Un’onda verde viene da destra, da Bush a Sarkozy e Merkel

Da Il Foglio di sabato 19 aprile 2008

Un’onda verde travolge la destra. In tutto il mondo, i partiti conservatori stanno cercando di coniare una propria politica ambientale. Il presidente americano George Bush, considerato il nemico pubblico numero uno dai movimenti ecologisti, ha delineato in un discorso, l’altro giorno, la nuova strategia della Casa Bianca. “Ci sono un modo giusto e uno sbagliato per ottenere la riduzione dei gas a effetto serra – ha detto – Il modo sbagliato è aumentare le tasse, duplicare gli obblighi, o invocare tagli alle emissioni improvvisi e drastici”. La via corretta, invece, è per W. “fissare obiettivi realistici per ridurre le emissioni attraverso il progresso tecnologico, aumentando al tempo stesso la nostra sicurezza energetica e garantendo che la nostra economia possa continuare a crescere e prosperare”. Per i democratici è “troppo poco e troppo tardi” ma, a ben vedere, non si tratta di una svolta. Bush non ha fatto altro che ribadire la linea degli anni scorsi. La novità, dunque, non sta nella sostanza, ma negli accenti. Anche perché tra gli eco-repubblicani spiccano nomi di lusso, dal candidato alle presidenziali John McCain al segretario al Tesoro Hank Paulson, dal governatore della California Arnold Schwarzenegger all’ex responsabile dell’Interno (che negli Usa gestisce la terra federale) Gale Norton.
L’attenzione all’ambiente non è un vezzo elettorale del partito dell’Elefantino: sono infinite le spie che una sorta di mutazione genetica sta avvenendo in quella metà del cielo politico che, tradizionalmente, era ritenuta insensibile al richiamo del pianeta. In fondo, si tratta di un fenomeno a 360 gradi, che investe l’intera società: il settimanale Time è uscito ieri in veste verde (rinunciando per la prima volta al caratteristico bordo rosso). Anche in Europa i leader delle formazioni moderate – da Nicolas Sarkozy ad Angela Merkel, da David Cameron a Fredrik Reinfeldt – sono al lavoro per plasmare una nuova identità ambientale. Talvolta le politiche ambientali “di destra” nascondono altri fini (come il protezionismo), e spesso sono poco più della pedissequa riproposizione delle ricette dei verdi vecchio stile. Ma, ancora, l’aspetto rilevante sta nel tentativo dei leader conservatori di intercettare una domanda che essi percepiscono nella loro stessa constituency. Non che si tratti di un’attitudine posticcia o di una scoperta a scoppio ritardato: “i Tory – dice al Foglio Adrian Gahan, consigliere per il clima del ministro ombra britannico dell’Ambiente – hanno una lunga e fiera tradizione di attenzione all’ecologia, da Edmund Burke a Margaret Thatcher”. La differenza, rispetto all’ambientalismo tradizionale, sta negli strumenti: “le politiche conservatrici sull’ambiente credono che sia essenziale far leva sulla forza dei mercati e sull’ingegno umano per trovare le soluzioni a molti dei problemi ecologici attuali”. Concorda Benedetto Della Vedova, protagonista di un analogo sforzo in Italia: “alla consapevolezza del rapporto tra qualità dell’ambiente e qualità della vita, l’ambientalismo politico italiano finora ha dato una risposta ideologica, antindustrialista, anticapitalista. La nostra sfida è di contrapporre risposte basate sull’innovazione, la tecnologia e la libertà economica”. Alle radici dell’ecologia di mercato – espressione coniata negli Usa da R.J. Smith, recentemente premiato col Lifetime Achievement Award per la sua quarantennale attività di studio e promozione del pensiero ecoliberale – sta l’idea che, nella maggior parte dei casi, le crisi ambientali non sono fallimenti del mercato, ma fallimenti della regolazione o conseguenza di una cattiva definizione dei diritti di proprietà. Deturpare l’ambiente fa male all’uomo, anzitutto, ed è per questo che occorre tutelarlo; non perché possano esistere degli astratti diritti di piante, animali o pietre. Del resto, i peggiori disastri ambientali si sono verificati nei paesi ex sovietici: alla prova dei fatti, la libertà economica si è rivelata più sostenibile del dirigismo pubblico. “L’ambientalismo deve semplicemente occuparsi dell’ambiente, non servire progetti politici: la storia dimostra che non esiste trade off tra crescita economica e qualità dell’ambiente, ma un gioco win-win. Una società ricca è anche una società attenta all’ambiente”.


Autore: Benedetto Della Vedova

Nato a Sondrio nel 1962, laureato alla Bocconi, economista, è stato ricercatore presso l’Istituto per l’Economia delle fonti di energia e presso l’Istituto di ricerca della Regione Lombardia. Ha scritto per il Sole24Ore, Corriere Economia, Giornale e Foglio. Dirigente e deputato europeo radicale, è stato Presidente dei Riformatori Liberali. Presidente di Libertiamo, è stato capogruppo di Futuro e Libertà per l'Italia alla Camera dei Deputati. Attualmente, è senatore di Scelta Civica per l'Italia.

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