No bollo

Con la benzina che costa ogni giorno di più, torna molto attuale l’idea del Cav. automobilista

di Benedetto Della Vedova, da Il Foglio del 22 maggio 2008

“Eh, la benzina costa ogni giorno di più……svalutation”: era il 1976 e Adriano Celentano (…oggi novello sdoganatore del Cavaliere) se la prendeva con l’aumento vertiginoso del prezzo della benzina. Tutto cambia, nulla cambia? Non proprio, naturalmente, anche se già allora il molleggiato aggiungeva: “con il salario di un mese compri solo un caffè…svalutation”.
La rincorsa verso l’alto tra prezzo del petrolio e prezzo dei carburanti, infatti, ha assunto negli ultimi tempi un andamento esasperato, creando seri problemi di bilancio alle famiglie degli automobilisti, cioè a tutti noi.
Difficile rimanere indifferenti. In questi giorni si è aperta la discussione intorno ai profitti dei petrolieri italiani, colpevoli – secondo alcuni – di dichiarare un costo industriale superiore alla media europea e di reagire con straordinaria prontezza agli incrementi del costo del greggio ma di mostrarsi scarsamente propensi a fare l’inverso. Al di là delle responsabilità delle compagnie (su cui, nel caso, è auspicabile intervenga l’Antitrust), la politica ha un dovere prioritario: garantire concorrenza ed efficienza del sistema distributivo, specialmente attraverso la liberalizzazione dei punti vendita.
Ma non dimentichamo che il 60 per cento del prezzo alla pompa se ne va all’erario e che più la benzina cresce, più lo stato incassa. Se l’intento è quello di calmierare il prezzo dei carburanti, dunque, è chiaro che si deve agire in primo luogo sulla leva fiscale, evitando anzitutto l’antipatico “co-interessamento” statale.
Proprio in questi giorni nella patria indiscussa della car culture, gli Stati Uniti, si discute animatamente la proposta di McCain di uno sconto fiscale sui carburanti nella stagione estiva, quella in cui gli americani viaggiano di più. Molti osservano che la misura sarebbe inopportuna per l’ambiente, altri che le compagnie giocherebbero sul prezzo finale, lasciandolo inalterato e intascandosi lo sconto fiscale.
Questione controversa, se persino gli analisti del Cato Institute, anti-tasse par excellence, non hanno una posizione univoca. Comunque sia, la misura non difetta di popolarità, e anche Hillary Clinton – fiutato l’aria – ci si è buttata a pesce, rilanciando la proposta del senatore dell’Arizona.
Torniamo in Italia, dove la sanguisuga statale sta dissanguando gli automobilisti, ferie o non ferie.
Il parassita va messo a dieta. Una soluzione immediata sarebbe quella di limare le accise ed escluderle dall’imponibile Iva (evitando la tassa sulle tasse).
Noi pensiamo che vi sia una via migliore: anziché detassare l’uso dell’auto, detassiamone la proprietà. Dal cilindro berlusconiano, nell’ultima giornata di campagna elettorale, spuntò il coniglio dell’abolizione graduale del bollo auto: si potrebbe partire proprio da lì.
A parità di costi per lo Stato (meno introiti per il bollo anzichè minor prelievo sulla benzina) si darebbe vita ad una misura di maggior valore ambientale. Oggi la patrimoniale sull’auto funziona come incentivo all’uso: “prendo la macchina, almeno ammortizzo il bollo!”.
La tassa sulla benzina, invece, può essere considerata una “carbon tax”, una tassa sulle emissioni inquinanti (se il gettito fosse vincolato ad interventi sull’ambiente o al miglioramento delle infrastrutture, saremmo nel migliore dei mondi). Oppure una sorta di congestion charge generalizzata, una tassa sul traffico.
Per questo, a parità di beneficio per i contribuenti, la diminuzione del bollo è preferibile.
Due problemi si aprirebbero. Da una parte, l’elevato prezzo del carburante produce a cascata tensioni inflazionistiche, dall’altra il gettito del bollo è in buona parte destinato alle regioni. La prima questione si può affrontare con meccanismi intelligenti di sgravi e incentivi. La seconda, sulla via del federalismo fiscale, individuando altre e più efficienti forme di prelievo o di compartecipazione.
Il bollo auto porta alle casse dello Stato circa 4 miliardi all’anno. Tanti soldi, dunque. Se il sollievo che si intende garantire agli automobilisti fosse, ragionevolmente, di inferiore entità, basterà seguire la voga del momento, cominciando a diminuire il bollo sulle utilitarie, che consumano meno e occupano meno spazio.
Il Cavaliere aveva visto giusto. Come sempre.


Autore: Benedetto Della Vedova

Nato a Sondrio nel 1962, laureato alla Bocconi, economista, è stato ricercatore presso l’Istituto per l’Economia delle fonti di energia e presso l’Istituto di ricerca della Regione Lombardia. Ha scritto per il Sole24Ore, Corriere Economia, Giornale e Foglio. Dirigente e deputato europeo radicale, è stato Presidente dei Riformatori Liberali. Presidente di Libertiamo, è stato capogruppo di Futuro e Libertà per l'Italia alla Camera dei Deputati. Attualmente, è senatore di Scelta Civica per l'Italia.

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