Sex & Wall Street nella stessa crisi

http://images.easyart.com/i/prints/rw/lg/1/0/London-Herald-Wall-Street-Crash-101072.jpgDa Corriere.it del 12 dicembre 2008

Il crollo della finanza Usa ha innescato una recessione ormai quasi planetaria dalla quale si sono salvate ben poche attività. Ma due «business» sembravano aver addirittura beneficiato della crisi: gli avvocati d’impresa e l’industria del sesso. Due di quei settori che gli economisti chiamano «anticiclici»: quelli, cioè, che crescono quando tutto il resto va male.
Le crisi aziendali, le ristrutturazioni, le dichiarazioni di bancarotta stanno dando ovunque molto lavoro agli esperti legali. Il servizio economico di Bloomberg ha calcolato che solo le complesse procedure legate alla liquidazione della Lehman Brothers produrranno «fees» per consulenze legali e contabili dell’ordine dei 900 milioni di dollari. Alcuni dei più prestigiosi studi professionali di New York si fanno pagare fino a 950 dollari l’ora per la loro consulenza.
Ci sono poi le professioniste del sesso: operano in tutt’ altro settore, ma ricevono anche loro centinaia di dollari l’ora per le loro prestazioni. Un’altra industria che all’inizio non aveva risentito della crisi. Anzi: banchieri, manager e «broker», stressati dal crollo dei mercati e incupiti dall’incerto destino delle loro aziende, cercavano assai più che in passato l’evasione dei locali a «luci rosse», la fuga dalla realtà del sesso a pagamento.
Non so se questo possa essere interpretato come un indice della profondità della crisi, ma nelle ultime settimane anche il business del sesso ha imboccato la china discendente: prima i bordelli di Las Vegas in piena recessione; poi il «Mustang Ranch» di Reno, sempre nel Nevada – una vera fabbrica del sesso che ha ridotto la sua forza- lavoro del 30 per cento. E ieri, a New York, è stata annunciata la chiusura di «Scores», il club per uomini soli più celebre e malfamato della città.
Da quando aprì, nel 1991, il club è stato sempre sotto il tiro dall’Fbi. I manager sono stati accusati di indurre le «lap dancers» alla prostituzione e di legami con la mafia. Ma nessuno — né loro né il sindaco-sceriffo Rudy Giuliani che con la sua crociata trasformò la 42esima da strada- bordello a sfilata ininterrotta di cinema, teatri per bambini, musei delle cere e altre attrazioni turistiche — è mai riuscito a spuntarla sui gestori di «Scores». Ci riesce oggi la pessima congiuntura.
Del resto il fenomeno sembra ormai globale: tre giorni fa il New York Times riferiva da Praga della crisi della prostituzione in Europa. Un business fiorente fino a pochi mesi fa e che ora, invece, è entrato in recessione, dalla ricca Berlino fino a Riga e Cracovia, considerate le capitali del sesso «low cost».
Un’inchiesta del giornale on line Slate tra le professioniste americane del settore ha scoperto che quelle che a New York sono abituate a frequentare banchieri e «trader » hanno imparato ad applicare alla loro attività le tecniche del «risk management» e della diversificazione del portafoglio. Ad esempio, cercando di non avere troppi clienti che fanno lo stesso mestiere. Ma stavolta la crisi è profonda e planetaria: non c’è tecnica assicurativa che tenga.

Massimo Gaggi


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