Le risposte sono più d’una

http://www.nogod.it/img/simboloRepubblica.jpgDi Luigi Pavone

È difficile pensare di costruire un mondo condiviso senza una qualche limitazione delle libertà private. Dobbiamo vivere insieme! Ma fin dove può spingersi la negazione delle libertà individuali? Si dice spesso che la mia libertà finisce esattamente dove incomincia quella degli altri. Qualche libertario potrebbe perfino dire che questo non è un limite della libertà, quanto piuttosto una sua condizione. Questa però è metafisica! Passiamo invece alla domanda metodologica: sono libero di farmi asportare un rene e vendermelo al miglior offerente? Qui non c’è una violazione delle libertà altrui e soprattutto non si nuoce a nessuno, anzi: l’acquirente ne trarrebbe vantaggio. Qui però si profana quel mondo condiviso di valori in nome del quale si negherebbe oggi il diritto di Eluana a sospendere le sue terapie. Un discorso analogo si ripresenta inevitabilmente anche con l’aborto, con la prostituzione etc. In tutti questi casi si assisterebbe ad una desacralizzazione del corpo e della vita che offende i sentimenti che stanno alla base del nostro mondo condiviso, che occorre senz’altro salvaguardare, e non c’è dubbio che la legge fa giurisprudenza, cultura. Mi pare però che il guaio più grosso in cui si incorre con questo tipo di argomentazioni è quello di fare della legislazione di Stato il solo strumento valoriale possibile. Insomma, il guaio più grosso è lo statalismo etico!


No Responses to “Le risposte sono più d’una”

  1. Asgardian ha detto:

    Scusa, ma perché la vita umana sarebbe sacra?
    Se posso vendere la mia mente e la mia forza lavoro sul mercato, perché non posso fare lo stesso con un rene?
    P.S. Uno stato non è etico. Uno stato è solo una forma impersonale e burocratica di organizzazione. Chi è ai vertici di questo stato vuole eticizzare la politica. Idem per chi vede lo stato come nemico della libertà. Sono gli uomini, non gli strumenti…

  2. Luigi Pavone ha detto:

    gentile Asgardian,
    grazie per il Suo commento. Sono perfettamente d’accordo con quanto Lei scrive nel poscritto. Infatti, che lo Stato non debba essere etico è la tesi principale del trafiletto che Lei mi contesta. Sostengo però che la differenza tra etica e politica non sempre è chiara. Per conto mio, suggerisco di individuarla in una condizione minimale: nella costruzione sociale di criteri di demarcazione, nella consapevolezza che tale costruzione non può appellarsi ad una qualche ontologia (a come cioè è fatto il mondo), ma è una costruzione di cui la vaghezza sembra essere una caratteristica ineliminabile.
    cordialmente,
    luigi pavone

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