Italia paese vecchio e “Homofobicus”

Da Il Velino

Roma – L’Italia è un Paese vecchio. Questa è l’accusa di Oliviero Toscani mentre sta uscendo nelle librerie il volume dal titolo Homofobicus (Kaos edizioni) nel quale il pubblicitario e il suo principale collaboratore Marco Rubiola hanno raccolto le reazioni degli italiani alla campagna pubblicitaria della casa di abbigliamento RaRe nella quale venivano raffigurati degli uomini che si baciavano. L’istituto di autodisciplina della pubblicità (Iap) ha vietato l’affissione di questi manifesti. Toscani spiega al VELINO: “Ci sono arrivati insulti e censure dopo questa campagna pubblicitaria. I genitori si lamentavano perché non bisognava far vedere le cose come sono sui muri delle città italiane. Sono arrivate tantissime lettere di insulti, ma anche tante lettere di difesa. Ci siamo detti che non era giusto lasciarle solo alla nostra lettura. Io e Marco Rubiola le abbiamo raccolte in un libro come un documento storico su questa campagna che si è svolta nell’arco di un anno e mezzo”. Partendo da questi testi, il pubblicitario traccia un ritratto negativo del nostro Paese: “L’Italia resta un Paese largamente conservatore, ma non per questa campagna. La conservazione è manifestata in tutte le cose. Lo vediamo quotidianamente da come questo paese reagisce alle cose, dai programmi demenziali della televisione. Non siamo quel paese particolarmente creativo, sveglio e simpatico che diciamo di voler essere. Siamo un paese di vecchi in tutti i sensi”. E cita un esempio calzante: “Un mio amico che insegna al Mit di Boston ha fatto una domanda ai suoi studenti chiedendo i nomi di tre architetti italiani famosi nel mondo. Gli studenti hanno faticato un po’. Ma poi l’unico nome che hanno citato è stato quello di Renzo Piano che ha 70 anni… In Italia, tutto è un po’ come l’architettura. Noi siamo un disastro. Bertrand Russel diceva che forse un Paese si può giudicare dalla sua qualità architettonica. La nostra produzione non è mai stata così bassa”. Toscani pensa che l’immagine abbia soppiantato l’espressione scritta: “Il rapporto tra la scrittura e l’immagine non è più paritario. Ormai viviamo in un mondo d’immagine. Ciò che conosciamo, lo conosciamo per le immagini. In fondo la scrittura è interpretabile, incute paura. Potrei dire provocatoriamente che la storia esiste fin da quando c’è la fotografia. Se ci fosse stata una macchina fotografica durante il periodo delle crociate in Medio Oriente chissà cosa penseremmo oggi di quello che è accaduto nel Medio evo. Lo stesso discorso vale anche per Napoleone. L’immagine è la nostra realtà”. Il pubblicitario spiega che il profitto economico non è l’unico l’obiettivo delle sue campagne: “Non si calcola solo il ritorno economico, ma anche il riconoscimento di un marchio. Quando c’è il riconoscimento non si possono fare calcoli precisi o quantificare. Economicamente c’è stato un incremento del 70 per cento. Questo è quello che ha detto il proprietario nel corso della conferenza stampa”. Alla domanda su come giudica il comportamento dello Iap, Toscani risponde senza peli sulla lingua: “Ho avuto tante censure. Quando ho fotografato Nolita, la bambina con il neonato in braccio, hanno detto che quella immagine incuteva voglie pedofile. Pura follia. Lo Iap è una corporazione privata. Un po’, potrei dire, come una mafia. Lo Iap fa delle regole per conto suo, al di sopra della legge ordinaria. Un gruppo di associazioni pubblicitarie di mettono assieme e fanno autodisciplina. Ma io non appartengo alla loro corporazione. Quindi disciplinano ciò che non gli va bene. Ma le ragioni sono molto strane”. Nel 2000, quando la Benetton chiuse il rapporto con lei disse che l’epoca della pubblicità choc era finita: “Non ci sono periodi di pubblicità choc. L’arte è l’arte. E deve provocare interesse. Bisogna provocare nuova percezione per portare a nuove dimensioni e a nuovi valori. Me ne andai dalla Benetton perché la società andò a chiedere scusa dopo che feci la campagna contro la pena di morte. Non so perché bisogna andare in America a chiedere scusa dopo aver fatto la campagna contro la pena di morte. A volte il profitto economico è più importante dei diritti umani e civili. Io fui disgustato da questo comportamento e me ne andai. Questa è la verità. Poi la Benetton può dire quello che vuole”. E sulla campagna RaRe aggiunge: “Mi hanno chiesto se i modelli che posavano nelle foto fossero omosessuali. Io ho risposto che non ha mai chiesto alle persone che hanno posato se fossero degli omosessuali. E sinceramente non mi interessa. Non è questo il mio modo di procedere. Con le fotografie di RaRe ho fatto un’azione teatrale: l’immagine giusta nel momento giusto. In quel momento l’immagine esprimeva qualcosa di cui si discuteva. Allora l’immagine diventa un pretesto per discutere. Quando Marcello Mastroianni ha girato il [Bell’Antonio (film di Mauro Bolognini del 1960, ndr) era impotente o no? L’immagine è una verità comunque. Homofobicus è una raccolta di paure per raccontare una vicenda che è la storia dell’uomo”. (Lanfranco Palazzolo)

Fonte audio: Radioradicale.itCC 2.5 Italia


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