Badanti, i permessi non arrivano

http://etleboro.com/picture_library/immigrazione-fila-permesso-soggiorno-364-ansa.jpgDa Corriere.it del 9 settembre 2008

Il rischio è che adesso sia tutto da rifare. Perché la lotteria dei permessi agli immigrati si arricchisce di un’ulteriore incognita. Dopo il blocco del rilascio dei nulla osta imposto dai giudici del Tar alla prefettura di Milano, nuovi ricorsi potrebbero essere presentati nelle altre città italiane. L’udienza davanti al tribunale amministrativo che dovrà pronunciarsi sul ricorso della Cisl è stata fissata il 21 ottobre. In quella sede si stabilirà se, come sostiene il sindacato, ci siano state irregolarità nella procedura informatica dell’ormai famoso «click day» del 15 e 18 dicembre 2007. E se la confederazione dei lavoratori l’avrà vinta, al Viminale si preparano ad affrontare analoghe dispute giudiziarie. Con il timore più che fondato che quanto fatto sinora sia stato inutile, perché ad essere annullato potrebbe essere l’intero impianto messo in piedi per attuare il decreto flusso 2008.

Accolta un’istanza su dieci
I controlli vanno a rilento. Su 740.000 domande presentate ne sono state esaminate soltanto 130.882. E quelle accolte sono appena 76.869. Per oltre 9.000 stranieri sono state le questure a fornire parere contrario — nella maggior parte dei casi si trattava di persone già sottoposte a provvedimento di espulsione, oppure con precedenti penali — mentre in altri 35.000 casi sono i datori di lavoro a non possedere i requisiti economici per potersi permettere badanti e collaboratori. Ad alcuni di loro (poco più di quattromila) è stato concesso di poter integrare la documentazione già presentata. Il resto delle istanze è stato respinto. L’assenza dei dati necessari all’accoglimento e le verifiche effettuate per cercare una soluzione certamente necessitano di tempi più lunghi, ma non è questa la causa principale del ritardo. In realtà i tecnici attendono di sapere quali decisioni prenderà il governo in merito al nuovo decreto flussi che potrebbe essere varato entro la fine di novembre, così come prevede la legge Bossi-Fini. Al ministero del Welfare sono convinti che si possano prevedere altri 170.000 posti, ma il titolare dell’Interno Roberto Maroni ha manifestato più volte la sua contrarietà a provvedimenti che «siano sanatorie o comunque regolarizzazioni di massa mascherate». Secondo il direttore del dipartimento Immigrazione, Mario Morcone, il rilascio di un numero di permessi uguale a quello previsto dal «click day» potrebbe bastare per accogliere tutte le domande di chi ha le caratteristiche richieste ma rischia di rimanere fuori per questioni di orario. Come si ricorderà, la graduatoria viene infatti stilata in base al momento di inserimento della richiesta nel sistema informatico del Viminale. Ma i rischi per quanto sta accadendo davanti al tribunale amministrativo, convincono sulla necessità di attendere prima di decidere nuove iniziative che portino a un numero più alto di permessi rilasciati.

Le domande inserite a pacchetto
Gli esperti del ministero dell’Interno stanno predisponendo il ricorso contro la Cisl nel quale sosterranno che non c’è stata irregolarità. E spiegheranno che se qualcuno è stato penalizzato, sono stati proprio i lavoratori che si erano rivolti a sindacati e altre organizzazioni perché nel loro caso le richieste non sono state inserite una per una, ma «a pacchetto» e questo può aver determinato blocchi nell’inserimento dei moduli. Come si ricorderà, in vista del «click day» anche molti stranieri si sono organizzati per raccogliere le domande dei propri connazionali e si sono fatti pagare profumatamente per il disturbo di inserire l’istanza. «La scelta di procedere attraverso internet — chiariscono al Viminale — era stata fatta proprio per evitare che ci fossero favoritismi o corsie preferenziali. A parità di requisiti, vince infatti chi è stato più veloce a presentare l’istanza. E noi avevamo più volte specificato che il rischio di non seguire la procedura così come illustrato sul nostro sito web, avrebbe potuto comportare delle difficoltà».

L’ansia delle famiglie
I timori delle famiglie sono sempre gli stessi e riguardano la possibilità di poter continuare a ospitare le oltre 300.000 colf e badanti che hanno già chiesto il permesso. Nonostante il decreto flussi sia riservato a chi sta all’estero e vuole venire a lavorare in Italia, è noto che la maggior parte ha già varcato i confini e ha trovato un impiego «in nero». Nel giugno scorso, quando il governo presentò i provvedimenti di legge che acceleravano la procedura di espulsione e prevedevano norme più severe per gli stranieri clandestini, si aprì il dibattito sulla sorte da riservare a colf e badanti. I ministri Carfagna e Sacconi hanno pronto un emendamento che di fatto esclude dall’inasprimento delle leggi, «chi assiste persone che abbiano compiuto il settantesimo anno di età, oppure siano affette da gravi patologie o handicap che ne limitano l’autosufficienza e dispongono di riconoscimento dell’indennità di accompagnamento». Finora Maroni ha avuto un atteggiamento piuttosto tiepido. «Chi stabilisce che questo tipo di lavoro è socialmente più utile di quello svolto da un operaio?», si è chiesto più volte. In realtà — pur senza alcuna direttiva scritta — le forze di polizia sono state invitate ad avere un occhio di riguardo nei confronti di chi assiste anziani e bambini durante i controlli che vengono effettuati in strada. Ma è un escamotage che non può essere utilizzato in eterno.

Fiorenza Sarzanini


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