“The revolutionary road” di Sam Mendes: una rivoluzione bloccata da un preservativo

Di Gianfranco Cercone

Quando assistiamo a film ambientati nel passato, abbiamo a volte l’impressione di guardare dall’alto figure che si dibattono in un labirinto, del quale noi scorgiamo facilmente la via di uscita.

Voglio dire che certi problemi che un tempo sembravano insormontabili, allo spettatore di oggi possono sembrare più lievi, e ingigantiti soltanto dai pregiudizi e dalle cecità dell’epoca.

Frank e  April sono una giovane coppia degli anni Cinquanta, trasferitasi in un paese della provincia americana, dove ha sede la ditta per cui è impiegato Frank.

All’apparenza sono una coppia come tante. Ma la convinzione che li unisce, che li fa complici, è che loro due sono individui eccezionali, che hanno talenti nascosti ancora tutti da sfruttare (lei vuol fare l’attrice; lui, chissà?). La vita normale che hanno abbracciato, non è nient’altro che un ripiegamento momentaneo.

Ma gli anni passano; arrivano i figli. E la donna riflette: e se quella loro convinzione non fosse nient’altro che un’illusione? Se loro fossero perfettamente uguali alle famiglie normali che prima guardavano con superiorità?

Quel pensiero matura in una decisione: mollare la casa e il lavoro, e trasferirsi con marito e figli a Parigi, capitale mitica dei teatri e dell’arte, dove è certo possibile un’esistenza più libera ed elevata.

Frank dapprima contrario alla proposta (si era rassegnato a una vita grigia ma comoda), ne è rapidamente conquistato e lusingato; e ritrova la propria vitalità.

E lo spettatore non può che condividere la decisione dei due: perché vivere di rimpianti, magari sfogando poi, uno contro l’altro, le proprie ormai irrimediabili frustrazioni?

Ma quando “la strada della rivoluzione”, una rivoluzione tutta privata, sta ormai per essere imboccata, si intromettono la mentalità e i costumi dell’epoca.

La donna resta incinta. E l’unico modo per non rinunciare al sogno di Parigi, sembra quello di ricorrere a un aborto (allora, per forza clandestino).

Ma il marito, con un trapasso di atteggiamento forse troppo repentino, si scopre uomo d’ordine: come è potuto passare per la testa di sua moglie (la madre dei suoi figli!) un tale abominio? Parigi, e il nuovo volto della donna che ha amato, si confondono ai suoi occhi come una sola immagine del peccato. Non abbandonerà il suo lavoro (oltretutto ha ottenuto un’insperata promozione!), e sua moglie non ucciderà il loro nuovo bambino.

Non vi dirò come le cose vanno a finire. Ma capirete da soli che il labirinto, almeno per la donna, sarà arduo. Qualche lettore mi biasimerà, ma per me continuava ad aver ragione lei.

Concorderete forse tutti però che la rivoluzione va in fumo soltanto per assenza di una pillola o di un preservativo.

Se ci si appassiona ai casi di questa coppia d’epoca è, da un lato, perché l’alternativa tra una sicurezza mediocre e una rischiosa libertà può essere avvertita ancora attuale; dall’altro perché attori (Leonardo Di Caprio, Kate Winslet) e regista (Sam Mendes) rendono tutte le evoluzione del conflitto chiare, ben scandite, ma anche ricche di sfumature che danno la sensazione di un fatto reale.


Autore: Gianfranco Cercone

Laureato in Lettere (con specializzazione in materie dello spettacolo) presso l'Università La Sapienza di Roma. È redattore della rivista "Cinema Sessanta" e collabora con la Biblioteca del Cinema "Umberto Barbaro". Cura per Radio Radicale la rubrica di critica "Cinema e cinema".

Comments are closed.