Londra, la muffa che uccide i ricordi

Da Corriere.it del 21 luglio 2008

LONDRA — Se conservate gelosamente le videocassette con i primi vagiti di vostro figlio ormai trentenne, il consiglio è uno solo: mettetevi un paio di guanti e andate subito a ispezionare il prezioso materiale. Se sui nastri notate una strana polvere bianca la fine dei vostri ricordi è segnata. La terribile muffa che sta distruggendo i momenti magici di mezza Gran Bretagna ha colpito anche voi. L’allarme è serio. Le estati piovose degli ultimi tre anni hanno aumentato il tasso di umidità nelle cantine e nei solai del Paese. Sono già decine di migliaia i video contaminati.

Non solo nelle case ma anche nelle biblioteche e negli archivi. E, cosa ancora più devastante, la muffa è terribilmente contagiosa. «Noi ormai apriamo le casse che contengono i vhs in una stanza a parte — racconta all’Observer Chris Frear che ha un negozio specializzato in Scozia — e poi ci laviamo e disinfettiamo le mani perché il fungo si propaga in un attimo. Se per sbaglio una cassetta malata finisce dentro i nostri macchinari, il contagio è inevitabile, peggio del morbillo». A rischio sono soprattutto le cassette, video e audio, girate negli anni 80 e 90 perché il processo degenerativo comincia più facilmente quando il materiale è ormai vecchio. I nastri, infatti, sono fatti di cellulosa ricoperta di ossido ferrico che con il tempo si asciuga e diventa fragile. Se il fungo attacca, il filmino diventa irrecuperabile anche nelle mani più esperte. «Ci piange il cuore — spiega Beth Frear che lavora con il figlio in Scozia — chiamare il cliente e dirgli che il materiale è ormai inservibile ma la muffa è molto peggio di un nastro rotto o consumato». Le biblioteche del Regno stanno già correndo ai ripari. A Londra la British Library Sound Archive controlla periodicamente tutti gli scaffali e al minimo sospetto mette tutto in quarantena. «Sterilizziamo i nastri colpiti attraverso l’irradiazione. Il pericolo è che le spore raggiungano il resto della collezione». I nemici più temibili, oltre all’umidità, sono la luce, la mancanza di ventilazione e gli sbalzi di temperatura. «In un museo — dice ancora Frear — le collezioni di solito vengono conservate in scatole ammassate nelle librerie, in attesa dei soldi per digitalizzare tutto. Pochi curatori realizzano che, nel frattempo, il materiale si sta già autodistruggendo ».

Per limitare l’epidemia la British Library Sound Archive ha diffuso un decalogo per la perfetta conservazione dei ricordi: tenere il materiale al buio, lontano dalle fonti di calore e in locali riscaldati l’inverno. Le scatole non devono assolutamente essere depositate in solaio o in cantina, meno che mai nei capanni in giardino. La muffa killer può diffondersi anche in Italia dove crescono come funghi i negozi specializzati nella digitalizzazione di foto, nastri, Vhs e anche dischi in vinile. Gli esperti raccomandano di non perdere tempo e di controllare subito, con circospezione, tutto il materiale conservato. Se ci si trova di fronte a una cassetta sospetta l’ultima cosa da fare è soffiare via la polvere bianca perché si rischia di contagiare tutta la collezione. Un altro errore fatale è cercare di vedere il video. In un attimo anche il vostro lettore di Vhs sarebbe contaminato. È permesso, invece, utilizzare un panno sterile per pulire le aree colpite. Ma è imperativo lavarsi le mani dopo l’operazione. Se volete stare tranquilli chiamate una squadra di disinfestazione. Visionerà per voi i ricordi più cari e salverà il salvabile.

Monica Ricci Sargentini


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