Il Polo Nord? Più inquinato un secolo fa

http://www.agoramagazine.it/agora/local/cache-vignettes/L338xH493/inquinamento-60876.jpgDa Corriere.it del 21 agosto 2008

Sorpresa tra i ricercatori che analizzano i ghiacci artici alla ricerca dell’inquinamento prodotto dall’uomo. Il carotaggio (tecnica che consiste nell’estrarre lunghi cilindri di ghiaccio dal terreno) ha mostrato che l’aria rimasta imprigionata a inizio secolo era più contaminata di cadmio, tallio e piombo di quella odierna. I ricercatori del Desert Research Institute hanno iniziato gli scavi in Groenlandia con il preciso intento di creare una mappa cronologica della qualità dell’aria negli ultimi tre secoli. Gli scavi sono andati in profondità e le carote di ghiaccio estratte hanno permesso di risalire fino all’aria del 1772. Nelle attese degli studiosi il periodo più inquinato sarebbe dovuto essere il decennio 1960-70, epoca in cui il problema dell’inquinamento balzò all’attenzione dell’opinione pubblica. Invece cadmio, tallio e piombo abbondano nell’aria che si respirava in Groenlandia a inizio Novecento. I risultati sono stati pubblicati sui Proceedings of the National Academy of Science.

FUMO DI LONDRA – Altro che belle époque: per l’Europa l’atmosfera non era certo della più salubri: la seconda rivoluzione industriale portò un po’ ovunque per il continente – e soprattutto quella parte che si affaccia all’Oceano Atlantico – fabbriche alimentate a carbone. Sulla costa orientale degli Stati Uniti non si stava molto meglio. Il risultato di tanto carbone combusto è che la concentrazione di cadmio, tallio e piombo era fino a cinque volte superiore a quella odierna, e ben dieci volte di più rispetto all’era pre-industriale. I professori a capo della ricerca, Joseph MacConnell e Ross Edwards, seppur sorpresi invitano a non travisare il significato dei risultati. Ancora oggi i livelli dei tre pericolosi metalli nell’aria sono preoccupanti e il miglioramento, dovuto ai migliorati metodi di combustione e al passaggio agli idrocarburi liquidi, riguarda esclusivamente il Nord Atlantico; «Altre regioni artiche potrebbero registrare dati diversi e aumentati decisamente negli ultimi anni – commenta Edwards – ad esempio a causa della rapida crescita delle economie asiatiche basate in larga parte ancora sul carbone».

Gabriele De Palma


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