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Omicidio? Dal mio partito parole assurde e inumane. E gravi errori sulla legge.

Intervista di Susanna Turco a Benedetto Della Vedova, da L’Unità del 4 febbraio 2009

Per quanto navighi nel centrodestra ormai da un paio di legislature, quando si tratta di temi etici, di vita e di morte, Benedetto Della Vedova è un pesce fuor d’acqua. E’ la scuola radicale che si fa sentire, invariabilmente. La fecondazione assistita, le coppie di fatto, il testamento biologico, Eluana. Una specie di intellettuale richiamo del sangue. Che fa saltare sulla sedia il pacato, pettinato, piemontese deputato del Pdl. Ora, soprattutto. “Trovo inumano e assurdo che per Eluana si parli di omicidio”, dice. E aggiunge “il Pdl rischia di diventare il partito di Ratzinger”. Con la proposta Calabrò sul testamento biologico “sta facendo un errore se possibile più grave di quello fatto con la legge 40”. Sarebbe, dice, una norma “sbagliata”, “miope”, “contro gli italiani” e l’Europa.  Un “passo indietro” su tutta la linea.
Eppure quel testo, di cui si discute in Commissione al Senato, l’ha presentato un suo collega di partito. E ieri un altro suo collega di partito, Maurizio Lupi, parlando di Eluana ha detto che è “omicidio”.
Posizione assurda e inumana, tanto più che arriva dopo che il papà di Eluana, che tutti dobbiamo ringraziare, ha fatto una limpida battaglia socratica in difesa della stato di diritto. E’ la Cassazione gli ha dato ragione.
Se la Calabrò fosse legge, gli avrebbe dato torto. Non è paradossale?
Ma io spero e credo che quella proposta non diventi mai legge. Non è solo sbagliata, è anche contraria all’art. 32 della Costituzione.
Quell’articolo ognuno se lo tira dalla sua parte.
Per nulla, è chiarissimo: nessuno può essere sottoposto a trattamenti sanitari contro la propria volontà. Per altro, con Calabrò, si va anche nella direzione opposta rispetto all’Europa. In Germania, la Cdu ha presentato un testo che non esclude idratazione a alimentazione dalle terapie. Ed è proprio diverso.
In che senso?
“E’ asciutto. Non sdottoreggia sull’inviolabilità della vita.”
Nel 2005, in Commissione, il Senato votò il testo Tomassini. Al Senato c’era sempre il centrodestra, ma i termini erano tutt’altri.
Era un testo pragmatico, non osteggiava il sentimento prevalente anche nei nostri elettori, che temono di rimanere all’infinito in una sorta di vita artificiale e chiedono di potere scegliere.
E cosa è cambiato da allora nel centro-destra?
Non so. Ma sicuramente la maggioranza delle gerarchie ecclesiastiche ha preso una posizione pubblica più netta.
E il Pdl si sta adeguando?
Spero di no. Fini ha appena detto parole importanti. E Berlusconi, che però sceglie il silenzio, non sposa certamente le posizioni più agguerrite”.
Confida nel Cavaliere?
In campagna elettorale, da ultimo, ha predicato un partito anarchico sui valori.
Nei fatti pare che tiri un’aria diversa.
Si sta affermando il radicalismo, e su questo punto credo si debba aprire uno scontro nel Pdl.
Bum.
Nei nostri elettori queste posizioni così radicali non sono così maggioritarie.
Ma lei si trova a suo agio nel Pdl?
Sì, perché so che queste mie posizioni sono ampiamente presenti nel popolo delle libertà, molto più di quanto siano assenti nei vertici.
Peccati sono i vertici a decidere.
Già. C’è il rischio che questo diventi il “partito di Ratzinger. E sarebbe un clamoroso errore. Politico ed elettorale.


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