AUDIO – Fisco: aumentare tasse ai più ricchi incentiva fuga di capitali e cervelli

Dichiarazione di Benedetto Della Vedova, presidente dei Riformatori Liberali e deputato del Pdl:

“In una fase in cui va restituita anzitutto fiducia all’economia italiana – incentivando gli investimenti, l’attività imprenditoriale, i consumi – l’una tantum sui redditi “alti” avrebbe un solo risultato: la fuga dei capitali e dei cervelli dal nostro Paese.
Il leader del Pd ha una visione “romantica” della ricchezza. I redditi medio-alti non sono più appannaggio di nobili o proprietari terrieri, ma di imprenditori, lavoratori specializzati e professionisti, i quali rappresentano il motore della crescita economica, della produttività e dell’innovazione del Paese.
Molti di questi, se mai venisse accolta la proposta di Franceschini e di quei sindacalisti che l’avevano lanciata prima di lui, trasferirebbero le loro ricchezze all’estero o, potendo, lascerebbero l’Italia.

L’una tantum non potrebbe in alcun modo fare la differenza e lancerebbe solo un messaggio tanto simbolico quanto negativo.”

Fonte Radioradicale.It Licenza 2.5 Ita


Autore: Benedetto Della Vedova

Nato a Sondrio nel 1962, laureato alla Bocconi, economista, è stato ricercatore presso l’Istituto per l’Economia delle fonti di energia e presso l’Istituto di ricerca della Regione Lombardia. Ha scritto per il Sole24Ore, Corriere Economia, Giornale e Foglio. Dirigente e deputato europeo radicale, è stato Presidente dei Riformatori Liberali. Presidente di Libertiamo, è stato capogruppo di Futuro e Libertà per l'Italia alla Camera dei Deputati. Attualmente, è senatore di Scelta Civica per l'Italia.

2 Responses to “AUDIO – Fisco: aumentare tasse ai più ricchi incentiva fuga di capitali e cervelli”

  1. lafayette ha detto:

    Sembra proprio che una scatenata vis demagogica si stia impossessando della nuova leadership democratica.

    Come morso da una tarantola,infatti,il Segretario di un partito entrato in crisi irreversibile dal giorno successivo alla sua costituzione si abbandona ad una girandola di proposte massimaliste ed irresponsabili.

    Già abbiamo commentato l’uscita temeraria sull’assegno di disoccupazione,giustamente rispedita al mittente dall’attuale Esecutivo per la manifesta mancanza di qualsivoglia accenno alla copertura finanziaria del provvedimento.

    Proveniente,giusto per capire,da quella stessa forza politica che sostiene,toto corde,le suicide proteste di alcune confederazioni sindacali che si oppongono tetragone a qualsiasi disegno di riforma in campi quali la previdenza,la perequazione dell’iniquo meccanismo di ammortizzatori sociali e la revisione dello Statuto dei Lavoratori,strumento anacronistico di una stagione oramai passata.

    Ora ,trascorsi solo pochi giorni,evidentemente pressato da sondaggi catastrofici che danno poche speranze sull’esito delle vicine elezioni europee,il mite Caronte ferrarese rilancia alzando,se possibile,la posta come un giocatore di poker che tenti il tutto per tutto.

    Come utilizzare immagine più pregnante apprendendo dai notiziari una provocazione,declamata con inconsapevole leggerezza,che reclama,nientemeno,l’ennesino balzello,gabellato per “contributo di solidarietà” onde venire in soccorso dei più poveri?

    Perfettamente inutile illustrare con dovizia di esempi tutta la fallacia di queste politiche redistributive che non hanno mai raggiunto alcun risultato concreto,se non quello di deprimere ulteriormente l’economia,alimentando il malessere sociale piuttosto che lenirlo.

    Si vorrebbe colpire la fascia più ricca,ma anche,per inciso,la più produttiva del paese,per elargire l’elemosina a coloro che di ben altro avrebbero necessità: di una detassazione generalizzata,di un mercato del lavoro più dinamico che consenta di poter subito trovare una nuova occupazione se licenziati,di pensioni davvero più dignitose,magari ricorrendo a quello strumento rivoluzionario costituito dalla capitalizzazione individuale in luogo della vetusta ed insostenibile previdenza pubblica.

    Nel contempo,il già notevole carico fiscale che grava sull’imprenditoria verrebbe ulteriormente implementato: una vera e propria politica prociclica con tutte le conseguenze immaginabili: la lunga stagnazione economica,il crollo degli investimenti,la disoccupazione verrebbero amplificate da decisioni intempestive come queste.

    Il momento è molto difficile,sarebbe stupido negarlo,ma promettere soluzioni semplicistiche all’insegna di un becero populismo anticapitalistico non aiuta certamente ad affrontare costruttivamente i rigori di questa terribile crisi figlia,non dimentichiamolo,non della tanto demonizzata deregulation liberista,ma di un patto scellerato tra una politica pessima ed un ancor peggiore monopolio di emissione monetaria.

  2. marcello ha detto:

    Perché i sacrifici devono farli solo le classi più basse? Poi da parte di alcuni si dice che si colpisce il ceto medio, colpendo i redditi di 120 mila, ma nello stesso tempo si afferma che si fa poco in termini di cassa perché sono 200 mila persone. Delle due l’una: o non fanno parte del ceto medio se sono pochi, o se ne fanno parte c’è un ceto alto ma sono di più le presone che prendono dai 200 mila in su.
    E poi che fine ha fatto la tracciabilità per combattere l’evasione fiscale?

Trackbacks/Pingbacks