di Benedetto Della Vedova, da il Tempo del 16 marzo 2009

– Non un partito di correnti, ma un partito aperto. Aperto alla discussione e al confronto, alla società a cui dà voce, alle idee di tutti: così dovrà essere per Silvio Berlusconi il nascente Pdl. Mi sembra un progetto eccellente.

Ho scommesso sul futuro del centrodestra nel suo momento più difficile, l’estate 2005, quando i più prefiguravano una marcia trionfale per Romano Prodi, e sono felice che il Pdl nasca sull’onda di uno straordinario successo elettorale e con una leadership quanto mai salda.

Due punti oggi mi preme sottolineare.

Un partito aperto che punti al 50% dei voti non può fondare la sua unità politica sul presupposto che il suo elettorato abbia un’identità etico-culturale comune. Non è così, né sarà così in futuro. A sostegno del leader e dell’azione di governo convergono milioni di elettori che hanno storie politiche ed ispirazioni etico-culturali diverse. La competizione bipolare non replica la dicotomia laici-cattolici. Il bipolarismo politico non rispecchia alcun bipolarismo etico. Il pluralismo etico culturale della società italiana si riflette, in modo pressoché identico, all’interno dell’elettorato del Pdl. Per questo, io credo che sui temi eticamente sensibili, a partire da quelli biopolitici, il PDL non possa scegliere una linea massimalista, nemmeno se “cattolica”, e debba optare per soluzioni pragmatiche, garantiste e rispettose del vissuto concreto e delle diverse sensibilità degli italiani. Su questi temi, dal testamento biologico al riconoscimento delle coppie di fatto, è bene riflettere sugli orientamenti prevalenti tra le forze del PPE, che sono di segno più liberale di quelle oggi maggioritarie nel PDL. Sul fine vita, ad esempio, è emblematica la modalità con cui i democristiani tedeschi stanno affrontando, proprio in queste settimane, il tema delle direttive anticipate di trattamento. Mentre da noi il centrodestra ha aperto artificialmente uno scontro ideologico al calor bianco, nientedimeno che “la cultura della vita contro la cultura della morte”, in Germania la CDU ha presentato un testo equilibrato all’insegna della libertà terapeutica che farebbe gridare al “laicismo esasperato” molti miei colleghi di partito. Nel centrodestra tedesco, per capirci, si ritiene che le direttive anticipate siano vincolanti e nessuno si sogna di stabilire per legge che idratazione a alimentazione artificiali non siano terapie.

Per quanto riguarda l’attività di Governo, invece, non vorrei che la giusta prudenza nel gestire la crisi (e nello stoppare le proposte demagogiche dell’opposizione) finisca per portare alla difesa dello status quo e alla paralisi sulle riforme economico-sociali. Giudico eccellente il lavoro di Tremonti, ma penso che si debbano mettere in agenda le misure che aiuteranno il paese ad uscire dalla crisi più competitivo e più giusto. La crisi rende non meno, ma più necessario riequilibrare la spesa sociale, troppo sbilanciata sul lato previdenziale, costruire un sistema di ammortizzatori sociali meno iniquo e più efficiente, e ridurre il potere di interdizione di sindacati che rappresentano minoranze sempre più esigue del mondo del lavoro “reale”. Il superamento della società duale in cui viviamo – garantiti da una parte, precari (giovani in particolare) dall’altra – risponde al senso di quel “Rialzati, Italia!” che è stata la parola d’ordine della recente campagna elettorale.

A questi e altri obiettivi “esposti” sul fronte dell’innovazione civile e sociale pensiamo di ispirare il nostro contributo al dibattito interno del Pdl.  A partire dal lavoro di una associazione di cultura politica (Libertiamo) e di un magazine on line (libertiamo.it) che speriamo possa animare una vitale, leale e appassionata competizione di idee.