Ministro Prestigiacomo, non penalizzi gli Ogm

Lettera aperta al Ministro dell’Ambiente, da Il Giornale del 2 dicembre 2008

Gentile Ministro,
come Lei sa, la comunità scientifica sembra significativamente concorde nell’escludere che dalle biotecnologie agro-alimentari discendano rischi accertati per la salute umana e per gli equilibri ambientali. D’altra parte, i cosiddetti piani di coesistenza definiscono i criteri operativi da adottare perché l’agricoltura OGM non danneggi né precluda le colture convenzionali e biologiche.
Se dunque la maggioranza degli esperti continua, ormai da tempo, a rassicurare con robusti argomenti l’opinione pubblica e i decisori politici, le motivazioni ideologiche “inquinano” il dibattito e non consentono un’analisi concreta.
Il paradosso, nel caso italiano, è quello di un Paese che da un lato ha decretato una moratoria di fatto sulla coltivazione e sulla ricerca in campo aperto degli organismi geneticamente modificati e dall’altro “dimentica” che il 90 per cento dei mangimi italiani, inclusi quelli impiegati nelle filiere di qualità, è etichettato come OGM. Allo stesso modo, in Italia ed in Europa, molti sembrano “dimenticare” quanto le colture OGM possano accrescere la capacità produttiva dei paesi più poveri, contribuendo a soddisfarne il fabbisogno alimentare. Come ha riconosciuto il presidente della Commissione Europea, Josè Manuel Barroso, le forti limitazioni imposte alla ricerca e allo sviluppo delle biotecnologie agroalimentari in Europa stanno provocando un gap di competitività del Vecchio Continente rispetto ai maggiori paesi esportatori, che potrebbe avere conseguenze molto negative per l’intera agricoltura europea.
Gli ostacoli all’importazione di OGM dal resto del mondo rischiano di provocare in Europa un aumento dei prezzi delle commodity agricole, con pesanti conseguenze sul futuro del settore dell’allevamento. L’ambiguo atteggiamento europeo, d’altro canto, è palesemente in contrasto con gli impegni assunti in sede WTO. Vi è il rischio concreto che gli Stati Uniti possano reagire imponendo sanzioni all’importazione di prodotti europei: in quel caso, sarebbe l’economia italiana a pagare le conseguenze più dure, a partire dal comparto del vino.
Nel Consiglio Europeo del 4 e 5 dicembre, la presidenza di turno francese proporrà ai ministri dell’ambiente di includere delle obbligatorie “valutazioni di natura socio-economica” nei già complessi e difficili processi di approvazione delle coltivazioni di OGM. A differenza delle valutazioni scientifiche, che garantiscono la sicurezza delle colture o delle produzioni OGM, i criteri di compatibilità socio-economica sembrano introdurre limiti surrettizi all’ingresso di nuovi produttori agricoli e insostenibili barriere non tariffarie nel commercio con gli altri paesi produttori.
Lungi dall’essere una difesa per l’ambiente e per la qualità dell’alimentazione, i vincoli politici e burocratici sulla coltivazione e il commercio di prodotti agricoli geneticamente migliorati potrebbero provocare un aumento dei prezzi interni, la perdita di competitività del settore agro-alimentare italiano, la preclusione di un fondamentale “filone” di ricerca applicata e la chiusura per i produttori italiani dell’importante mercato nord-americano.
Il governo Berlusconi, con l’apporto delle regioni, ha mostrato nelle ultime settimane un approccio molto pragmatico, avviando un percorso che potrà permettere in tempi ragionevoli di avviare nel nostro paese la sperimentazione delle coltivazioni OGM in campo aperto. Contiamo sul fatto che l’Italia partecipi con il medesimo spirito al Consiglio Europeo, operando per evitare che vengano adottate ulteriori misure restrittive sugli OGM.

I parlamentari del Pdl: Benedetto Della Vedova, Giorgio Stracquadanio, Giuliano Cazzola, Enzo Raisi, Lucio Malan, Santo Versace, Lella Golfo, Giuseppe Moles, Roberto Tortoli, Peppino Calderisi, Chiara Moroni, Fabio Gava, Raffaello Vignali


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