Sindacato e potere

Di Andrea Bernaudo***

Già nel 1979, l’americano Milton Friedman, studioso di punta del neoliberismo, il più noto esponente della scuola “monetarista” e nobel per l’economia, scriveva, domandandosi “a chi giova il sindacato?” questa interessante riflessione: ” Tutti noi, inclusi i più sindacalizzati, siamo stati indirettamente danneggiati come consumatori dall’effetto che alti salari sindacali hanno avuto sul prezzo dei beni di consumo. Le case sono inutilmente care per chiunque, inclusi i carpentieri. I sindacati hanno impedito ai lavoratori di usare le loro capacità professionali per produrre i beni di maggior valore; li hanno costretti a ripiegare su attività in cui la loro produttività è minore.”

Ho ricordato Friedman, perchè a distanza di quindici anni, le sue riflessioni sul sindacato sono di bruciante attualità, infatti in questo paese il problema dell’opposizione e del sindacato è rendere sempre più aspra la contrapposizione tra “i lavoratori” e “l’ingiusto governo Berlusconi”.

Nell’interesse dei lavoratori penso sia più utile,invece, “portare in piazza” lo snaturamento del sindacato, per cominciare a rivisitarne tra l’altro anche i metodi di finanziamento.

Il sindacato dei lavoratori vuole influire su scelte economiche che trascendono la materia del lavoro, arrogandosi il compito di gestire l’economia di questo paese.

Che il sindacato sia entrato da tempo sul terreno delle istituzioni non c’è dubbio, la cosa molto preoccupante è che questa “istituzionalizzazione” ha comportato, ovviamente, la perdita totale di quella fisionomia strutturale di “movimento spontaneo” che per natura un sindacato dei lavoratori deve assolutamente avere per essere di qualche utilità reale.

Sistemi di delega dal basso, ricambio della rappresentanza politica, e un rigido controllo nell’esercizio del potere rappresentano principi fondamentali di qualsiasi organizzazione che si vuole fare rappresentante di interessi collettivi. Ebbene, nei momenti decisivi dell’esperienza sindacale, non si è fatto un uso coerente, o peggio spesso non si è fatto uso alcuno, di queste elementari quanto ferree regole democratiche.

La tendenza, poi, dei nostri sindacati all’unanimismo, all’appiattimento costante del dibattito politico-economico, in virtù di presunte “concordanze di vedute”, mi insospettisce non poco, e di certo questa caratteristica non giova ai lavoratori e ai pensionati (finanziatori del sindacato), i quali , magari, non avendo il tempo di studiare ogni provvedimento finanziario del governo, in buona fede, si affidano ai loro rappresentanti “istituzionali”.

Oggi vediamo che, CGL CISL e UIL “uniti”, condannano Berlusconi e la finanziaria perche “colpiscono solo i lavoratori e i pensionati” e programmano con i “progressisti” scioperi da anni ‘30, turbati, siamo costretti con preoccupazione a leggerci la finanziaria, dove scopriamo che:

i pensionati non vengono toccati;

le società di comodo, invece, attuali oasi perfette per eludere il fisco, vengono tassate ab origine;

ma soprattutto che i pensionati, con questa legge finananziaria, hanno l’opportunità giuridica di lavorare senza perdere una lira di ciò che percepiscono dalla pensione, non essendo più costretti a farlo in modo illegale, per non vedersi decurtata la meritata pensione.

Alla luce di queste riflessioni non mi sorprende che economisti del livello di Modigliani dichiarino che ” si sta scioperando contro le generazioni future”, o che il leader dei Riformatori Marco Pannella passi l’intero finesettimana a radio radicale per denunciare le contraddizioni dei nostri sindacati e della sinistra sociologica e convochi per domenica 30 ottobre a Roma i cittadini di destra di sinistra o di centro per una marcia non violenta a favore della “verità sulla finanziaria” contro le mistificazioni nei confronti di provvedimenti econimici che , nel merito, rappresentano un piccolo passo avanti per la disastrata economia dell’azienda Italia.

E’giunto il momento, di spostare il dibattito politico sull’intoccabile sindacato, sul ruolo che ha avuto nella bancarotta fraudolenta nella quale ci troviamo, sulla sua funzione e sul fatto che, ogni anno, nelle sue casse finiscono decine di centinaia di miliardi in modo illiberale, riducendo a zero la rappresentatività di questa istituzione che niente più ha in comune con quel “movimento spontaneo di lavoratori” che invece dovrebbe essere

Se non si discute di questo, se non si restituisce il sindacato alla sua naturale funzione, ai lavoratori, ai disoccupati e ai pensionati, i conservatori continueranno con le falsificazioni contro i provvedimenti economici di questo governo, utilizzando la complicità di un sindacato che è teso più a mantenere il potere, per me illegittimo, che ha di influenza sulle scelte politiche ed economiche del governo, che a tutelare e a rappresentare chi lo finanzia.

*** Testo del 25 ottobre 1994


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