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Noi e la Lega, non c’è solo il federalismo

da il Secolo del 18 marzo 2009

– Il rapporto tra il Pdl e la Lega è destinato a rappresentare, per l’intera legislatura, il “centro” attorno a cui si consolideranno gli equilibri e l’agenda politica della coalizione di governo. Ancora maggiore è però il ruolo che la Lega intende, con tutta evidenza, esercitare sul fronte degli equilibri più generali del sistema politico-istituzionale del paese: l’accelerazione sul federalismo fiscale (e su di un modello particolare, “redistributivo” piuttosto che “competitivo”, e in grado di suscitare consensi a sinistra) e lo sbarramento rispetto ad ogni ipotesi di stabilizzazione del modello bipolare e bipartitico (con una esplicita pregiudiziale antireferendaria) non rende meno forte né, al momento, meno obbligata l’alleanza del partito di Bossi con il Pdl. Ma chiarisce che la Lega gioca una partita diversa da quella del Pdl. E che il Pdl deve sapere, con prudenza e responsabilità, rispondere alla concorrenza leghista (sul piano del governo, come su quello delle riforme) sulla base degli obiettivi e degli interessi di una grande forza liberale, popolare e nazionale.

I rapporti tra la Lega e il nucleo della coalizione berlusconiana rappresentato da FI e AN sono stati, in questo quindicennio, tutt’altro che lineari e coerenti. Nel ’94 Berlusconi ha strappato al Carroccio (e, agli occhi di molti leghisti, usurpato) la rappresentanza politica del Nord produttivo. Nel ‘96, dopo avere confermato un accordo nazionale con An che alle politiche del ‘94 non era stato consentito, proprio dal Carroccio, nelle regioni del Nord, Berlusconi ha perso le elezioni “post-ribaltone” a causa dello sganciamento della Lega e del suo propagandistico posizionamento su posizioni secessioniste. In seguito, dalle regionali del 2000, l’asse tra Lega (da una parte) e FI e AN (dall’altra) è stato ricostruito. Ma a rendere possibile la riedizione, riveduta e corretta, dell’alleanza del ‘94 è stata, in questo caso, la capacità di tenuta dimostrata dal Polo delle Libertà e dalla leadership berlusconiana. L’opzione secessionista non ha fruttato alla Lega la secessione elettorale del Nord e Bossi, realisticamente, ne ha preso atto.

L’integrazione della Lega in una compagine di governo e la neutralizzazione del fisiologico estremismo protestatario di una forza nata (e cresciuta) in una logica anti-sistema è stato uno straordinario contributo offerto da FI e AN alla stabilizzazione del quadro politico italiano. Che sarebbe peraltro, oggi, assai diverso e migliore se, a sinistra, a Ds e Margherita e poi al Pd fosse riuscita un’operazione analoga nei confronti dal massimalismo comunista e del qualunquismo dipietrista.

Se però FI e AN sono riusciti, nel tempo, a costringere la Lega all’alleanza evitando di inseguire e riuscendo piuttosto a stoppare il Carroccio lungo una china demagogica e populista, oggi occorre che il Pdl dimostri la stessa fermezza di fronte alle fughe in avanti, alle pregiudiziali e alle ricorrenti “impuntature” di un alleato che non ha, né nell’immediato, né in prospettiva, interessi coincidenti con quelli del Pdl.

Sulla crisi economica, come sulla sicurezza o l’immigrazione la linea della Lega non può divenire quella del Pdl. Una forza politica regionale, con un grande insediamento, può anche alimentare il malcontento, dispiegare l’apparato simbolico della protesta, e incassare “il dividendo” della paura. Una grande forza politica ha una diversa e maggiore responsabilità e di fronte alle stesse domande deve essere capace di risposte diverse. Meno simboliche e più realistiche. Meno emergenziali e più sistemiche. Meno “di lotta” e più “di governo”. Peraltro, un Pdl “leghistizzato” non sarebbe attrezzato a resistere, ma, più probabilmente, destinato a soccombere alla concorrenza politica ed elettorale della Lega.


Autore: Benedetto Della Vedova

Nato a Sondrio nel 1962, laureato alla Bocconi, economista, è stato ricercatore presso l’Istituto per l’Economia delle fonti di energia e presso l’Istituto di ricerca della Regione Lombardia. Ha scritto per il Sole24Ore, Corriere Economia, Giornale e Foglio. Dirigente e deputato europeo radicale, è stato Presidente dei Riformatori Liberali. Presidente di Libertiamo, è stato capogruppo di Futuro e Libertà per l'Italia alla Camera dei Deputati. Attualmente, è senatore di Scelta Civica per l'Italia.

2 Responses to “Noi e la Lega, non c’è solo il federalismo”

  1. Marco Faraci ha detto:

    Ottimo intervento, Benedetto. E’ sbagliato rincorrere la Lega nella sua deriva antiliberale, populista ed antimoderna.
    Al tempo stesso però ritengo che bisognerebbe farle aperta concorrenza su quello che teoricamente dovrebbe essere il suo tema “core” (e che invece sta dimenticando), cioè il federalismo.
    Dovremmo impugnare noi la bandiera di una devolution vera, liberale e competitiva.

  2. Mariano Scavo ha detto:

    La Lega, alleato da sempre scomodo ed aggressivo, sta avanzando in tutte le regioni incui si presente e questo a causa della scarsezza di spessore dei candidati PdL.
    Il federalismo di comodo: quello stesso federalismo che fa cambiare idea ed abolire il pensiero stesso di eliminazione delle Provincie, perchè alla Lega servono poltrone da distribuire ….
    Una presa per i fondelli: il federalismo così come messo in campo nel Paese è SOLAMENTE un metodo per aumentare il potere di alcuni e per sforare in modo catastrofico i costi della amministrazione della cosa pubblica.
    E il PdL, cosa fa ?
    Prinma di tutto mi chiedo: quale PdL ? Quello nato, sulla pelle dei movilento Dell’ Utri e Brambilla, dagli accordi più o meno sottobanco tra le segreterie dei partiti ?
    Non ci sto, e mi auguro che tutte le anime liberali d’ Italia, quel liberalismo vero che si rifà al Salvemini, si mettano in mette che riunirsi in un unico rassemblement e mantenersi autonomi ed alleati esterni al PdL, è l’unica possibilità di crescere e di preservare l’ animo liberale, quello con cui Berlusconi aveva aperto le lotte con Forza Italia, partito liberale di massa fagocitato poi dai democristiani di centrodestra.
    Tollerabza0 è il mio motto, il mio blog, quello che vorrei diventasse un movimento liberale di popolo.
    Così si fabbricano i voti, non con il presentare kaste e lobby e lobbine. Viva la Libertà, quella vera.

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