Dichiarazione di Benedetto Della Vedova, presidente dei Riformatori Liberali e deputato del Pdl
Il sottosegretario Mantovano critica il disegno di legge Calabrò “sul” (o per meglio dire “contro” il) testamento biologico perché, a suo dire, consentirebbe un’interpretazione troppo estensiva del divieto di accanimento terapeutico. La cosa non è vera e suona anche paradossale.
Il testo Calabrò non solo rende inefficace qualunque disposizione anticipata in ordine ai trattamenti futuri, ma nega anche ciò che la Costituzione afferma, cioè il diritto del paziente cosciente di rifiutare le cure che gli vengono proposte.
Ora Mantovano parte all’attacco dell’unico principio deontologico che esce (anche se solo parzialmente) indenne dalla proposta di riforma: quello contro l’accanimento terapeutico. Se la maggioranza seguisse la strada indicata dal sottosegretario Mantovano peggiorerebbe e renderebbe ancora più clamorosamente anti-costituzionale e anti-deontologico un testo che anziché disciplinare i termini per l’espressione del consenso alle cure sanitarie, limita fortemente il diritto stesso alla libertà terapeutica.
Benedetto Della Vedova ha aperto su Facebook il gruppo: “Voto Pdl ma dico no ad una legge contro la libertà”
La descrizione del gruppo
Il disegno di legge sul testamento biologico che il Popolo della Libertà ha presentato in Senato merita una severa bocciatura.
Se venisse approvato, non solo l’idratazione o l’alimentazione artificiale, ma qualsivoglia trattamento volto a “prorogare” la vita di un paziente diverrebbe obbligatorio, anche contro la volontà dell’interessato e a prescindere dallo stato di avanzamento della sua patologia, dall’irreversibilità della sua situazione clinica e dallo stato di sofferenza fisica e psicologica che egli si trovi a dovere sopportare. La proposta, infatti, introduce nell’ordinamento italiano le Direttive Anticipate di Trattamento, ma le priva di efficacia pratica, escludendo la possibilità di rifiutare trattamenti la cui sospensione possa – direttamente o indirettamente – “cagionare la morte del paziente”. Leggi tutto
Dichiarazione di Benedetto Della Vedova, presidente dei Riformatori Liberali e deputato del Pdl
In una fase in cui gli effetti della crisi saranno gravi e pesanti per l’intera economia, ritengo che il Governo debba usare una particolare prudenza nell’attivazione di aiuti settoriali. La rottamazione non aiuterà la filiera dell’auto a ristrutturarsi e a tornare competitiva, ma incentiverà altri settori a presentare a Palazzo Chigi il conto della crisi e a chiedere al Governo aiuti altrettanto consistenti.
Certo esiste un drammatico rischio disoccupazione, che non riguarda, peraltro, il solo comparto automobilistico. Ma a questo problema si risponde potenziando e ristrutturando il sistema degli ammortizzatori sociali: aiutando i disoccupati con forme di sostegno al reddito e alla riqualificazione professionale, non scaricando sulla generalità dei contribuenti una parte del costo delle auto. Discriminare le imprese o i settori con forme diverse di aiuto e discriminare i disoccupati con forme diverse di sostegno (maggiori per i lavoratori dei settori più rappresentati in sede politica e sindacale) non aiuterà ad uscire dalla crisi. Si perpetuerà al contrario una logica sbagliata, che in questi anni ha fatto crescere il paese meno dei suoi competitori europei, e, nei prossimi anni, rischia di fare ad esso riagganciare più lentamente il treno della crescita. A dimostrare tutto ciò è il fatto che negli ultimi 5 anni la Fiat è uscita dalla crisi più grave della sua storia senza incassare, a differenza che nel suo passato, un solo euro di aiuti pubblici.
L’ultimo film di Gus Van Sant (candidato a otto premi Oscar, tra cui quello per il miglior film) racconta la biografia di Harvey Milk, un leader del movimento per i diritti degli omosessuali, nell’America degli anni Settanta.
Milk determinò, apprendiamo, la nascita e lo sviluppo di Castro, il quartiere gay di San Francisco. Guidò una lotta, alla lunga vittoriosa, contro leggi sul lavoro discriminatorie per i gay. Eletto al consiglio comunale di San Francisco, fu il primo omosessuale dichiarato a ottenere una carica pubblica (ma la sua carriera fu stroncata, sanguinosamente, da un rivale politico). Leggi tutto
Dichiarazione di Benedetto Della Vedova, presidente dei Riformatori Liberali e deputato del Pdl:
“Ha ragione il ministro Zaia quando dice che la fame nei paesi poveri si risolve con gesti concreti, a partire da una più efficiente distribuzione dell’acqua. Ma il ministro dell’Agricoltura non può negare che la diffusione di tecniche in grado di migliorare e aumentare l’offerta di prodotti agricoli è l’unica via che consentirebbe l’accesso al cibo per centinaia di milioni di persone nel mondo, oltre ad essere una leva strategica per la tutela dell’ambiente. Leggi tutto
Benedetto Della Vedova ha aperto su Facebook il gruppo: “Voto Pdl ma dico no ad una legge contro la libertà”
La descrizione del gruppo
Il disegno di legge sul testamento biologico che il Popolo della Libertà ha presentato in Senato merita una severa bocciatura.
Se venisse approvato, non solo l’idratazione o l’alimentazione artificiale, ma qualsivoglia trattamento volto a “prorogare” la vita di un paziente diverrebbe obbligatorio, anche contro la volontà dell’interessato e a prescindere dallo stato di avanzamento della sua patologia, dall’irreversibilità della sua situazione clinica e dallo stato di sofferenza fisica e psicologica che egli si trovi a dovere sopportare. La proposta, infatti, introduce nell’ordinamento italiano le Direttive Anticipate di Trattamento, ma le priva di efficacia pratica, escludendo la possibilità di rifiutare trattamenti la cui sospensione possa – direttamente o indirettamente – “cagionare la morte del paziente”.
La volontà del paziente rimane un mero orientamento, espresso in forma non vincolante, e il potere di decisione sulle scelte di cura è interamente assegnato al medico, sulla base di principi, stabiliti per legge, che contrastano con il diritto alla libertà di cura. Alla fine – come in molti temevamo – si fa un grave passo indietro e si propone un testo non “per” ma “contro” il testamento biologico e “contro” il principio del consenso informato, per come oggi esso trova riscontro nella Costituzione e nelle norme dell’ordinamento giuridico.
Nel 2005 una maggioranza di centrodestra aveva approvato nella Commissione Sanità del Senato un testo molto equilibrato, che viene oggi contraddetto su tutti i punti più rilevanti dal testo appena depositato dal relatore del provvedimento, sen. Calabrò. In meno di tre anni si è passati da una posizione di prudente rispetto del principio della libertà terapeutica ad una di totale subordinazione dei pazienti (sia di quelli capaci, che di quelli in stato di incapacità) ad un etica di Stato stabilità dal legislatore. Medici e pazienti saranno meno liberi di scegliere e meno responsabili delle proprie scelte.
Con questa proposta il PDL si impegna in una crociata dissennata contro la libertà terapeutica, che aprirà un conflitto con una parte significativa – se non maggioritaria – del suo elettorato. Al dibattito interno al PDL, che non può essere confinato nelle sole aule parlamentari, devono contribuire i cittadini che, da elettori di centrodestra, chiedono al proprio partito una posizione di maggiore equilibrio.
Da Corriere.it del 26 gennaio 2009 – Segnalato da Marianna Mascioletti
È crudele che la politica inganni l’opinione pubblica alimentando nei cittadini l’equivoco alla base delle polemiche sugli arresti domiciliari chiesti dalla Procura di Roma per il violentatore di una ragazza a Capodanno, come se costui l’avesse fatta franca per il solo fatto di essere oggi agli arresti a casa invece che in carcere. Leggi tutto
di Piercamillo Falasca – da L’Occidentale di venerdì 23 gennaio 2009 (Titolo originario: Ora la Lega si prepara ad incassare il dividendo per le Europee)
Ieri (giovedì 22 gennaio, ndr) il Senato ha approvato il disegno di legge delega sul cosiddetto federalismo fiscale. Politicamente parlando, la Lega ha realizzato un capolavoro: ha evitato che la crisi economica insabbiasse il progetto, ha tenuto insieme la maggioranza, ha ottenuto l’astensione del Pd concedendo ai democratici alcuni emendamenti. Continua su Epistemes.org
Dichiarazione di Benedetto Della Vedova, presidente dei Riformatori Liberali e deputato del Pdl:
La sentenza del Tar della Lombardia, che ha quest’oggi annullato il provvedimento con cui la Regione aveva “proibito” di dare esecuzione alla sentenza della Cassazione sul caso di Eluana Englaro, conferma l’insensatezza di “resistere” per via burocratico-amministrativa a quanto non solo i tribunali e la legge, ma anche il buon senso stabilisce: che la volontà di Eluana possa essere esaudita.
Anche l’atto di indirizzo del Ministro Sacconi, qualora venisse impugnato da qualche regione dinanzi al Tar, subirebbe la stessa sorte, ma spero che le circostanze ci risparmino (e risparmino al Governo) questo ennesimo incidente istituzionale. Il diritto a scegliere e eventualmente rifiutare le cure, che il Tar della Lombardia ha ribadito essere assoluto e non disponibile, è tutelato da una disposizione costituzionale, è perfettamente corrispondente alle norme del nostro ordinamento, e non può essere burocraticamente interdetto, né dallo Stato, né da una Regione.
Il 27 gennaio si celebra il giorno della Memoria. Ma quanto è diffuso oggi l’antisemitismo in Italia? La risposta dipende da ciò che si intende per ostilità antiebraica.
Essa può mostrarsi come il classico odio xenofobo verso una minoranza diversa sotto il profilo religioso, etnico o culturale.
Oppure può prendere le sembianze, tipicamente moderne, di fobia verso un gruppo ritenuto potente e dai legami di fedeltà ambigui. Infine, il pregiudizio può legarsi alle nuove componenti dell’identità ebraica: Israele e la memoria della Shoah. Si tratta di tre tipologie storiche, ciascuna sviluppatasi in un preciso periodo. Oggi queste tre forme convivono, mescolandosi tra loro. Leggi tutto
Chiedo gentilmente al tizio dal nick “Ritvan” di sprecare un po’ di tempo e funzionalità dei suoi neuroni per mettere in luce PUNTUALMENTE e con RIFERIMENTI PROVATI le menzogne e falsità presenti nei miei commenti.
Faccio qualche esempio per chiarire meglio: gestire in maniera produttiva un ufficio giudiziario non è tra i doveri di un magistrato: non lo è perché non è per fare quello che ha studiato, e perché il tempo che impiegherebbe a gestire le risorse di una procura sarebbero sottratti al lavoro di indagine. Tra i suoi doveri, invece, c’è quello di depositare le motivazioni delle sentenze: se un giudice, come fece un procuratore di Gela, omette di depositare le motivazioni di una sentenza per otto anni, e un’intera famiglia mafiosa esce allegramente di galera, commette una grave inadempienza, così come è grave l’inadempienza di quel magistrato che dimenticò di registrare 85.000 (ottantacinquemila!) provvedimenti penali.
In questi due casi, come in innumerevoli altri, la sezione disciplinare si è limitata ad ignorare l’accaduto, o a cavarsela con qualche leggera lavatina di testa.
Ma ogni volta che si è parlato di mettere dei manager in procura, che si occupassero della gestione delle risorse (come per esempio la riscossione delle spese processuali, che in Italia nessuno si preoccupa mai di esigere e che da sole potrebbero risanare i deficit degli uffici giudiziari), l’ANM ha alzato le barricate, sostenendo che la presenza di manager e l’istituzione di vincoli di bilancio avrebbe messo in pericolo, (come al solito) l’indipendenza dei giudici.
Questo significa che da noi si richiede che i giudici facciano ciò che non hanno titolo di fare, e infatti lo fanno, comprensibilmente, male, mentre si evita di pretendere che facciano ciò che invece rientra nelle loro funzioni.
Può funzionare un sistema del genere? E’ vero, come dice Dante, che alcuni uffici funzionano, ma questo dipende solo dalla buona volontà di alcuni giudici e dal fatto (casuale) che questi si sono rivelati capaci di svolgere mansioni per le quali un giudice in genere non ha studiato. Come il celebre caso del giudice Tarfusser, procuratore di Bolzano, che ha riportato in attivo la sua procura senza piangere una lira al ministero e che, promoveatur ut amoveatur, è stato eletto giudice della corte internazionale dell’Aja…
Non sono invece d’accordo con la seconda parte del commento di Luca Di Risio. Ho evitato nell’articolo di parlare della contingenza politica, perché ho l’impressione che cominciare a parlare di buoni e cattivi finisca sempre per far perdere di vista i problemi, di cui invece avevo a cuore di parlare. Ma va detto che la riforma Castelli fu votata anche da Fini. E che il processo breve non c’entra nulla con la riforma della giustizia.
se il milan ha un centrocampo “vecchio” che dire dei ragazzini zanetti, stankovic e cambiasso…
certo che se dai 6 al milan la juve non potrebbe avere più di 3.
le nozze coi fichi secchi alla fine le ha fatte la roma ed anche ottimamente,secondo me.
Articolo di buon senso, ma bisogna riconoscere che c’è un problema di legalità alla base della mancata integrazione piuttosto che di una struttura sociale diversa.
Non ho dati quindi mi astengo da quantificare gli “onesti” dai “disonesti”, ma sarebbe interessante chiedere a qualche questura se, all’interno di un campo, è solo una minoranza quella dedita a compiere reati o sfruttare minorenni e disabili.