Dall’Africa accuse alla Fao: va abolita

L'immagine “http://www.flagsonline.it/Bandiere/adesivi/senegal.jpg” non può essere visualizzata poiché contiene degli errori.Da Corriere.it del 6 maggio 2008

ROMA — A meno di un mese dalla sua conferenza sulla «Sicurezza alimentare» che porterà a Roma una trentina tra capi di Stato e di governo da varie parti del mondo, l’Organizzazione delle Nazioni Unite per il cibo e agricoltura si è trovata attaccata alle spalle: dal presidente di un Paese dell’Africa, il continente più interessato all’azione internazionale contro fame e miseria. «È uno spreco di danaro e va abolita», ha detto della Fao il senegalese Abdoulaya Wade, capo sia dello Stato sia del governo in una Repubblica presidenziale, leader a Dakar del Partito democratico che aderisce all’Internazionale liberale. E, dettaglio non secondario, connazionale di Jacques Diouf, il senegalese che dal 1994 guida la Fao con la carica di direttore generale.

In passato, Wade aveva sostenuto che la sede centrale dell’organizzazione andava trasferita da Roma alla capitale di una nazione africana. «Ma questa volta mi spingo oltre: voglio che sia abolita», ha dichiarato senza mezzi termini l’altro ieri il presidente alla radio e alla televisione del suo Paese. Dal 3 al 5 giugno prossimi, la conferenza internazionale in Italia su sicurezza alimentare, cambiamenti climatici e bioenergia avrebbe dovuto offrire a Diouf una cornice solenne e pacata dalla quale chiedere al mondo ricco ulteriori fondi per gli aiuti. Il segretario generale, di certo, sperava di poter esporre in un clima privo di rumorose interferenze la sua tesi secondo la quale gli aumenti generalizzati dei prezzi dei cereali—dovuti all’impennata del petrolio, alla crescita della domanda di cibo in Cina e India, alla speculazione, alle coltivazioni per biocarburanti e ad altri fattori— vanno colti come opportunità per rilanciare l’agricoltura. Wade non gli ha dato una mano.

La Fao, secondo il presidente del Senegal, è un doppione di altre diramazioni del Palazzo di Vetro e dovrebbe trasmettere i suoi «utili» al Fondo internazionale per lo sviluppo agricolo, l’Ifad, un’istituzione finanziaria dell’Onu con quartier generale a Roma da spostare in Africa. A giudizio di Wade, i finanziamenti della Fao spesso finiscono a «organizzazioni non governative ingorde e divoratrici di aiuti… le quali li useranno in ogni genere di trucco, amministrazione, viaggi, hotel di lusso». E «l’attuale situazione è in gran parte un suo fallimento ». In Senegal, uno degli Stati africani che più assorbe aiuti internazionali, nei mesi scorsi l’aumento del prezzo dei cereali ha già prodotto rivolte. Wade, tuttavia, ha ritenuto di dover affermare che «in Senegal non c’è fame e non ce ne sarà».

Allora per capire meglio il senso dell’attacco alla Fao vanno tenuti presenti anche altri elementi. Le stime del Programma alimentare mondiale portano a ritenere che nel Paese diWade le scorte alimentari non siano al livello delle necessità. Uno Stato non può ottenere aiuti internazionali se non lancia un appello urgente. Il governo di Dakar non lo ha lanciato. La Fao, che di sicuro ha inefficienze e sprechi, può diventare però un bersaglio esterno, utile, verso il quale indirizzare malumori e rabbia destinati altrimenti contro il governo. Anche a Dakar, in più, esiste una politica interna fatta di cariche e poltrone. Il direttore generale della Fao Diouf non ha proclamato ambizioni presidenziali, comunque potrebbe avere i titoli per puntare, un domani, alla posizione di capo dello Stato. Il Diouf che Wade ha avuto come predecessore prima di vincere le elezioni è soltanto un omonimo. Ma non si sa mai.

Maurizio Caprara


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