Discriminazione gay, la Chiesa giustifica

di Carmelo Palma, da L’Opinione del 5 dicembre 2008

Se è vero che i gay sono un’immarcescibile icona del politicamente corretto, è altrettanto vero che sulla questione gay, anche nel cuore dell’Occidente libero, continua a esercitarsi una scorrettezza politica palesemente discriminatoria e grettamente conformistica, che, per rendersi presentabile, neppure dissimula, ma “infiocchetta”  il pregiudizio con gli svolazzi della cortesia e del sussiego.
A dimostrarlo è il birignao “diplomatichese” con cui il Vaticano ha tentato di giustificare l’opposizione ad una dichiarazione che in sede Onu, su iniziativa dell’UE, richiede la depenalizzazione dell’omosessualità e una sorta di moratoria universale della discriminazione fondata sull’orientamento sessuale e l’identità di genere. A confermarlo è stato il coro di quanti, per difendere il Vaticano, hanno denunciato un trappolone mediatico teso contro la Santa Sede, come se la posizione “ufficiale” della Chiesa Cattolica (e dell’attuale Pontefice) non fosse sul tema assolutamente chiara. Chiaramente contraria alla persecuzione giudiziaria dell’omosessualità. E chiaramente favorevole a forme di “giustificata” discriminazione civile degli omosessuali.
Si legga a questo proposito un documento di esemplare chiarezza come “Alcune considerazioni concernenti la risposta a proposte di legge sulla non discriminazione delle persone omosessuali” pubblicato a firma di Joseph Ratzinger sull’Osservatore Romano del 24 luglio 1992, in cui sono tratte le conseguenze più direttamente politiche delle considerazioni di natura dottrinaria contenute nella Lettera De pastorali personarum homosexualium cura, della Congregazione per la Dottrina della Fede (10 ottobre 1986). Scriveva l’allora Prefetto dell’ex Sant’Uffizio e oggi Papa Benedetto XVI: “10. La “tendenza sessuale” non costituisce una qualità paragonabile alla razza, all’origine etnica, ecc. rispetto alla non-discriminazione. Diversamente da queste, la tendenza omosessuale è un disordine oggettivo e richiama una preoccupazione morale. 11. Vi sono ambiti nei quali non è ingiusta discriminazione tener conto della tendenza sessuale: per esempio nella collocazione di bambini per adozione o affido, nell’assunzione di insegnanti o allenatori di atletica, e nel servizio militare. 12. Le persone omosessuali, in quanto persone umane, hanno gli stessi diritti di tutte le altre persone, incluso il diritto di non essere trattate in una maniera che offende la loro dignità. Fra gli altri diritti, tutte le persone hanno il diritto al lavoro, all’abitazione, ecc. Nondimeno questi diritti non sono assoluti. Essi possono essere legittimamente limitati a motivo di un comportamento esterno obiettivamente disordinato. Ciò è talvolta non solo lecito ma obbligatorio, e inoltre si imporrà non solo nel caso di comportamento colpevole ma anche nel caso di azioni di persone fisicamente o mentalmente malate. Così è accettato che lo stato possa restringere l’esercizio di diritti, per esempio, nel caso di persone contagiose o mentalmente malate, allo scopo di proteggere il bene comune.”
E’ certo vero che la materia delle normative anti-discriminatorie, che il cardinale Ratzinger discuteva in questo documento, è quella in cui il politically correct si è sempre espresso nelle forme giuridicamente più inconsistenti e ideologicamente più polverose, ipotizzando una serie di “discriminazioni positive” che ledono in generale il principio dell’uguaglianza giuridica e costituiscono un fattore di grave disordine normativo. Ma è altrettanto vero che essere contro le discriminazioni positive non comporta automaticamente essere per le discriminazioni negative.
La Chiesa, nella sua dottrina ufficiale, continua a considerare l’omosessualità alla stregua di una patologia psichica e di una perversione morale di carattere sostanzialmente anti-sociale. E’ questa diagnosi – diciamo così –  datata, non una naturale e liberale diffidenza nei confronti del costruttivismo giuridico, a dettare le ragioni e il sentimento dell’opposizione vaticana alle normative anti-discriminatorie.
Non è un problema da poco, né del tutto impolitico, come non è puramente dottrinaria e priva di conseguenze sociali la misoginia o la vera e propria “ginofobia” del fanatismo islamico, anche quando non sfocia in comportamenti persecutori e violenti.


Autore: Carmelo Palma

Torinese, 44 anni, laureato in filosofia. E' stato dirigente radicale, consigliere comunale di Torino e regionale del Piemonte. Direttore dell’Associazione Libertiamo e della testata libertiamo.it. Gli piace fare politica, non sempre gli riesce.

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