“La classe” di Laurent Cantet: a scuola come alla guerra

Di Gianfranco Cercone

“La classe” (titolo originale: “Entre les murs”, vincitore della Palma d’Oro all’ultimo festival di Cannes) è un film sulla scuola che non somiglia ai tipici film sull’argomento, a causa di una drastica e rigorosa impostazione: si svolge interamente in un edificio scolastico. Della vita privata esterna degli studenti e degli insegnanti, non veniamo a sapere nulla, se non ciò che si riflette in aula durante lo svolgimento delle lezioni. Il centro focale del film sono proprio i dialoghi in classe fra un professore e i suoi studenti.

Ma se, con questo, pensate che “La classe” sia un film noioso, vi sbagliate di grosso. Anzi, raramente capita di vedere un film così teso e incalzante.

La tensione di un racconto, si sa, scaturisce sempre da un conflitto tra i personaggi.

E qui il conflitto tra il professore e gli studenti è palpabile e costante, tale da trasformare le lezioni in un corpo a corpo mediato dalle parole.

Ma se di solito al cinema il motivo del conflitto – almeno il motivo apparente –  è ben precisato, in questo caso è del tutto ambiguo, oscuro forse agli stessi contendenti.

Perché insomma le lezioni del professor François, insegnante di letteratura francese in un liceo alla periferia di Parigi, si trasformano spesso in discussioni accalorate, se non in liti?

La prima risposta che viene in mente è che la pedagogia, imponendo doveri e disciplina, è sempre anche, fatalmente, in qualche misura, autoritaria; e a ogni autorità può corrispondere una ribellione.

Ma se ciò è sempre vero, in questo caso si avverte negli studenti un risentimento eccezionalmente esasperato.

E non è certo un dato secondario che la classe del film sia composta in gran parte da immigrati di varie etnie; e che l’insegnante protagonista insegni proprio lettere francesi.

Voglio dire: se gli scontri fra loro vertono di volta in volta sull’utilità dello studio del congiuntivo; sull’opportunità di assegnare un tema autobiografico, leggendo poi gli svolgimenti in classe; su chi deve leggere ad alta voce un brano del “Diario di Anna Frank”; il vero antagonista degli studenti è forse proprio la società e la cultura francese, odiata da chi se ne sente escluso come se ne fosse indegno; ma oggetto, allo stesso tempo, di inconfessata ammirazione.

Tutto ciò, come accennavo, non è detto a chiare lettere nel film di Cantet. Quel che vediamo sono le parti in cause – insegnanti e studenti – già immerse in un conflitto annoso, che logora, inacidisce entrambi i contendenti, suscita scoppi di violenza verbale e anche fisica; e che è certamente destinato a rinnovarsi di classe in classe.

Quella del film è una scuola di trincea (nel senso appena detto). Ma questa metafora, un po’ logora, si incarna e si sfaccetta in episodi e in psicologie, consentendoci di leggerli in profondità, ma senza mai forzarli; lasciandoci l’impressione, sempre un po’ indefinita e contraddittoria, della vera realtà quotidiana.


Autore: Gianfranco Cercone

Laureato in Lettere (con specializzazione in materie dello spettacolo) presso l'Università La Sapienza di Roma. È redattore della rivista "Cinema Sessanta" e collabora con la Biblioteca del Cinema "Umberto Barbaro". Cura per Radio Radicale la rubrica di critica "Cinema e cinema".

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