Giallo in Algeria, la peste uccide i qaedisti

http://www.loccidentale.it/files/imagecache/big/files/talebani.jpgDa Corriere.it del 22 gennaio 2009

WASHINGTON La morte nera nelle mani dei terroristi algerini? Per l’intelligence americana non lo si può escludere. In una base di Al Qaeda della terra del Maghreb (Algeria) avrebbero condotto un test con il batterio della peste conclusosi in modo drammatico: quaranta militanti avrebbero perso la vita. La notizia è comparsa prima sul tabloid britannico Sun, ma è stata poi rilanciata dal Washington Times che ha citato fonti della sicurezza americana.

Gli 007 hanno rivelato che gli estremisti algerini avrebbero chiuso un campo nella regione di Tizi Ouzou, nell’est dell’Algeria, dopo un «incidente». Le potenti antenne della Nsa—l’agenzia che sorveglia le comunicazioni — avrebbero intercettato un colloquio tra i qaedisti nordafricani e i loro referenti nell’area tribale pachistana. Al centro dei contatti la necessità di «isolare» l’area del campo per impedire ulteriori contaminazioni. L’intelligence statunitense non ha però confermato la storia dell’epidemia con decine di terroristi falciati dalla peste. Resta poi da chiarire come i militanti algerini siano riusciti ad entrare in possesso del batterio.

Le rivelazioni sono state accolte con prudenza e preoccupazione dagli esperti. La cautela è dovuta alle informazioni piuttosto scarse e difficili da verificare. Il timore è legato alla consapevolezza che, non da oggi, i militanti sono alla ricerca di armi non convenzionali. Quando avevano basi sicure in Afghanistan, i seguaci di Osama si erano affidati a un inquietante personaggio, Midhat Al Mursi, alias Abu Khabbab, che eseguiva esperimenti nel villaggio di Darunta. Ricerche abbastanza rozze, con pochi mezzi a disposizione, segnate da misteriose esplosioni nel cuore della notte e resti di animali morti. Gli americani, dopo la cacciata dei talebani, hanno sequestrato dei video che mostrano i test con l’uso di sostanze tossiche: un cagnolino rinchiuso in una teca trasparente veniva asfissiato. Alcuni terroristi catturati hanno poi rivelato di aver seguito dei «corsi» condotti da Abu Khabbab per avvelenare gli impianti dell’aria condizionata in grandi complessi. Ma, sul piano pratico, le lezioni non sono state seguite da attacchi veri. E l’allarme è rimasto attivo solo per gli scenari dipinti dall’intelligence e da episodi minori.

Nel 2003, in Gran Bretagna è stata smantellata una cellula algerina che voleva usare la ricina per uccidere alcune personalità. Successive analisi hanno tuttavia sollevato dubbi sulla reale consistenza della minaccia. Un altro episodio ha riguardato i presunti sforzi della rete di Al Zarkawi in Iraq di produrre sostanze letali. Fonti americane hanno segnalato le mosse di alcuni ricercatori pachistani sospettati di essere in contatto con ambienti talebani e disposti ad aiutare gli estremisti nello sviluppo di strumenti «speciali ».

Se molti analisti ritengono che il prossimo 11 settembre sarà inevitabilmente un attacco non convenzionale, altri osservano che per i terroristi è estremamente difficile dotarsi di armi di distruzione di massa.

Guido Olimpio


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