Dentro un rave illegale, dall’sms alle anfetamine. Ecco cosa accade

http://www.theage.com.au/ffximage/2006/08/19/ecstasy_truth_wideweb__470x300,0.jpgDa Corriere.it del 28 aprile 2008

COMO – A poco più di un mese dalla morte di Nunzio Lo Castro, il diciannovenne di Castellanza che ha perso la vita al rave party di Segrate, ci siamo infiltrati in un rave illegale organizzato all’ultimo momento tra Alzate Brianza e Cantù, mentre è ancora viva la polemica politica sulla opportunità di vietare, o quantomeno regolamentare questo genere di raduni a base di musica techno.

GOABASE E SMS – Il tam tam è partito nel pomeriggio grazie ad uno dei siti di riferimento per i «ravernauti» che si chiama Goabase. Qui si possono trovare tutti i rave party in programma in Italia e nel resto del mondo, comprese le istruzioni su come arrivare in un determinato luogo segreto a poche ore prima dell’evento. Ma non ci sono solo i siti specializzati, l’altro passaparola più diffuso sono gli sms a catena che si ricevono durante la giornata per gli aggiornamenti. Per confonderci, abbiamo indossato la felpa con il cappuccio in stile «Paranoik Park» e ci siamo introdotti tra alcuni ragazzi diretti al party segreto. Durante il tragitto in auto, un sms ci ha avvisato che la località del rave era ad Alzate Brianza in provincia di Como, in un bosco lontano dalle aree industriali o dai centri abitati. L’appuntamento è nella notte. Sono le 24 e il buio è quasi totale. Raggiungiamo a fatica il luogo nascosto del rave che riconosciamo subito dalla presenza di camper e dalle numerose file di macchine posteggiate in qualche modo ai bordi del rettilineo principale. Da lontano si intravede qualche luce psichedelica verde, diluita dalla fitta presenza di abeti e soprattutto si sentono le percussioni assordanti della musica techno che ci guidano come fossero lampioni.

LOCATION TOP SECRET – Attraversiamo a piedi 1 km di un campo incolto cercando di non finire nel fango. Non siamo i soli, tra i sentieri incontriamo tantissimi ragazzi che si fanno strada con l’illuminazione del telefonino. Hanno i sacchi a pelo e gli zainetti per passare la notte, perché il rave finirà il giorno successivo. Improvvisamente, si apre davanti a noi lo scenario del luogo «top secret» che è suddiviso naturalmente in due piazzole, con un sentiero che funge da collegamento. Nelle due aree ci sono due consolle con i dj all’opera protetti dalle tende da campeggio. A metà del sentiero c’è un bar di fortuna con tutti gli alcolici in bella vista. Centinaia di ragazzi con il cappuccio della felpa sopra la nuca ballano a due dita dalle casse e dai diffusori di techno. Lo faranno per ore senza staccarsi mai, sotto l’effetto dell’ectasy o della anfetamina che dura anche 12 ore. Qui, la droga di ogni genere si consuma ritualmente: in coppia, a gruppi, da soli. Sono le quasi le 3 di notte e qualcuno cerca di scaldarsi con i due fuochi accesi per affrontare il freddo che è ancora proibitivo.

IL LORO MANIFESTO – I raver appartengono ad un villaggio tribale e il loro credo è l’abbattimento della legalità, come recita il rave pensiero: «La nostra dipendenza è la tecnologia. La nostra religione è la musica. La nostra moneta è la conoscenza. La nostra politica è nessuna. La nostra società è un’utopia che sappiamo non sarà mai. Potete odiarci. Potete ignorarci. In questi spazi improvvisati, noi cerchiamo di liberarci dal peso dell’incertezza di un futuro che voi non siete stati capaci di stabilizzare e assicurarci. Noi cerchiamo di abbandonare le nostre inibizioni, e liberarci dalle manette e dalle restrizioni che avete messo in noi per la pace del vostro pensiero. Noi cerchiamo di riscrivere il programma che avete cercato di indottrinarci sin dal primo momento che siamo nati…».
Alle 4 il cielo era stellato, molti di loro erano stesi per terra.

Ambra Craighiero


No Responses to “Dentro un rave illegale, dall’sms alle anfetamine. Ecco cosa accade”

  1. Manuela ha detto:

    Leggo e arrivo qui dopo aver letto anche l’articolo in rete da voi riproposto.

    L’articolo non è DEL TUTTO DEONTOLIGAMENTE CORRETTO, oltre ad affermare cose non esatte. Ripropongo qui sotto la

    Carta dei doveri del giornalista

    · Il giornalista deve rispettare, coltivare e difendere il diritto all’informazione di tutti i cittadini; per questo ricerca e diffonde ogni notizia o informazione che egli ritenga di pubblico interesse, nel rispetto della verità dei fatti e con la maggiore accuratezza possibile.

    Il giornalista ricerca e diffonde le notizie di pubblico interesse nonostante gli ostacoli che possono essere frapposti al suo lavoro. E’ un suo dovere compiere ogni sforzo per assicurare una dimensione pubblica alle notizie di interesse generale e per garantire al cittadino la conoscenza e il controllo degli atti pubblici.

    Il rispetto della persona, della sua dignità e del suo diritto alla riservatezza e’ dovere fondamentale di ogni giornalista.

    Il giornalista e’ responsabile del suo lavoro verso i cittadini. Eviterà comportamenti arroganti e favorirà il dialogo tra i media e il pubblico. Il risultato del lavoro che propone ai lettori deve essere sempre d’accordo con la sua coscienza.

    Il giornalista e’ tenuto a osservare il segreto professionale e a non rivelare l’identità delle fonti che vogliono rimanere

    riservate.

    · La responsabilità del giornalista nei confronti dei cittadini prevale sempre nei confronti di qualsiasi altra. Il giornalista non può mai subordinarla ad interessi di altri e particolarmente a quelli dell’editore, del governo o di altri organismi dello stato.

    Il giornalista deve sempre rifiutarsi di fare o esprimere qualsiasi cosa sia contraria alla sua responsabilità professionale e alla sua conoscenza. Accetterà indicazioni e direttive soltanto dalle gerarchie redazionali della sua testata, a meno che non siano contrarie al contratto nazionale di lavoro o alla Carta dei doveri. In ogni caso, nel suo lavoro, deve rifiutare qualsiasi interferenza o pressione esterna.

    Il commento e l’opinione appartengono al diritto di parola e di critica e pertanto devono essere assolutamente liberi da qualsiasi vincolo, che non sia quello posto dalla legge per l’offesa e la diffamazione delle persone o quello del legittimo diritto di replica o rettifica delle persone eventualmente coinvolte. I giornalisti e gli organi di informazione distingueranno commenti e opinioni dalla cronaca e da qualsiasi altro servizio d’informazione, in modo da consentirne la piena libertà. Quando nel riferire i fatti di cronaca il giornalista debba esprimere fatti e valutazioni personali ne avvertirà chiaramente il lettore.

    Il giornalista non discriminerà mai nessuna persona per la sua razza, religione, sesso, colore, condizioni fisiche o mentali, opinioni politiche. Il riferimento non discriminatorio, ingiurioso o denigratorio a queste caratteristiche della sfera privata delle persone e’ ammesso solo quando sia di rilevante interesse pubblico.

    Ogni persona ha diritto alla tutela della sua riservatezza e della sua sfera privata. Il giornalista non può pubblicare notizie sulla vita privata delle persone se non quando tali notizie siano di chiaro e rilevante interesse pubblico.

    Nel raccogliere notizie sulla sfera privata delle persone il giornalista renderà sempre nota la propria identità e professione.

    I nomi dei congiunti di persone coinvolte in casi di cronaca non vanno pubblicati, a meno che non siano anch’essi direttamente coinvolti o che il dettaglio sia di rilevante interesse pubblico. I nomi dei congiunti non vanno comunque resi noti nel caso in cui ciò metta a rischio la loro incolumità.

    I nomi delle vittime di violenze sessuali non vanno pubblicati ne’ si forniranno particolari che possano condurre a un’identificazione, a meno che ciò non sia richiesto dalle stesse vittime per motivi di rilevante interesse generale.

    In nessun caso e’ consentito pubblicare il nome o qualsiasi elemento che possa condurre all’identificazione dei minori coinvolti in casi di cronaca per i motivi che trovano ampie ragioni nella “Carta di Treviso” già patrimonio della deontologia professionale.

    · Il giornalista può ottenere informazioni essendo presente ai fatti, o attraverso il racconto di terze persone, o con l’acquisizione di documenti o altro materiale. Nel caso in cui il giornalista abbia raccolto le informazioni attraverso il racconto di altre persone o da altri materiali deve sempre indicare le sue fonti con la massima precisione possibile.

    La fonte può non essere citata soltanto nel caso in cui essa stessa abbia chiesto di rimanere riservata. Il giornalista deve comunque informare il pubblico di tale circostanza.

    Il giornalista deve sempre verificare le informazioni fornite dalle sue fonti. Nel caso in cui le informazioni si riferiscano a conflitti, a fatti dubbi o delicati, oppure ad accuse o comunque a fatti che possano danneggiare una o più persone, deve verificare la notizia con almeno due fonti indipendenti l’una dall’altra. Se ciò non risultasse possibile il giornalista deve informarne il pubblico.

    L’obbligo alla citazione della fonte vale anche quando si usino materiali delle agenzie di informazione, a meno che la notizia non venga corretta e ampliata con mezzi propri.

    · Il giornalista non deve omettere fatti o dettagli essenziali a una ricostruzione completa dell’avvenimento. L’informazione non deve essere ingannevole come accade quando l’uso eccessivo di condizionali, punti interrogativi o ambigue espressioni lessicali inducono a prendere per certo quello che non e’.

    I titoli non devono travisare in alcun modo il contenuto e il senso della notizia. Il giornale e’ frutto dell’ingegno collettivo dei giornalisti che ci lavorano ed e’ perciò necessario che lo sforzo professionale di ciascuno sia complementare a quello degli altri.

    · Ogni persona accusata di un reato e’ innocente fino alla condanna definitiva. Il giornalista ricorderà sempre la presunzione d’innocenza in tutti i casi di indagini, processi o altre accuse e non costruirà i propri articoli in modo da presentare come colpevoli la persone che non siano state giudicate tali in un processo.

    Il giornalista non darà notizia di accuse che possano danneggiare la reputazione e la dignità di una persona senza dare opportunità di replica all’accusato . Nel caso in cui ciò sia impossibile (perché il diretto interessato risulta irreperibile o non intenda replicare), ne informerà il pubblico.

    Il giornalista si asterrà dal dare notizia di un avviso di garanzia fino a quando l’autorità giudiziaria non ne abbia dato comunicazione formale all’interessato (fino a quando non ne sia a conoscenza il diretto interessato).

    Gli organi di informazione non pubblicheranno immagini che presentino intenzionalmente come colpevoli persone che non siano state giudicate tali in un processo.

    L’assoluzione o il proscioglimento da eventuali accuse dovranno sempre trovare lo stesso rilievo giornalistico attribuito all’ipotesi di reato.

    · La rettifica delle notizie inesatte o ritenute lesive degli interessi delle persone coinvolte e’ diritto inviolabile di ogni cittadino ed e’ protetto dalla legge. I giornalisti e gli organi di informazione considerano il diritto di rettifica tra i loro fondamentali vincoli etici.

    Nel caso in cui le persone o gli enti dei quali si sia trattato in una notizia abbiano interesse o necessità di replicare, il giornalista fornirà loro l’opportunità di una replica. Se ciò non fosse possibile, avvertirà il pubblico chiarendone i motivi.

    Il giornalista dovrà correggere tempestivamente e accuratamente i suoi errori.

    Ogni giornalista cercherà di favorire nella sua testata la creazione ed il lavoro degli istituti o degli strumenti che possano favorire il dialogo tra l’organo d’informazione e il pubblico (pagine per i lettori, spazi per le repliche, precisazioni e rettifiche, ecc.); cercherà inoltre di dare la massima diffusione e pubblicità nella loro attività.

    · Nessun giornalista può appartenere ad associazioni segrete o comunque in contrasto con l’articolo 18 della Costituzione.

    Nessun giornalista può svolgere altre attività professionali o volontarie (uffici stampa, di consulenza, promozione o relazioni pubbliche, pubblicità, incarichi politici o associativi), coincidenti con il suo settore di lavoro o che possano comunque mettere in discussione la sua autonomia e la sua credibilità professionale.

    Nessun giornalista può accettare regali, piaceri, viaggi gratuiti, trattamenti speciali o privilegi da enti, società o privati che possano condizionare o influenzare il suo lavoro, o essere lesivi della sua credibilità professionale.

    Nessun giornalista economico può usare a suo vantaggio le informazioni delle quali venga a conoscenza in virtù del suo lavoro prima che queste informazioni siano diventate di dominio pubblico. Il giornalista economico non può scrivere di azioni, titoli o imprese nelle quali abbia direttamente o indirettamente interessi finanziari. Nel caso in cui si trovasse di fronte a tale necessità per circostanze impreviste, dovrà essere autorizzato al servizio dal direttore, vicedirettore o caporedattore della sua testata.

    Il lavoro del giornalista non può, in alcun caso, essere utilizzato ai fini pubblicitari. I materiali elaborati dai giornalisti dipendenti da uffici stampa o agenzie pubblicitarie dovranno sempre riportare, accanto alla firma dell’autore, l’indicazione dell’ente, della Società o dell’impresa dalla quale il giornalista dipende. E’ auspicabile che ogni giornale – in particolare quelli economici e sportivi – tenendo conto della loro storia e della loro tradizione elaborino una più specifica “Carta” deontologica che entri nel dettaglio di principi forzatamente generali.

    Nel frattempo stiamo scrivendo formalmente allo stesso corriere su cui la giornalista ha scritto l’articolo, per la smentita e per la poca professionalità della sua giornalista.
    A disposizione per ogni chiarimento.

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