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Solidarity to the Italian workers in Lincolshire and to all migrant workers

Su Facebook l’iniziativa di Diego Menegon

La crisi economica sta incoraggiando un fenomeno preoccupante: la xenofobia.
Ciò che colpisce è che il fenomeno attecchisca con un notevole impatto sull’opinione pubblica in Inghilterra. Il Regno Unito è stato alla guida della globalizzazione negli ultimi due decenni, crescendo velocemente e approdando all’era post-industriale, accogliendo numerosi studenti e ricercatori meritevoli, professionisti e onesti lavoratori. Il Regno Unito ha beneficiato del libero mercato, del libero movimento di beni, capitali e lavoratori. Londra era ed è una capitale mondiale.
Recentemente, una multinazionale francese che pianificava la costruzione di una raffineria nel Lincolshire ha scelto un’appaltatrice italiana tra le varie offerte. La presenza di lavoratori stranieri nei cantieri è bastata a suscitare le proteste in tutto il Regno Unito, guidate dai sindacati. Questi chiedono “British job for British workers”, ossia che i posti di lavoro siano dati a propri connazionali, ma probabilmente non comprendono le implicazioni sottostanti. Il lavoro ai nazionali significa anche No agli insegnanti di madrelingua inglese negli altri paesi, ossia più Inglesi disoccupati all’estero, ma implica anche un atteggiamento autarchico di ritorsione: prodotti nazionali per i consumatori nazionali, “No al thè indiano alle 5 del pomeriggio nel mid England”, “No alla carta di credito Barclays nel continente”, “No alle scarpe a prezzi modici in Europa”, “No alle risorse minerarie dell’Africa per le imprese inglesi”.

E’ evidente che il protezionismo e il nazionalismo trasformerebbero presto la recessione in depressione. Noi pensiamo che gli onesti lavoratori italiani nel Lincolnshire, così come gli onesti lavoratori romeni in Italia e i noti idraulici polacchi in Francia, così come chiunque abbia lasciato il proprio paese per cogliere un’opportunità migliore all’estero meriti sempre la nostra solidarietà, specialmente in questo momento. La crisi economica potrebbe risvegliare istinti xenofobi e forme di collettivismo come il nazionalismo e il social-nazionalismo, che ignorano la dignità della vita e dell’individuo. La recessione potrebbe far sì che le persone dimentichino che tutti gli uomini e le donne sono nati liberi ed eguali, che ogni individuo ha il diritto e deve esser libero di perseguire i propri obiettivi nella vita attraverso il lavoro e la libera scelta.


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