Posti di Vista 08. Moussa Traore e la sua recycl art

Di Manuel Antonini – Riceviamo e volentieri pubblichiamo

Milano – Oltre il Salone del Mobile, crogiolo postmoderno e un poco chic di innovazione e business, Milano vive, pulsa e si alimenta di design, fotografia, architettura, danza e arte. Insomma, creatività con-temporanea. P*sti di Vista 08 alla fabbrica del Vapore ne è stato un esempio. L’ampio e vecchio spazio ha ospitato 14 eventi “laboratori” dove, a sentire gli organizzatori – e a vederlo c’era da cre-derci – design e architettura erano declinati attraverso diversi linguaggi artistici; espressioni, come dice un’amica, di “spiriti liberi”.

All’interno di questi laboratori, uno più di altri attira la curiosità. I locali di MaschereNere, compa-gnia teatrale diretta dall’attore e regista Modou Gueye, ha ospitato le opere di Moussa Traore, com-posizioni artistiche tratte da materiale riciclato, di scarto, comunemente pensati “inutili”. La prima impressione davanti a quegli oggetti è di sufficienza, forse un po’ di disorientamento, nient’altro. Poi, ad aggirarsi con occhi attenti, si comprende qualcosa di più. Da una marmitta compare improv-visamente un viso che parla, da una molla si forma un corpo, da tubi morti vivono figure ancestrali che ricordano le sculture artigiane delle culture africane . Un altro giro ancora tra quegli oggetti e “l’inutile”, “lo scarto”, “lo spreco” della civiltà urbana attraverso le composizioni di Traore assu-mono una nuova dignità, una nuova dimensione, una forma e un significato. Riguadagnano un’anima, dopo la loro morte.

Aldous Huxley dice: la poesia è un linguaggio che in maniera aggraziata e inusuale va dicendo quanto si è soliti esprimere con parole logorate dal quotidiano. Per descrivere che si entra in una stanza buia, allora, il poeta così forse direbbe “e vengo in parte ove non è che luca”. Insomma, per lo scrittore inglese il potere della poesia, come di qualsiasi altra arte, è la magia di trarre qualcosa fuori dal nulla. E l’arte di Traore è quel “venire in parte ove non è che luca”, è quel cavare fuori e donare emozione. Ancor più che il suo materiale va oltre il nulla, è lo “scarto” che solitamente si butta via, con ribrezzo.
Non solo. Traore gioca con le nostre categorie mentali e si diverte. Lo sporco, secondo la grande an-tropologa Mary Douglas, è l’accostamento culturale di elementi in contrasto: un paio di scarpe in-zaccherate in cucina ci danno un’idea di sporco, se quelle stesse le avessimo posate in bagno non avremmo avuto lo stesso effetto, e ci saremmo anche evitati una strigliata della moglie. Traore prende la spazzatura e la mette nel contenitore dell’arte, fa stridere le categorie, le acciacca e infine ci dona un linguaggio capace di animare gli oggetti con un nuovo uso, ben lontano dallo sporco che invece ci saremmo potuti aspettare. Ecco l’arte di Traore: non solo la magia di trarre fuori dal nulla, pure far parlare lo “scarto”, superando le categorie con le quali siamo soliti dare ordine al mondo, e ritrovarlo arte. E davanti a quegli oggetti, il disorientamento non è più incomprensione, ma inaffer-rabilità delle cose in disordine, eppure non fuori posto.

La produzione dell’artista senegalese, recuperando lo scarto urbano in una continua trasformazione di valore, rinnova il linguaggio antico del ri-uso ponendo l’attenzione sul contrasto della logica con-sumistica dell’usa e getta. E su questo piano, l’esposizione presente a MaschereNere è ancora più forte: un piccolo monitor tra gli oggetti, infatti, mostra il video “Mbeubeus – Vivere di rifiuti” pre-sentato da Fratelli dell’Uomo, per raccontare la vita nella più grande discarica dell’Africa occiden-tale, a Dakar, Senegal. Il documentario di Simona Risi descrive la giornata di Ngor, un bambino di 11 anni dedito al business dei rifiuti, all’interno della discarica, una grande piattaforma dove tutto può essere usato e trasformato, dove il riciclo è necessità. La denuncia e la critica allora sono forti: laddove crediamo vi siano materiali e vite di scarto, invece vi sono immense potenzialità e creativi-tà. Che beffa per come siamo soliti pensare il mondo. E come crederci, vero?
Con le sue opere, dunque, l’artista Moussa Traore, oltre a sostenere il progetto di sviluppo agricolo “Defaral sa bopp” promosso dall’Associazione Sunugal, concede lo scarto alla creatività e ci provo-ca. Il nostro spreco urbano diviene arte, mentre per alcuni resta necessità. Come dire, non solo una provocazione.


No Responses to “Posti di Vista 08. Moussa Traore e la sua recycl art”

  1. Marcello ha detto:

    e’ un piacere leggere i tuoi articoli e sono fiero di averti come “collega” nel gruppo volontari Milano di Act!onaid.continua a deliziarci Manu.Marcello.

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