«E io, deputato del Pdl, sfilerò in giacca e cravatta»

Intervista a Benedetto Della Vedova, da Il Corriere di Bologna di sabato 21 giugno 2008

Il Pd che diserta da una parte, il Partito delle Libertà che aderisce dall’altra. Con uno dei suoi esponenti più coraggiosi, ex radicale, che sfilerà al Gay Pride a Bologna, come ha fatto altrove e non una volta sola.
Benedetto Della Vedova, adesso deputato del Partito della Libertà, la promessa ha intenzione di mantenerla.
E, a quanto pare, sarà l’unico parlamentare del centrodestra a sfilare per le strade di Bologna.
Onorevole, sarà forse l’unico in giacca e cravatta sabato prossimo…
«Farà caldo, forse la cravatta la lascio a casa, ma la giacca la metto di sicuro. Sulle modalità e l’ostentazione del Gay Pride si può sempre discutere, basta che lo si faccia senza pregiudizi».
Lei ha un passato da radicale e un presente da azzurro molto aperto. C’è chi la guarderà un po’ di traverso nel suo partito per questa adesione al Gay Pride.
«Nessuno dei miei colleghi contesta apertamente la mia posizione nel partito, ma sono convinto che un grande partito come il Pdl debba rappresentare l’intera popolazione italiana. Non può permettersi di non dare cittadinanza, anche al proprio interno, alle varie espressioni della vita sociale e culturale».
Gay Pride compreso. Che a Bologna è riuscito comunque a dividere il Partito democratico.
«Nella Bologna "busona" cantata da Francesco Guccini mi stupisce molto che una manifestazione come questa diventi ancora il casus belli politico. Non lo è mai stato nemmeno nella New York del sindaco Giuliani…».
Insomma, Bologna non tanto aperta come si vorrebbe credere?
«Negli anni Ottanta, quando frequentavo la città, ho sempre avuto l’impressione che Bologna, centro con molti difetti e molti pregi, avesse però una grande apertura mentale. Si vede che non è più così».
E se il suo amico (ma avversario politico) Grillini ne diventasse il primo cittadino nel 2009?
«Lo conosco e gli auguro di essere scelto come candidato sindaco del centrosinistra, ma vorrei comunque che, se venisse eletto un primo cittadino del centrodestra, fosse aperto al movimento omosessuale».
Ma resta sempre la Chiesa. Monsignor Vecchi ha da poco parlato di quello omosessuale come di un movimento non riconosciuto.
«Quello con la Chiesa è un equivoco: è falso credere (e far credere) che una legislazione che riconosce le coppie omosex metta a rischio le famiglie».

Daniela  Corneo


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