Caso Englaro, il Pdl tuteli tutti gli spazi di libertà

di Piercamillo Falasca e Carmelo Palma da LAB del 24 luglio 2004

In campagna elettorale Berlusconi rispose alle critiche di chi giudicava padronale la conduzione del Pdl giocando sulla dicotomia monarchia-anarchia. Il Pdl sarebbe stato insieme anarchico e monarchico. Monarchico perché fondato e tenuto in piedi dal suo leader, anarchico perché ognuno avrebbe potuto esprimere in piena libertà e con uguale diritto le proprie posizioni sui problemi di carattere etico-morale. A noi il divertissement berlusconiano piacque e non stupì affatto: esprimeva, in forma scherzosa, la quintessenza del “berlusconismo”, quell’esperienza politica innovatrice (anche rispetto alla tradizione europea) che fin dalla sua nascita ha saputo coniugare la cultura laica con il conservatorismo liberale.
In tutti gli ambiti, dall’economia ai diritti civili, questa sintesi eclettica (capace di attingere da diverse tradizioni senza sposarne, fino in fondo, nessuna) poggiava sull’affermazione della centralità della libertà e della responsabilità individuale.
Oggi il Popolo della Libertà affronta la sfida del suo consolidamento come partito “a vocazione maggioritaria”. Esaurita l’epoca della politica identitaria, nella quale ogni partito si rivolgeva ad un segmento specifico dell’elettorato, offrendo ad esso una specifica piattaforma valoriale (cioè una base di auto-identificazione ideologica), oggi si rende necessaria una profonda rielaborazione dell’idea di partito e di offerta politica.
Un partito che ambisce, da solo, al governo del paese deve saper parlare a tutti gli elettori, elaborando proposte che sappiano riflettere differenti convinzioni personali e riconoscere la legittimità politica del desiderio di libertà e autodeterminazione individuale. Nelle questioni economiche come in quelle civili. L’elettorato del Pdl, il “popolo della libertà” strictu sensu, è un insieme estremamente variegato e plurale di individui, profondamente diversi per reddito, residenza, ambizioni e convinzioni religiose e morali. Non si può pensare di rappresentare questo “popolo” offrendo ad esso una identità monolitica: il partito del popolo delle libertà  è tale se promette il rispetto degli spazi di libertà di ognuno, non se impone una irrealistica “unificazione” etico-morale.
Da questo punto di vista, il “caso Englaro” è un importante banco di prova per il Pdl. L’81 per cento degli italiani, stando ad un sondaggio di Swg, si è dichiarato favorevole all’interruzione dell’alimentazione e dell’idratazione artificiale per pazienti che versino nelle condizioni di Eluana e abbiano manifestato il rifiuto per una vita puramente artificiale. I sondaggi vanno presi con cautela e non ci interessa affermare, pur se la logica dei numeri ce lo consentirebbe, che la maggioranza degli elettori del Pdl è favorevole all’interruzione del trattamento sanitario. Diciamo però che, evidentemente, in questo 81 per cento vi è una quota molto rilevante di coloro che hanno votato e votano per il Popolo della Libertà. Si può affermare che questi elettori semplicemente “sbagliano”, ma se lo si fa, si rinuncia  all’idea berlusconiana di partito “anarchico a vocazione maggioritaria” per adottare quella di partito “etico a vocazione minoritaria”. E’ legittimo ma, a nostro giudizio, politicamente suicida.
Meglio, molto meglio sarebbe che il maggiore partito italiano adottasse la linea, invero prudente, suggerita nella mozione presentata ieri da Benedetto Della Vedova insieme ad una decina di parlamentari del Pdl (Boniver, Calderisi, Costa, Golfo, Moroni, Nirenstein, Nucara, Papa, Pepe). Anziché partire lancia in resta contro la Cassazione, che ha riconosciuto, a fronte di una richiesta di giustizia, un diritto (quello a prestare o revocare il consenso ai trattamenti sanitari) che è inscritto a chiare lettere nei principi e nelle norme dell’ordinamento giuridico italiano, sarebbe il caso che il Parlamento e il Governo completassero il percorso di ratifica della Convenzione di Oviedo (e dunque disciplinassero la materia del testamento biologico), senza “contraddire i principi dell’ordinamento che, a partire dalle disposizioni costituzionali, fondano la legittimità del rapporto terapeutico sul principio del consenso e sulla indisponibilità della vita e della volontà dei pazienti”.

Piercamillo Falasca e Carmelo Palma


Autore: Carmelo Palma

Torinese, 44 anni, laureato in filosofia. E' stato dirigente radicale, consigliere comunale di Torino e regionale del Piemonte. Direttore dell’Associazione Libertiamo e della testata libertiamo.it. Gli piace fare politica, non sempre gli riesce.

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