Le grandi manovre contro il crac dei cieli

http://www.anticoemoderno.it/Antico/Varie/ingrandimenti/Lume%20a%20petrolio.jpgDa Repubblica.it del 19 luglio 2008

ROMA – Per evitare la bancarotta da caro petrolio le compagnie aeree scelgono l’austerità. Il prezzo per noi passeggeri è l’azzeramento dei diritti più ovvi, come la certezza dell’ora di partenza o la possibilità di portarsi i bagagli. Con rischi anche per la sicurezza: le americane Continental e Us Airways, infatti, riempiono al minimo i serbatoi dei propri aerei e l’effetto è stato l’aumento degli atterraggi d’emergenza.

Anche se in Europa e in Italia le norme più stringenti sulle quantità minime impediscono che l’esempio possa essere replicato, anche da noi il conto in termini di disagi e di maggiori spese è molto salato. La risposta più ovvia al caro greggio, l’aumento dei prezzi, per quanto molto praticata, si è rivelata insufficiente: gli orari estivi hanno visto una serie di rialzi del "fuel surcharge", la parte della tariffa che dovrebbe coprire gli sbalzi del prezzo del petrolio. Ritocchi tra i 2 e 20 euro da parte di tutti i big, Air France, Lufthansa, Austrian. Ma la concorrenza impedisce di scaricare l’intero aumento direttamente sul prezzo dei biglietti, bisogna tirare la cinghia.

E allora spazio alla creatività: Singapore Airlines ha ridotto l’acqua minerale a bordo per tagliare il peso, American Airlines tassa 15 dollari ogni bagaglio, compreso il primo. Una scelta che poi è stata replicata da tutti i concorrenti statunitensi. Sempre negli Usa Southwest ha messo nel mirino gli obesi, costretti a pagare un secondo biglietto se il loro girovita impedisce di abbassare i braccioli.

Lufthansa ha raddoppiato la frequenza dei lavaggi della fusoliera degli aerei. Ma la salute dei clienti non c’entra. Il jet pulito, assicurano gli esperti, consuma meno. La belga Sabena è stata la prima a ridurre le velocità di crociera, poi imitata da tutti. Alitalia ha chiesto di volare a quote più alte per subire minor resistenza nel volo.

Poi si cercano nuove fonti d’entrata: negli Usa la Delta ha introdotto la pubblicità sulle carte d’imbarco, mentre le low cost hanno "spezzettato" ogni parte del processo imbarco-volo-servizi-arrivo per aggiungere nuove voci di costo. E così Ryanair fa pagare ai meno tecnologici anche il check in, solo chi si trova il posto su Internet può evitare il balzello.

Ma si tratta di palliativi. Così American, United, Delta, Continental e Northwest hanno deciso: se volare costa troppo, l’unica soluzione è volare lo stretto necessario. E hanno chiesto al Dipartimento dei trasporti la possibilità di tagliare i voli internazionali quando la domanda è fiacca, a scapito della certezza su partenze e arrivi. Il tutto dando per scontato una riduzione dei collegamenti: bloccate le nuove tratte con la Cina di Us Airways e Northwest, United non aprirà più la suggestiva Washington-Mosca.

Sul mercato interno è già così: i posti reali offerti dal prossimo autunno scenderanno dell’8%-10%, ma sugli orari ufficiali i voli soppressi sono molti meno. L’obiettivo è quello azzerare i viaggi con aerei semivuoti senza ridurre l’appeal dell’offerta, sempre più virtuale però, visto che gli orari vengono modificati in tempo reale. I passeggeri quasi non se ne accorgono perché già ora il 30% non arriva o parte nell’ora prevista sul biglietto. Se si passa per i grandi hub, come New York, Atlanta, Dallas o Chicago, la percentuale sale al 50%.

Dal punto di vista della compagne l’alternativa a un cattivo trasporto aereo è nessun trasporto aereo, almeno fin quando il petrolio resterà intorno ai 130 dollari. Il carburante rappresenta la voce di spesa principale, più del personale, e vale tra il 20 e il 30% dell’intero fatturato. Una voce che in un anno è quasi raddoppiata (+80%).

Trimestre dopo trimestre i bilanci del settore peggiorano sempre più e così, oltre ai passeggeri pagano anche i lavoratori: tutte le americane, British Airways e l’australiana Qantas hanno portato il conteggio dei licenziamenti già oltre 45.000. Questa cura da cavallo sembra funzionare: il prezzo del cherosene in una settimana è sceso del 10%. Chissà se saperlo basterà a consolare i turisti nelle lunghe attese negli aeroporti.


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