VIDEO: Sui valori il Pdl non insegua il mito della “diversità morale”

– Sul testamento biologico, come più in generale su altre grandi questioni civili e biopolitiche, il centrodestra italiano si muove oggi come se l’unità politica del suo elettorato riflettesse una più profonda unità etico-culturale ed una sostanziale identità di convinzioni morali.

Quest’idea di un’unità “antropologica” che precede e fonda l’unità politica di un partito non appare né realistica, né convincente. Dal punto di vista storico, riecheggia il mito della diversità comunista. Dal punto di vista sociale, sembra ignorare che un grande partito-paese non può che mostrarsi largamente eterogeneo sotto il profilo morale, anche quando dimostra un’invidiabile compattezza dal punto di vista politico.

Il Popolo della Libertà, da questo punto di vista, non fa eccezione. Il popolo di centrodestra (nel suo complesso) si è riconosciuto in una proposta ed in una formazione di governo chiamata a rispondere in modo persuasivo ai problemi politici del paese e non a consolidarne le radici morali. Questo non significa, ovviamente, che le questioni biopolitiche non orientino in parte il voto di frazioni consistenti dell’elettorato (a destra, come a sinistra). Significa però che non è sulla “rottura” biopolitica che può poggiare l’identità e l’unità di un partito. La domanda biopolitica di alcune aree dell’elettorato può essere estremistica e divisiva, ma l’offerta politica di un partito che ambisce a rappresentare la maggioranza degli italiani deve essere moderata ed inclusiva.

Per altro verso, se la logica bipolare può costituire un modello efficiente di competizione e di selezione tra le proposte di governo, il “bipolarismo etico” costituirebbe una finzione ideologica destinata ad aggravare (e non ad arginare) la disgregazione o l’incomunicabilità civile del paese. Nelle società complesse, in cui il pluralismo etico-culturale costituisce una realtà di fatto e un’acquisizione di diritto costitutiva della stessa realtà sociale, la politica non è chiamata a dirimere le controversie morali.

D’altronde, come si potrebbe mai individuare una piattaforma etica comune in un partito che alle scorse elezioni ha raccolto più di 13 milioni e mezzo di voti? Chi conosce la “gente” del Pdl sa bene che essa costituisce uno spaccato significativamente rappresentativo della realtà italiana, dei suoi valori e delle sue contraddizioni morali.

I dati del sondaggio realizzato da Luigi Crespi dimostrano con grande chiarezza che le divisioni che attraversano la società italiana sui temi eticamente sensibili dividono in proporzione analoga gli stessi elettori del Popolo della Libertà.

Una larga maggioranza di loro ritiene che le direttive anticipate di trattamento siano un’attuazione coerente del principio della libertà di cura, mentre una maggioranza relativa pensa che i trattamenti sanitari non possano essere imposti ai pazienti neppure quando si rivelassero necessari per salvaguardare la loro vita e la loro salute. Sui temi della morale sessuale e delle cosiddette unioni gay, il settanta per cento degli elettori del Pdl ritiene che l’omosessualità non sia una forma di disordine morale né una condotta antisociale, mentre più della metà si schiera anche a favore di forme di riconoscimento giuridico delle unioni di fatto, sia eterosessuali, sia omosessuali. Ampiamente maggioritaria è inoltre la quota di elettori del Pdl che si dichiara favorevole al divorzio breve.

Come era prevedibile, l’elettorato del Pdl si mostra invece in prevalenza fiducioso nell’efficacia delle politiche proibizioniste sulla droga (ma anche in questo caso, un quarto degli intervistati esprime un palese scetticismo). E risultati analoghi – a dire il vero, un po’ più favorevoli all’impostazione libertaria – emergono anche dalla domanda relativa alle ipotesi di regolamentazione legale della prostituzione e dell’uso di droghe leggere.

Infine, la maggioranza dell’elettorato del Pdl non prende posizione (non sa o non risponde) sull’utilizzo di embrioni umani nei programmi di ricerca scientifica, e, tra quanti rispondono, risulta maggioritario chi esprime posizioni contrarie.

Da questo spaccato, non emerge un’altra Italia, con una diversa identità civile e una granitica compattezza morale. Emerge semplicemente l’Italia, così come essa è. E come non ci dispiace che sia: lontana anni luce da quanti pensano che i (rispettabilissimi) valori non negoziabili del magistero ecclesiastico possano divenire i principi non rinunciabili dell’identità e dell’organizzazione del nuovo soggetto politico del centrodestra.


Autore: Carmelo Palma e Piercamillo Falasca

Carmelo Palma - 42 anni, torinese, pubblicista. E' stato dirigente politico radicale, consigliere comunale di Torino e regionale del Piemonte. Tra i fondatori dei Riformatori Liberali. Direttore dell’Associazione Libertiamo. ----------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------- Piercamillo Falasca - Nato a Sarno nel 1980, laureato in Economia alla Bocconi, è fellow dell’Istituto Bruno Leoni, per il quale si occupa di fisco, politiche di apertura del mercato e di Mezzogiorno. È stato tra gli ideatori di Epistemes.org. E’ vicepresidente dell’associazione Libertiamo.

One Response to “VIDEO: Sui valori il Pdl non insegua il mito della “diversità morale””

  1. Ghino di Tacco ha detto:

    Anche se minoritaria, non mi pare irrilevante la quota di elettori del Pdl favorevoli alla legalizzazione delle droghe leggere… Questo fa ben sperare.
    Libertiamo intende farne una battaglia?

Trackbacks/Pingbacks