Se il Pdl diventa ‘Rifondazione moralista’

Da Eluana all’RU486

di Carmelo Palma da L’Opinione del 19 dicembre 2008

In una materia (quella del cosiddetto fine vita) in cui la certezza del diritto è stata per decenni sacrificata al luogo comune dei moralisti “à la carte” e, alla fine, dolorosamente gestita dal pietoso fai-da-te delle famiglie, non riesce neppure a stupire l’atto di indirizzo con cui il Ministro Sacconi ha proibito, in via amministrativa, l’esecuzione di una sentenza civile. Anche questa decisione si staglia perfettamente nel panorama desolante di una vicenda in cui l’Italia e − duole dirlo − anche il Pdl, deve specchiare il peggio di sé e della propria debolezza culturale e politica.
Non sorprende neppure che una decisione così abnorme (che non nomina Eluana, pur essendo concepita ad personam) abbia trovato, anche in sede tecnico-giuridica, autorevoli sostenitori. Non è però la pertinenza e l’adeguatezza giuridica a qualificare maggiormente questa scelta, che ha la propria sostanza in qualcosa di diverso e di molto peggiore, che è la feroce determinazione con cui un pezzo ampiamente maggioritario del sistema politico (quasi “totalitario” nel centro-destra, molto ben rappresentato a sinistra) si è lanciato nell’impresa di salvare Eluana da se stessa, dall’amore omicida della sua famiglia e dalla indifferenza cinica di una magistratura incapace di difendere, come sarebbe necessario, il valore supremo della vita dagli attentati che ad essa può portare la libertà della coscienza.
Questo stesso fanatismo bioeticista sta portando il Governo e la maggioranza a pasticciare ignobilmente sulla questione dell’RU486 e a scrivere, come si annuncia a chiare lettere, una legge contro il testamento biologico e contro le troppo corrive disposizioni del codice di deontologia medica in ordine al riconoscimento delle volontà anticipate dei pazienti.
Si potrebbe giudicare semplicemente opportunistica la scelta di appaltare alla Chiesa (anzi ad una parte di essa) l’intera  piattaforma biopolitica di una coalizione di governo. Ma la chiave dell’opportunismo mi pare parziale e poco convincente. In primo luogo perché il dibattito all’interno del Pdl non riflette neppure la complessità e le fratture di quello interno alla Chiesa. Ed in secondo luogo perché questa adesione alla dottrina ratzingeriana confina il Pdl (il cui consenso è, in termini generali, ampiamente maggioritario) in una posizione di netta minoranza, rispetto agli orientamenti prevalenti nella società italiana sui temi biopolitici. A spingere il Pdl in questa direzione (l’intero Pdl, salvo nobili e irrilevanti eccezioni) è una sfida giocata in termini brutali e spesso rozzi ma con obiettivi culturalmente alti, a partire da quello di riscrivere una gerarchia dei diritti che imponga alla cultura della libertà di “inchinarsi” di fronte alla cultura della vita. Eppure, nella vicenda politico-culturale dell’Occidente illuminista, il diritto alla vita e quello alla libertà hanno avuto una storia comune, comuni rovesci e comuni fortune. “Giocare” il diritto alla vita contro quello alla libertà non corrisponde alla storia di questi diritti, né alla loro sostanza civile. Che lo stato liberale sia pericolosamente “neutrale” e “incapace di distinguere il bene dal male” non lo hanno scoperto i neo-tradizionalisti di fronte alle sfide recenti della biopolitica. Lo hanno detto, negli ultimi due secoli, quanti (da destra e da sinistra, in nome della tradizione o contro di essa) si sono inutilmente impegnati a demolire lo stesso concetto della libertà procedurale e negativa, in nome di “una” libertà sostanziale e positiva.
Ma questa consapevolezza e il senso di questo pericoloso ritorno al passato sembrano del tutto assenti in quanti si ostinano a fare del Pdl una sorta di “rifondazione moralista” che predica l’alleanza tra trono ed altare contro le minacce del liberalismo.

Carmelo Palma


Autore: Carmelo Palma

Torinese, 44 anni, laureato in filosofia. E' stato dirigente radicale, consigliere comunale di Torino e regionale del Piemonte. Direttore dell’Associazione Libertiamo e della testata libertiamo.it. Gli piace fare politica, non sempre gli riesce.

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