Finalmente un dialogo fondato sulla libertà

Di Benedetto Della Vedova, da Il Tempo di domenica 1 giugno 2008

Non c’è alcuna ragione per cui i laici e i liberali del Pdl dovrebbero temere le buone relazioni tra il Governo e la Santa Sede. La laicità non è un indice del grado di tensione tra Stato e Chiesa. E’ la necessaria condizione di libertà che le istituzioni pubbliche devono garantire nella vita civile.
Il Papa riconosce che il clima politico è più favorevole e propizio per un confronto fattivo? Bene. Non è il solo né il primo a farlo, visto che la nuova legislatura si è inaugurata – per meriti comuni a maggioranza e opposizione – archiviando (si spera per lungo periodo) il clima di guerriglia istituzionale che ha caratterizzato per oltre un decennio il frontismo anti-berlusconiano.
Benedetto XVI ha ieri richiamato temi che campeggiano con grande evidenza nell’agenda del Governo, a partire da quelli della scuola e della famiglia. Non vi è alcun dubbio che occorra porre urgentemente mano alla riforma della scuola e del suo ruolo nella vita civile e all’introduzione di forme di welfare familiare, praticamente assenti nel nostro paese. Convenire su queste urgenze, peraltro, non significa “appiattirsi” sulle posizioni della Chiesa. Io penso che, sulla scuola, il problema non sia quello di finanziare o sostenere direttamente le scuole cattoliche, ma di liberalizzare il mercato dell’istruzione assicurando libertà di scelta a tutte le famiglie con il meccanismo del buono. Sulla famiglia credo che non si debba agevolare fiscalmente il “non lavoro” delle donne che, all’interno della famiglia, si dedicano al lavoro di cura (verso bambini, anziani e disabili), bensì accrescere la quantità e la qualità dei servizi pro-family, così da consentire alle donne italiane la stessa “libertà di fare avere figli lavorando” di cui godono quelle europee. Insomma: si possono condividere le “domande” della Chiesa, senza necessariamente proporre le stesse “risposte”.
Se non è da temere il Papa, bisogna invece guardarsi da quanti pensano che il Pdl possa divenire (più o meno indirettamente) il “partito del Papa”: il (benedetto) pluralismo etico-culturale della società italiana si rispecchia, in modo consistente, anche nella composizione dell’elettorato del Pdl. Non può essere un partito e soprattutto non può essere “questo” partito a dire che quanti non si riconoscono nelle posizioni della Chiesa sui temi eticamente sensibili professano  di fatto un’ideologia nichilista che mina le fondamenta della convivenza civile e disgrega l’identità culturale del paese. L’ impegno pastorale dei vescovi e il magistero etico-religioso del Pontefice  non può divenire la piattaforma morale né di un partito maggioritario né di un governo politicamente responsabile. Il Pdl, insomma, non deve temere il Papa, ma non deve neppure temere di essere autonomo. Sulla politica estera, da oltre un quindicennio, la coalizione berlusconiana ha scelto una linea rigorosamente e coraggiosamente atlantista, quasi sempre distante, e molto spesso contraria a quella suggerita da oltre Tevere. Anche su altri temi, a partire da quelli eticamente sensibili, dovrà a dimostrare la stessa capacità di autonomia nell’interesse di tutti gli italiani.


Autore: Benedetto Della Vedova

Nato a Sondrio nel 1962, laureato alla Bocconi, economista, è stato ricercatore presso l’Istituto per l’Economia delle fonti di energia e presso l’Istituto di ricerca della Regione Lombardia. Ha scritto per il Sole24Ore, Corriere Economia, Giornale e Foglio. Dirigente e deputato europeo radicale, è stato Presidente dei Riformatori Liberali. Presidente di Libertiamo, è stato capogruppo di Futuro e Libertà per l'Italia alla Camera dei Deputati. Attualmente, è senatore di Scelta Civica per l'Italia.

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