Macché Obama! Il vero cambiamento è nel libero mercato

Intervista di Cristiano Bosco a Newt Gingrich, da L’Opinione

“Non appena gli americani scopriranno quali sono le vere soluzioni di Barack Obama su energia, economia, sicurezza nazionale ed educazione, comprenderanno che il problema non è legato alla sua esperienza, ma alle sue idee politiche sbagliate”. Lo dichiara Newt Gingrich, ex portavoce del Partito Repubblicano alla Camera. Gingrich è il protagonista della “rivoluzione repubblicana”, attraverso il famosissimo “Contratto con l’America”, manifesto del conservatorismo antistatalista, idea che fu ripresa anche da Silvio Berlusconi per le elezioni del 2001. Portò i repubblicani a vincere le elezioni di medio termine del ’94 e a conquistare la maggioranza della Camera, fatto che non si ripeteva da quarant’anni. Alla testa del movimento politico “American Solutions”, propone a tutti i partiti una “Platform” (programma) in 91 punti sintetizzabili in: conservazione dei valori fondamentali degli Usa per garantire più libertà individuale e modernità.

Newt Gingrich è un uomo politico concreto. Nel 1995, Time lo nominò “Persona dell’Anno”, per il modo in cui condusse la “rivoluzione repubblicana”, attraverso il famosissimo “Contratto con l’America”, quintessenza del conservatorismo antigovernativo, idea vincente che fu ripresa anche da Silvio Berlusconi per le elezioni del 2001. Portò il Grand Old Party a vincere le elezioni di medio termine del ’94 e a conquistare la maggioranza della Camera, cosa che non accadeva da quarant’anni. Da Speaker of the House riuscì a condizionare in maniera determinante, con una strenua opposizione, la politica di Bill Clinton, al punto che molti lo definirono “il primo ministro repubblicano”, figura che governava il Paese, a scapito dell’inquilino della Casa Bianca, che fu costretto a ribadire che il presidente era una figura “rilevante”. A colloquio con L’Opinione, Gingrich, ancora oggi conservatore di spicco e leader di un movimento di grande successo, dice la sua sulle elezioni presidenziali, sull’America e su numerosi altri temi.

In una recente intervista, ha dichiarato che gli elettori americani non punteranno su Barack Obama, non per la sua mancanza di esperienza, ma per le sue idee politiche. Ritiene che John McCain e i Repubblicani dovrebbero smetterla di attaccare l’inesperienza di Obama? Qual è il lato debole di Obama, sul quale dovrebbero invece concentrarsi?
Gli americani desiderano disperatamente un’elezione basata su idee e soluzioni, di un candidato che possa portare reale cambiamento all’America. In questo clima, la campagna di McCain commetterebbe un grave errore se concentrasse i propri attacchi sull’inesperienza di Obama. Il senatore McCain dovrebbe sfidare il senatore Obama, invitandolo a esprimere chiaramente le sue soluzioni e confrontarsi in un dibattito serio e civile su quali siano le migliori soluzioni per l’America. Non appena gli americani scopriranno quali sono le vere soluzioni di Obama, comprenderanno che il problema non è legato alla sua esperienza, ma alle sue idee politiche sbagliate. L’America deve fronteggiare numerose e importanti questioni riguardanti energia, economia, sicurezza nazionale ed educazione. In circa 35 giorni, più di 1 milione e 300 mila cittadini hanno firmato la nostra petizione “Drill Here, Drill Now, Pay Less” (“Trivelliamo qui. Trivelliamo ora. Paghiamo meno”), con la quale si chiede al Congresso di agire immediatamente per ridurre al più presto i prezzi della benzina. La vera domanda, quindi, è conoscere quali sono le posizioni del senatore McCain e del senatore Obama al riguardo. Il senatore Obama è d’accordo con gli americani, a favore dell’uso di energia nazionale? Se il senatore McCain decidesse di sviluppare le proprie proposte in accordo con gli americani, obbligando il senatore Obama a spiegare le sue soluzioni, la gente potrebbe iniziare a rendersi conto che le posizioni di estrema sinistra di Obama, che includono l’aumento delle tasse, non sono in sintonia con il tipo di cambiamento desiderato dagli americani.

Quando iniziò la campagna presidenziale, alcuni ipotizzarono una Sua candidatura. Dato il Suo ottimo curriculum da deputato e da Speaker of the House, molti credono tuttora che Lei sarebbe stato il perfetto candidato repubblicano. Perché decise di non candidarsi? Quali sono i Suoi progetti per il futuro?
La mia decisione di non correre per la presidenza fu una conseguenza della scelta che dovetti fare su come meglio servire il mio Paese. Mentre stavo prendendo in considerazione l’ipotesi di candidarmi alla Casa Bianca, la mia organizzazione da poco formatasi, “American Solutions for Winning the Future”, organizzava il suo primo “Solutions Day”. Dopo l’enorme successo di quell’evento, mi fu chiaro che sarei stato più efficace come leader di cittadini attraverso “American Solutions”, la quale, in seguito al “Solutions Day”, stava dimostrando di essere una voce attiva e di successo per le elezioni 2008 e oltre. Credo anche che il grado di cambiamento di cui l’America ha bisogno debba essere realizzato attraverso i 513.000 funzionari eletti nel nostro Paese – non dalla sola presidenza. Per questo motivo, per i prossimi quattro anni mi dedicherò nel rendere “American Solutions” un movimento per il reale cambiamento di cui l’America necessita. Un vero cambiamento che non arriverà da Washington, ma dal popolo americano. Il nostro primo obiettivo, nell’organizzazione, era trovare soluzioni che tutti gli americani – democratici, repubblicani e indipendenti – potessero condividere: abbiamo sviluppato con successo la “Platform of the American People”, programma che contiene 91 punti sostenuti da un vasto numero di americani. Da qui, svilupperemo una nuova generazione di soluzioni per aiutare i cittadini e i funzionari eletti a ottenere un reale cambiamento. Parte della strada in questa direzione include la trasformazione dell’attuale sistema sanitario in un sistema sanitario del 21esimo secolo, basato su scienza e tecnologia e guidato dalle imprese – progetto su cui lavoro con il mio “Center for Health Transformation”. Infine, ho deciso che mi sarei impegnato al massimo in qualità di cittadino attento alle idee e alle soluzioni, al lavoro con tutti gli americani per creare un vero cambiamento. È stata la giusta decisione.

Chi crede vincerà le elezioni a novembre, e come cambierà l’America?
A quattro mesi di distanza dalle elezioni generali, è troppo presto per dire quale candidato sarà il prossimo Presidente degli Stati Uniti. La corsa presidenziale 2008 è una delle più straordinarie e incerte della storia americana. Al momento, il senatore Obama sta guidando una campagna assai popolare e di grande successo, ma sembra che le sue posizioni si stiano spostando troppo a sinistra – alzare le tasse e promettere molti programmi costosi potrebbe danneggiarlo. Allo stesso tempo, il senatore McCain potrebbe tornare a essere un “Maverick” e dimostrare agli americani che ha soluzioni reali, nuove idee, e che non fa parte dello stesso Partito Repubblicano che abbiamo visto negli ultimi otto anni. Tutto dipende da quale candidato offrirà le migliori soluzioni per gli americani, e i prossimi mesi lo riveleranno. Ci troviamo di fronte a una scelta: il nostro governo può rimanere nel mondo che fallisce, oppure può raggiungere il resto dell’America, nel mondo che funziona. Parte della ragione per cui ho scritto il libro “Real Change” è perché sussiste un’evidente dicotomia tra il modo fallimentare in cui funzionano il nostro governo e la burocrazia e il modo con cui hanno successo l’imprenditorialità e l’innovazione. Se il senatore Obama venisse eletto e seguisse la sua politica di aumento delle tasse e di big government, potremmo assistere a un cambiamento, ma non necessariamente positivo. In ogni caso, se il senatore McCain o il senatore Obama decideranno di ascoltare gli americani e adotteranno politiche in favore di tecnologia e innovazione, incremento degli incentivi e trasformazione di sistema sanitario ed educativo, vedremo un reale e positivo cambiamento.

Recentemente, ha presentato una petizione: “Trivelliamo qui. Trivelliamo ora. Paghiamo meno”, una soluzione per abbassare il prezzo della benzina. Pensa che ciò potrebbe convincere il Congresso a votare in questa direzione?
La nostra prossima sfida è trasformare questo segnale di allarme in azione politica a Washington, convincendo il Congresso a sbloccare le risorse nazionali. Se il Congresso non sarà convinto da tutto questo, penso che gli americani mostreranno la loro disapprovazione non votando gli attuali membri di Camera e Senato il prossimo autunno. Il senatore McCain ha deciso di ascoltare gli americani prendendo una netta posizione sulla politica energetica e promettendo di mettere fine alla moratoria del 1982 che proibisce le trivellazioni di gas e petrolio al largo delle coste americane. Il senatore ha inoltre proposto di offrire 300 milioni di dollari a qualsiasi casa automobilistica o individuo in grado di sviluppare una migliore batteria per l’automobile, e 5000 dollari in benefici fiscali ai consumatori che acquistano veicoli a emissioni zero. Da tempo sono un sostenitore dell’uso di premi e incentivi per spronare l’innovazione tra i cittadini. La posizione di McCain sulla politica energetica e sugli incentivi dimostra che si sta concentrando sullo sviluppo di soluzioni positive per gli americani.

Qual è la Sua previsione per il futuro dell’economia americana? C’è qualche speranza per chi crede nel libero mercato e in un minore intervento del governo nell’economia, oppure prevarranno le istanze interventiste?
Dando un’occhiata alla storia, all’innovazione e alla tecnologia americana, si noterà che nella maggior parte delle occasioni l’approccio caratterizzato dal libero mercato e dal governo limitato si è rivelato quello di maggior successo. La sinistra è del tutto contraria a questo, essendo in favore di massicci incrementi delle tasse e aumento della spesa pubblica, con il rifiuto del libero mercato. Dobbiamo invece concentrarci sul controllo della spesa pubblica, sull’espansione degli scambi commerciali e sul taglio della eccessiva e falcidiante pressione fiscale che condiziona le imprese e le industrie americane. Su YouTube c’è un mio video chiamato “FedEx vs. Government Bureaucracy” (“FedEx contro la Burocrazia del Governo” Ndr) che mostra il gap esistente tra il successo del settore privato dell’America, ovvero il mondo che funziona, e il fallimento della burocrazia del governo, ovvero il mondo che fallisce. Nel video faccio il confronto tra l’abilità di FedEx e Ups nel tracciare milioni di pacchi in movimento ogni giorno, mentre il governo federale non riesce a localizzare 10-20 milioni di persone che vivono nel nostro Paese illegalmente. Sembra che il governo federale sia indietro di decenni rispetto al resto del Paese. Penso che il candidato che capirà il mondo che funziona e modellerà la propria politica economica su sperimentate soluzioni e incentivi basati sul mercato sarà quello che piacerà di più agli americani.


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