ora mi devi spiegare perché sono PEGGIO del PdL, non uguali. Perché, se sono uguali sul campo economico, allora io ho già vinto visto che il PdL perde a man bassa su tutti i temi relativi ai diritti civili ed i temi economici elencati prima. Da dove vuoi cominciare? Spesa pubblica? Tasse? Conflitto d’interessi? Separazione dei poteri? Intervento dirigistico dello stato nell’economia? Libero commercio? Assistenzialismo al Sud? Televisione pubblica? Liberalizzazione dei servizi? Ti sembra un gioco futile? A me non pare, anzi tutto il contrario. State ADERENDO ad un partito! Si aderisce ad un partito solo per due ragioni: o perché si condivide buona parte del suo programma e delle sue azioni (”buona parte” vuol dire più del 51%, perché aderire è molto di più di votare), o perché si cercano protezione politica e posti di lavoro. Ti lascio l’ultima parola per spiegarmi dov’è la coincidenza fra il gruppo di Libertiamo ed il programma e le azioni del PdL. Altrimenti io mi tengo l’altra ipotesi per spiegare la vostra scelta di aderire al PdL. E non è una bella ipotesi.

Mario
Lungi da me l’idea di difendere il Pdl su base “organica”. Non ho mai fatto nulla del genere nella mia vita, anche perché non ho mai avuto tessere di alcun partito, e continuo a non averne. Esiste una prospettiva di medio termine per una forza liberale, liberista e libertaria all’interno di un partito italiano di centrodestra? Oggi sembra di no. Ma il PD (o meglio, i diesse e la Margherita) li abbiamo visti all’opera entro l’Unione, di cui erano di fatto i non meno utili idioti. Ora sarebbe interessante vederli all’opera in una prospettiva di governo, ma le elezioni sono lontane, ed è molto più facile per loro giocare di rimessa e di demagogia, magari apparendo involontariamente “liberali”. Io non so cosa diventerà il PdL, e sono consapevole che in Italia una cultura liberale è relegata allo stato catacombale. Ma sono altrettanto certo che l’evoluzione del quadro economico globale ed il sistema di alleanze e partnership in cui l’Italia è inserita condizioneranno anche l’elaborazione politica. È un po’ quello che sta accadendo a Tremonti: retorica mistico-ottocentesca nei convegni e sui giornali, azione fiscalmente ed istituzionalmente responsabile nella gestione dell’economia, pur se non innovatrice. Occorre fare attenzione a questo aspetto, a mio avviso trascurato nelle analisi politiche. Tu hai mai letto di richieste formali di esponenti del PdL in sede europea per misure di restrizione al libero commercio? Quanto all’assistenzialismo al Sud, vorrei farti notare che è un tratto rigorosamente bipartisan; la televisione pubblica resta tale anche quando al governo c’è la sinistra, lo spoils system pure. Chi non ha voluto o potuto risolvere il conflitto d’interessi, quando è andato al governo? Tasse: parliamo della sinistra, e della sua vocazione “tax and spend“? Liberalizzazione dei servizi pubblici locali? Il disegno di legge Lanzillotta è stato affossato nella scorsa legislatura dalla sua stessa maggioranza, ricordi? Libera circolazione del lavoro? Ma l’Italia non ha ristretto Schenghen su Romania e Bulgaria, o sbaglio? E soprattutto non dimentichiamo che è la Lega a menare le danze in senso illiberale e spesso mi pare pure cripto-fascista, e fortunatamente non sempre trova modo di imporre diktat, come dimostra la “carica dei 101 “. Inutile proseguire in questo gioco di società, non è neppure divertente. Le similitudini in negativo tra i due maggiori partiti sono più numerose di quanto si pensi. Sono figlie della (in)cultura politica italiana. Ti prego quindi di non radiarmi d’iniziativa dalla lista degli elitisti, soprattutto dopo aver letto la frase precedente. La situazione più che disperata è disperante, il paese galleggia su un liquame corporativo che è da sempre il suo tratto distintivo. Personalmente, teorizzo da tempi non sospetti un “Big Trauma”, e potremmo non distarvi molto, anche se oggi il quadro politico sembra trasmettere un’idea di stabilità che sconfina nella calcificazione. La strada da percorrere è molto lunga, e personalmente non ho mai amato i giuramenti di fedeltà. Libertiamo nasce come progetto culturale, prima che come componente laico-libertaria del Pdl. Credo sarà opportuno tenere a mente questa distinzione. Se Libertiamo è nel Pdl è perché evidentemente ritiene che, malgrado tutto, in quel contesto esistano maggiori possibilità per promuovere, sia pure in una traversata del deserto, un’agenda liberale o almeno alcuni punti qualificanti di essa.


Autore: Mario Seminerio e Michele Boldrin

Mario Seminerio - Nato nel 1965 a Milano, laureato alla Bocconi. Dopo un’esperienza presso il Centro Ricerche sull’Organizzazione Aziendale dell’Università Bocconi ha lavorato presso istituzioni creditizie italiane ed internazionali. E’ analista macroeconomico presso l’Ufficio Studi di una S.g.r. Ha collaborato con le riviste Ideazione ed Emporion e con l’Istituto Bruno Leoni. E’ stato editorialista di Libero Mercato. ------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------- Michele Boldrin è University Distinguished Professor al Dipartimento di Economia della Washington University in St Louis. Precedentemente ha insegnato all’Universita’ del Minnesota, Carlos III, Pennsylvania, Northwestern, UCLA e Chicago. È Fellow dell’Econometric Society, Editor della Review of Economic Dynamics, Associate Editor di Econometrica, e Direttore dell’Osservatorio sull’America Latina per la Fondazione BBVA in Madrid. È promotore e animatore del “pensatoio on line” www.noisefromamerika.org

4 Responses to “Libertiamo o scherziamo? Seminerio e Boldrin discutono di noi”

  1. giovanni beltrami ha detto:

    Magari ha ragione il Professor Boldrin, ma non penso che si aderisce ad un partito se si condivide almeno 51% del suo programma, ma perchè si ritiene che possa servire, nel medio lungo periodo, al disegno politico che si ha in mente. Berlusconi ha sostenuto e sdoganato Fini nel 94 alle comunali di Roma non perchè condividesse il 51% del programma del MSI, ma perchè ha scommesso su di un disegno politico che, comunque lo si voglia giudicare nel merito, ha portato a compimento e che non ha quasi più nulla a che fare col vecchio MSI.

  2. Adriano Teso ha detto:

    Leggetevi i valori di PD e PDL. Sentite i discorsi fatti in sede di congresso di Libertiamo e AN. Conoscete le tante persone delle sezioni. Mi pare che non vi siano dunbbi su dove sta il maggior peso di liberalismo. Se poi non viene così tanto applicato , malgrado che oltre il 40% degli italiani abbiano votato e votino un programma liberale, è perchè mancano politici liberali, preparati e di peso. E’ stato lasciato tutto sulle spalle di Martino e Della Vedova e pochi altri, dando loro uno scarso supporto. Al congresso di Libertiamo e di AN, di Liberali veramente impegnati e che ci mettono la faccia ne ho visti pochi. E al prossimo congresso fondante del PDL dove saranno ? Non basta scrivere su internet. Occorre esserci fisicamente, lavorare e spendere tempo e quanto si può di denaro. Liberali, se ci siete, battete un colpo ed evitate continui sofismi ed individualisni, lasciando così occupare posizioni nei nostri partiti a persone che fanno altro. Ma loro ci sono. Il PDL raccoglie il voto liberale. Sta a noi sostenere le persone liberali, capaci ed oneste che vogliono affermarsi nella politica a tempo pieno. E dove se non con il PDL ?
    Critiche al PDL ? Se sono costruttive, ben vengano. Altri progetti vincenti e non velleitari? Fin’ora non ne letti.
    Adriano Teso

  3. ZulieOfficial ha detto:

    Caro Teso,

    le sue pragmatiche osservaizoni sono sempre avvincenti e condivisibili.

    Credo che a tutti i liberali piacerebbe un partito LIBERALE che lo è al 100% e prende pure il 50,01% dei voti…

    Sfortunatamente questo non è possibile, e qdi si fa di necessità virtù.

    E, soprattutto, ci si impegna per realizzarlo, questo “dream party”…

    Meglio partire da una base del 40% che dal nulla, se possibile…

    Ma per fare questo, come dice giustamente l’amico Adriano, bisogna metterci la faccia e muovere il c…ci siamo capiti…

    Il che non significa snobbare i “pensatoi”, i siti, i blog, ecc.

    Ma, oltre a questi, ci vuole l’AZIONE.

    In questo senso, va sposato il motto marinettiano “marciare, non marcire”… ;)

  4. Alessandro De Nicola ha detto:

    Io non aderisco al PDL, però il ritratto che ne fa Michele è um po’ troppo caricaturale, tipo quello della DC dei forchettoni che ne faceva il Fronte Popolare. Certo c’erano i “forchettoni”, ma la DC non era solo quello (mai votato DC, per esser chiari…).
    Sul lavoro, per esempio, il PD, ostaggio della CGIL è meno “liberale” del PDL. Sulle professioni e i servizi il PDL è corporativo, ma il PD è costruttivista: che senso ha togliere le tariffe minime (giusto) ma non le massime (populistico-pauperista)? Sulle tasse il PD ha una brutta storia e brutti istinti, basta vedere il “dagli ai ricchi” di Franceschini. Il PDL ha istinti misti, ma se potesse le abbasserebbe. Sui valori etici, Fini sta costruendo una minoranza altrettanto importante di quella che i cattolici costituiscono nel PD. Insomma, il PDL è imbarazzante, ha il Capo opportunista, sconclusionato e forse peggio, è pieno di ex catorci DC, socialisti (anche se poi l’antipatico Brunetta qualcosa fa)e dipendenti di publitalia, ma capisco che un uomo politico liberale (diverso da un intellettuale liberale che sbeffeggia il governo dalle colonne dei giornali di establishment -ed ogni riferimento a me stesso è casuale-) possa tentare un avventura. Se gli va bene può diventare una CDU tedesca che contenga un pezzo di FDP (che in Italia, ahimè non potrà mai esserci), se gli va male diventa Russia Unita di Putin. Però il PD, volente o nolente, rappresenterà sempre quegli strati sociali anti-liberisti, per forza. Un partito socialdemocratico deve farlo ed anche i tanto decantati laburisti di Blair, alla fine hanno aumentato, tasse, spesa pubblica e regolamentazione. Insomma, io son sempre lì ad aspettare che arrivi un partito conservatore svedese, liberale tedesco o danese o liberal-radicale svizzero. Nel frattempo se posso incoraggiare Benedetto lo incoraggio.

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