Il rito barocco della raccolta delle firme

http://www.castelfidardo.it/pubblicazioni/2008/1/news/sociale/716/firme.jpgdi Andrea Bernaudo

In Italia, in occasione delle elezioni, a tutti i livelli, i partiti devono impegnarsi in un estenuante spreco di tempo e di fatica per raccogliere sottoscrizioni al fine di presentare le rispettive liste. Ogni volta risse, contestazioni, etc. (ciò non toglie che siano previste eccezioni, per i contrassegni dei partiti già rappresentati, alle elezioni nazionali: ed è già una discriminazione difficilmente giustificabile, se consideriamo la ratio della normativa).

La raccolta di firme (certificate ed autenticate) sulle liste, infatti, dovrebbe servire a dimostrare che un dato partito e/o candidato gode di un determinato consenso minimo, legalmente comprovato, che gli consente di competere ragionevolmente per le cariche in palio, e non di utilizzare spazi pubblici – affissioni, spazi regolamentati sulle radiotelevisioni, etc., fino al posto nelle schede elettorali – a sbafo, per capriccio, e comunque in spregio a ogni razionalità.

Bene: in Abruzzo la lista del Pdl  ha rischiato di essere esclusa per irregolarità ed  è stata riammessa, dopo essere stata eslusa con riserva,  dall’ufficio elettorale centrale presso la Corte d’Appello dell’Aquila alle prossime elezioni regionali del 30 Novembre.

Ora, al di là dell’approssimazione ed inadeguatezza di chi ha avuto la responsabilità di raccogliere e presentare le liste (circostanza che meriterebbe comunque un approfondimento e provvedimenti immediati) nel caso in cui vi fosse stata l’esclusione del PDL dalla competizione elettorale  avremo ottenuto un risultato paradossale a cui condurrebbe la nostra normativa: il Partito che gode, sulla carta, di almeno la metà del consenso elettorale della regione Abruzzo, e che risulta ampiamente favorito, non avrebbe potuto  competere alle elezioni regionali. E perché? Perché, non avendo raccolto (validamente) le firme, non era stato  in grado di dimostrare  di possedere  quel livello minimo di consenso potenziale per poter aspirare, al più, ad ottenere un seggio: altro che a vincere le elezioni (questa, ripetiamo, è l’unica ratio della raccolta delle firme).

In che diavolo di democrazia viviamo?

In Inghilterra, chi si vuole candidare lascia una cauzione, un deposito di qualche migliaio di sterline e se prende meno del 2,5 o del 5% in funzione del livello della competizione, perde questa somma lasciata a garanzia.

Semplice no?

Allora, anziché polemizzare sul reinserimento delle preferenze, perchè non si comincia a rendere meno antiquato e farraginoso il nostro procedimento elettorale, a partire dall’eliminazione di autenticazioni e raccolte di firme sulle liste elettorali, e sostituendo questo meccanismo con un agile e ben modulato meccanismo di cauzioni, capace di scoraggiare candidature bizzarre o del tutto marginali? Sarebbe già un piccolo passo per liberarci da questi insopportabili strascichi giudiziari, che finiscono col trascinarci nel ridicolo.


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