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Durban II, perché l’Italia non parteciperà all’ennesimo processo a Israele

– Dò il mio benvenuto alla nascita di “Libertiamo” nei giorni in cui ci avviciniamo alla costituzione del Popolo della Libertà: è incoraggiante che nell’ambito di questo progetto si voglia così evidenziare la presenza di un’anima liberale e liberista. Sarà certamente un importante punto di riferimento politico e culturale, utile all’insieme di quel puzzle che sarà il nuovo partito del Pdl.

In questi giorni, è proprio per merito del nostro governo che l’intero mondo dei diritti umani ha ricevuto una grossa soddisfazione: il ritiro dell’Italia prossima conferenza dell’Onu cosiddetta “contro il razzismo la discriminazione razziale, la xenofobia e l’intolleranza”, meglio nota come “Durban 2”, che si svolgerà ad aprile a Ginevra.
Come avvenne a “Durban 1”, alla vigilia dell’11 settembre 2001, anche questa volta, a giudicare dai documenti preparatori della conferenza, i dittatori più sanguinari cercheranno di dettare l’agenda dei diritti umani, mentre i carnefici diventano le vittime e, nel nome di una libertà di culto che vogliono far credere violata e danneggiata, si cercherà di limitare drasticamente la libertà di espressione. E tutto questo sotto l’egida delle nazioni Unite.

L’Italia non ci andrà. Frattini l’ha annunciato la settimana scorsa a Bruxelles e l’ha ripetuto questa settimana riferendo alle Commissioni Esteri di Camera e Senato riunite e giovedì al convegno promosso dall’Associazione Parlamentare di Amicizia Italia-Israele.
L’Italia ha voluto denunciare l’antisemitismo contenuto nell’accusa allo Stato d’Israele e al sionismo di essere razzisti e promotori di apartheid: un’accusa totalmente falsa che criminalizza Israele e le sottrae il diritto all’esistenza e, con essa, a tutti gli ebrei. Frattini ci ha raccontato la non negoziabilità delle scelte folli del comitato preparatorio guidato dalla Libia con la vicepresidenza dell’Iran e di Cuba tra gli altri: da una definizione di Israele come una “grave minaccia per la pace e la sicurezza internazionale” non si è nemmeno riusciti a recedere a una “minaccia per la pace e la sicurezza internazionale”.
L’Italia ha anche cercato di evitare la limitazione del diritto alla libera espressione che, con chiaro riferimento alla vicenda delle vignette olandesi, sarebbe volta a contrastare il vilipendio delle religioni, condannando ripetutamente l’islamofobia.
Nel corso della preparazione per “Durban 2” un’altra forte tematica di scontro è stata l’idea, sostenuta anche dall’Italia, che l’omofobia venisse condannata come una forma di discriminazione, ma anche su questo punto abbiamo incontrato un rifiuto totale.
Il documento in 250 paragrafi che costituirà la base della dichiarazione della conferenza, va aldilà di ogni decenza e si è dimostrato non negoziabile e quindi l’Italia ha aperto una strada di chiarezza morale andandosene.
La preparazione di “Durban 2” ha fatto da filo conduttore alla propaganda jihaidista di questi anni e ha reso l’ONU lo zimbello e lo strumento di Stati che lo trasformano in ostaggio di politiche antioccidentali e antidemocratiche, profittando innanzitutto dei 57 Paesi dell’Organizzazione della Conferenza Islamica e dell’antico blocco dei Non Allineati, che sistematicamente usano l’educazione anti-israeliana e anti-americana e l’incitamento all’odio come collante, specie per le giovani generazioni.
L’Italia, che aveva già approvato alla Camera una mozione che impegnava il Governo a monitorare la preparazione della conferenza, ha preso la sua decisione, che dimostra che il linguaggio politico internazionale quando è dissennato, quando è pregno di eco jihadiste, quando fa da cassa di risonanza alla politica dell’odio, non trova un consenso mondiale automatico. Con il coraggio del primo pioniere europeo, l’Italia stabilisce qui i limiti del discorso politico decente e ammissibile, e quello antisemita non vi rientra.
Porgendo i più affettuosi auguri a questa nuova associazione che nasce, ci dichiariamo certi che anche in politica estera essa saprà dare un suo contributo a una scelta si pulizia morale e di libertà.


Autore: Fiamma Nirenstein

Nata a Firenze nel 1945 - www.Fiammanirenstein.com - Laureata in storia moderna all'Università di Firenze, giornalista e scrittrice, esperta e analista di politica e relazioni internazionali. Ha vissuto per anni tra l'Italia e Gerusalemme, dove ha ricoperto il ruolo di inviata dal Medio Oriente prima per il quotidiano La Stampa e poi, dal dicembre 2006, per il quotidiano Il Giornale e per il quotidiano telematico L'Occidentale. E’ deputata del Pdl e vice-presidente della Commissione Esteri della Camera.

2 Responses to “Durban II, perché l’Italia non parteciperà all’ennesimo processo a Israele”

  1. Cristiano ha detto:

    Giusto che l’Italia si rifiuti di partecipare ad una conferenza come quella che si aprirà a Durban in Australia dove i paesi islamici proporranno le loro tesi antisemite che sono tanto care ad Ahmadinejad e ai suoi amici neonazisti che negano l’olocausto. Proporrei maggior controllo su queste iniziative terzomondiste che fanno impazzire di gioia ambienti dell’estrema sinistra filopalestinese, militanti come quelli di Rifondazione e i nazislamici alla Claudio Mutti o Dagoberto Bellucci sostenitori del regime di Teheran.

  2. loris rinaldi ha detto:

    al di là dell’odioso antisemitismo di cui è impregnato, c’è un altro passo che riguarda tutti noi e la nostra libertà di espressione che dovrebbe indurci a boicottare senza esitazioni Durban 2: la definizione di islamofobia.
    Sotto la giusta lotta al razzismo si vuole agire per punire anche con la galera chi critica l’islam, anche integralista. Sotto l’egida dell’Onu, paesi come Libia Iran e Cuba imporranno restrizioni alle leggi occidentali sulla libertà di parola (raccomandato ai paesi occidentali l’importanza di limitare la libertà di espressione e che i media, cessino di pubblicare “materiale odioso” come le vignette danesi, ha detto il capo dell’Organizzazione della Conferenza Islamica mesi fa).
    In questo modo rischierebbero serie condanne tutti coloro che scriveranno articoli che criticano l’islam radicale e futuri vignettisti che vorranno fare vignette o caricature danesi, o film di denuncia, come quello che è costato la vita all’olandese Van Gogh: tutti esempi criminali di razzismo.
    Perché dunque fornire ai nemici della libertà la corda con cui ci impiccheranno?

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