Una lettera di commiato per gli ascoltatori di Radio Radicale – AUDIO

Di Luigi De Marchi – Appuntamento a martedì prossimo su questo sito con la rubrica sul sesso

Cari amici ascoltatori,

la Direzione di Radio Radicale mi ha comunicato l’altro ieri che ha deciso di interrompere, a partire da oggi, le mie conversazioni del lunedì e del venerdì mattina.
Come potete immaginare la decisione mi ha molto amareggiato, sia in se stessa, perché la mia rubrica era seguita con interesse, e non di rado con entusiasmo, da moltissimi ascoltatori, sia per il modo sbrigativo con cui mi è stata comunicata, dopo oltre un decennio di collaborazione regolare e cordiale.
Mi è comunque di conforto la consapevolezza di avervi potuto proporre un modo di analizzare i fatti e i problemi della vita personale, sociale, culturale e politica certamente discutibile, come ogni forma di pensiero, ma altrettanto certamente nuovo e diverso da quello che vi viene solitamente proposto e spesso imposto dalla massa dei media oggi dominanti. E, per di più, questa nuova visione del mondo aveva ed ha alla sua base una chiave interpretativa unitaria, di tipo psicologico, che consente di collegare in modo coerente e comprensibile gli enigmi e gli eventi più disparati e apparentemente contradditori. E ciò non mi sembra davvero poco in un mondo come l’attuale ove la ridda delle informazioni e delle interpretazioni conflittuali e reciprocamente incompatibili rischia di sprofondare noi tutti nella confusione e nello smarrimento.

Certo, le radici teoriche del mio pensiero sono state esposte in forma più esaustiva nei miei libri: da “Sesso e civiltà” a “Sociologia del sesso”, da “Wilhelm Reich, Biografia di un’idea” a “Psicopolitica”, da “Otto Rank, pioniere misconosciuto”a “Poesia del desiderio”, da “Il Manifesto dei Liberisti” ad “Aids, la grande truffa”, da “Il solista” a “Lo shock primario”.

Ma l’interesse particolare di questa rubrica decennale stava nel fatto che essa ha dimostrato la costante validità dell’approccio psicopolitico, psicosociale e psicoculturale nell’analisi dei fatti e dei problemi più diversi. Così questo approccio ha consentito di affrontare in modo unitario sia alcuni grandi problemi generali di carattere sociale ed esistenziale come il dogmatismo e il fanatismo, sia religioso che politico, la guerra e il pacifismo, la globalizzazione e il relativismo etico, la Rivoluzione Liberale ed i possibili scenari della futura evoluzione umana; sia alcune grandi tragedie internazionali come la fame, la disoccupazione di massa, la tremenda crisi energetica e alimentare mondiale, il terrorismo e l’arma vincente e incruenta per cancellarlo, sia infine alcuni cruciali e cronici problemi nazionali come la banalità di tanti programmi televisivi, l’astensionismo, l’inconcludenza dei governi di destra e di sinistra degli ultimi decenni, l’inefficacia cronica della Scuola e delle Università, l’invadenza e la faziosità di certa magistratura o la crescente paralisi del traffico.

In questa rubrica, hanno trovato finalmente una spiegazione unitaria e persuasiva anche certi temi di costume e di cultura apparentemente estranei alla psicologia: dalle tesi di Samuel Huntington sull’inevitabile scontro delle civiltà alle radici sadiche di tanta parte dell’arte di Picasso, dall’eutanasia alla questione demografica, dal teatro di Gassman alle coppie scambiste, dal femminismo sessista alla misoginia degli stilisti, dalle vergogne della legge psichiatrica italiana a quelle del terrorismo sanitario in materia di Aids, “mucca pazza” o “influenza aviaria”.

Questo costante riferimento al filo rosso psicologico che collega l’immensa gamma dei temi trattati (oltre un migliaio) mi ha tirato addosso, talvolta, l’accusa di autoreferenzialità: forse giustificata per l’osservatore esterno, da un lato, ma inevitabile dall’altro, per me, dato che ero io stesso il fondatore del metodo interpretativo e non c’erano quindi altri “padri o figli fondatori” da citare.

Comunque il fatto stesso che la rubrica sia stata seguita per tanti anni da tanta gente con tanto interesse mi sembra dimostrare che essa non è quasi mai scaduta nella monotonia. E anzi il mio rimpianto è di dover lasciare tanti ascoltatori affezionati. Ma, del resto, non vedo perché questa separazione sia così ineluttabile. Colgo anzi l’occasione per raccomandare a tutte le persone interessate a mantenere i contatti con me e con le mie future iniziative culturali e giornalistiche di provvedersi ora di carta e penna perché sto per comunicare i miei recapiti telefonici ed elettronici.

Trovata dunque la carta e la penna ? Siete pronti amici ? Ecco dunque, anzitutto, i miei numeri telefonici. Il mio numero fisso è 06.44247021, ripeto 06.44247021. Ed ecco il mio numero di cellulare: 329.1111601, ripeto 329.1111601. Ed ecco il mio indirizzo di e-mail: luigi.demarchi@fastwebnet,it , ripeto luigi.demarchi@fastwebnet.it. Ed ecco infine l’indirizzo del mio blog : http://www.luigidemarchi.it/, ripeto http://www.luigidemarchi.it/, ove potrete trovare alcuni miei indirizzi e alcuni miei futuri articoli e saggi.
A vostra volta, farete bene, se siete interessati a mantenere i contatti, a precisarmi o nel mio cellulare (329.1111601) o nel mio indirizzo di e-mail (luigi.demarchi@fastwebnet.it) il vostro nome, il vostro numero telefonico e il vostro indirizzo di posta elettronica. Un abbraccio a tutti, cari amici, e, come dice Nanni Moretti, ma con un po’ più di umana cordialità: “Non perdiamoci di vista”.

Fonte Radioradicale.it Licenza 2.5 Ita


Comments are closed.