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A chi appartiene la vita? Stato liberale e stato etico rispondono in modo diverso

– A chi appartiene la vita? Questa, che è la domanda che sta al centro di mille questioni, non sempre è stata affrontata con metodo, con razionalità, direi senza pregiudizi ideologici: posta così potrebbe sembrare una domanda che semplifica troppo temi esistenziali a cui è legato l’intero ordine sociale. Ma è dalle risposte a questa elementare domanda (elementare nella sua formulazione) che dipende la soluzione di problemi come: se sia legittima la pena di morte, se si debba riconoscere l’obiezione di coscienza, rispetto alla guerra, ovvero, più in generale, il diritto a disporre del proprio corpo, della propria vita, e quindi al rifiuto del trattamento sanitario, all’eutanasia, al testamento biologico.

La domanda ha risposte diverse a seconda del sistema di valori a cui ci si vuole riferire, ed alla scala di questi stessi valori. Così per il credente, per il cattolico, la vita appartiene sicuramente a Dio, perché Dio è il creatore: Dio dà la vita e solo Dio può toglierla. Se ci si riferisce a quest’ordine di valori non c’è dubbio che, non soltanto nessuno può disporre della vita altrui: nessuno può disporre della propria stessa vita.

Altro sistema di valori è quello che discende dall’ordine politico-sociale in cui vive l’individuo, e cioè l’insieme delle regole che sono dettate dallo Stato e che debbono essere rispettate in quanto si è parte della società: si è individui sotto la sovranità dello Stato. La risposta, in questo caso, dipende, naturalmente, dal tipo di Stato in cui il soggetto vive: in uno Stato liberale, di derivazione illuministica, ogni persona ha dei diritti che gli appartengono per il fatto stesso di essere persona, sin dalla nascita, e che lo Stato ha soltanto la funzione di tutelare. Se così è, ciascuno può disporre dei propri diritti, sempre che non rechi pregiudizio ad altre persone, o alla società nel suo complesso. Perciò ogni uomo può disporre liberamente della propria vita, mentre lo Stato, su quella vita, non ha diritto alcuno: in uno Stato liberale, conseguentemente, è inconcepibile la pena di morte o, comunque la pretesa di esercitare un controllo sul corpo dei cittadini.

Tutt’altra situazione si ha in uno Stato totalitario o, più modernamente, totalizzante: l’individuo ha soltanto i diritti che lo Stato gli concede, ragion per cui ogni diritto non può essere esercitato liberamente, né come prerogativa della persona: ogni diritto deve essere esercitato in funzione dell’interesse dello Stato. La vita, perciò, appartiene allo Stato che, con le sue leggi ne regola l’inizio e la fine, i limiti della sua disponibilità, da parte del cittadino. Costui altro non è che uno strumento nelle mani del potere politico.

Così chiariti i termini del problema, ora la scelta rispetto ai temi inizialmente posti dipende soltanto dal sistema di valori che ciascuno fa propri. Non c’è un problema di testamento biologico: il problema è se debbono prevalere i fondamenti dello Stato etico, che fa propri, cioè, i valori della religione cattolica, ovvero dello Stato totalizzante, o dello Stato liberale. Ciascuno, ovviamente, ha diritto di far prevalere la sua concezione del mondo: ma deve avere l’onestà di dirlo, con la massima chiarezza.


Autore: Gaetano Pecorella

Nato a Milano nel 1938. Laurea in giurisprudenza. Avvocato penalista, docente universitario, dal 1994 al 1998, per due mandati, è stato presidente dell'Unione delle Camere Penali. Deputato dal 2001, è oggi componente del gruppo del Pdl e membro della commissione Affari Costituzionali.

3 Responses to “A chi appartiene la vita? Stato liberale e stato etico rispondono in modo diverso”

  1. A.Caforio ha detto:

    Ad occhio e croce “daremo” battaglia alla Camera…

  2. elenasofia ha detto:

    Io separerei il discorso della pena di morte da quello del testamento biologico e dell’eutanasia, perché nel primo caso si tratta di stabilire se lo stato ha il diritto di togliere la vita a un cittadino,
    nel secondo invece si rivendica per ogni cittadino il diritto di disporre della sua vita e della sua morte.
    Sono due casi ben distinti e a parer mio, mentre sul primo si può discutere, sul secondo non dovrebbero esserci dubbi che ciascuno di noi deve essere libero di prendere decisioni sulla propria esistenza.

    Per rassicurare i cattolici: è chiaro che per i credenti resta intatto il principio che la loro vita non gli appartiene e che nessuno li costringerà mai a prendere decisioni contrarie alla propria fede!

  3. marco ha detto:

    Sono d’accordissimo sull’analisi. La conclusione e’ che non viviamo in uno stato liber(tari)o.

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