Dichiarazione di Benedetto Della Vedova, deputato del Pdl

Il testo “emendato” del ddl Calabrò che giunge all’esame dell’Aula non è né migliore, né più chiaro di quello con cui si era aperta la discussione in Commissione.

Rispetto al problema della libertà di cura delle persone coscienti, si riconosce in linea di principio che gli atti medici sono subordinati al consenso del paziente, ma, con un riferimento equivoco agli articoli 579 e 580 del codice penale, si permette, in via di fatto, di equiparare all’assistenza al suicidio o all’omicidio del consenziente condotte deontologicamente obbligate (come la mancata attivazione o la disattivazione delle terapie , in caso di rifiuto o di rinuncia alle cure da parte del paziente). Questa voluta ambiguità comporterà un’assoluta incertezza del diritto  (sia per i medici, che per i pazienti). A chi toccherà mettere ordine? Ancora una volta alle sentenze della magistratura. Ma non era quello che si voleva evitare?

Sul fronte delle direttive anticipate di trattamento, il ddl Calabrò mantiene invece un’assoluta chiarezza. Esse, di fatto, non esistono. O esistono come finzione. Sono puri desideri, meri orientamenti, che il medico può prendere in considerazione o meno e che non hanno alcun valore vincolante né significato giuridicamente rilevante.