Nude sul palco per i diritti dei precari

Da Corriere.it del 6 settembre 2001

MILANO – L’avevano promesso e l’hanno fatto. Hanno attuato uno strip-tease, sia pur «velato» dietro un lenzuolo bianco con retroilluminazione – le centraliniste precarie «licenziate» dall’ospedale di Legnano dopo sei anni di lavoro interinale, che nei giorni scorsi si erano provocatoriamente «messe all’asta» sul web. Come annunciato in un secondo video su Youtube, intorno alle 11 di venerdì sono salite sul palco del teatro della Cooperativa di Milano. Vestite di tutto punto, hanno lanciato il loro monito sugli effetti crudeli del precariato e pubblicizzato lo sciopero in programma per il 19 settembre a Roma. Poi hanno dato il via allo spettacolo, davanti a telecamere e macchine fotografiche.
LANCIO DI LINGERIE – Si sono nascoste dietro un telo e, sulle note del «Nessun dorma» di Giacomo Puccini, hanno tolto i vestiti fino agli slip e ai reggiseni, lanciati oltre il separé a prova dell’integralità dello spogliarello. «Ma avevamo altra biancheria intima addosso. La nostra era una provocazione pulita che non doveva intaccare la nostra dignità», precisa Ornella Cameran, rappresentante del sindacato Rdb/Cub. Pochi minuti di casto e un po’ impacciato show, nell’imbarazzo loro e dei giornalisti in platea, a ben guardare quasi tutti precari anche loro. Poi riappaiono, coperte da coloratissime vestaglie e alzano uno striscione sul quale a spray è scritto: «A.A.A. vendesi precarie» e annunciando per il 19 settembre a Roma uno «sciopero dei precari». Lo spettacolo è andato anche in diretta su C6tv, una web tv milanese (il video). Sul palco erano in nove. Delle undici precarie solo due hanno mancato l’appuntamento. «La pressione è tanta», sottolinea Cameran.
«NON SIAMO ABITUATE» – Cercando di chiudere il più possibile le pieghe delle loro vestaglie davanti all’insistenza degli scatti delle macchine fotografiche e delle telecamere e scusandosi a più riprese perché «noi non sappiamo fare queste cose, non siamo abituate a parlare con la stampa», Milena, Antonella, Elena, Conny e le loro colleghe hanno raccontato la loro vicenda lavorativa nel call-center dell’Azienda ospedaliera di Legnano. «Siamo le prime vittime della Legge Brunetta: la precarietà cronica viene risolta lasciando tutti a casa», hanno detto le licenziate, età media 35 anni, tutte diplomate e una, Sonia, anche laureata in Scienza Politiche. Sono determinate più che arrabbiate, ma soprattutto preoccupatissime per il loro futuro: «Molte di noi hanno famiglia, dei figli, dei genitori molto anziani da aiutare, adesso casa facciamo, come facciamo a tirare avanti?».
OFFERTA DALL’OSPEDALE – Ieri, in extremis, si è fatta viva persino l’azienda ospedaliera di Legnano. «Forse un tentativo di fermare lo strip tease. Fatto sta – racconta Cameran – che ci hanno proposto di entrare in una cooperativa che si occupa delle pulizie nell’ospedale. La prenderemo in considerazione. Abbiamo bisogno di lavorare e non ci tiriamo indietro». Quello con la direzione dell’ospedale, prosegue, «è stato un incontro duro, pieno di tensione, ma non ci ha dissuaso. Siamo andate fino in fondo come annunciato». Nel carnet delle ex centraliniste non c’è solo la proposta dell’ospedale di Legnano. Dopo la provocazione lanciata via Internet, si è fatta viva anche un’azienda di Segrate offrendo un posto per una di loro. In calendario c’è anche un incontro con Ezio Casati, l’assessore alle Attività economiche, che ha chiesto di incontrarle.


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