Sciopero virtuale, effetti reali

http://prblog.typepad.com/photos/uncategorized/secondlife_1.jpgDa Repubblica.it del 18 aprile 2008

NON è la più forte delle specie che sopravvive, né la più intelligente, ma quella più reattiva ai cambiamenti": Charles Darwin docet. E per stare al passo con i tempi anche il sindacato moderno prova a mettere in pratica la lezione del padre dell’evoluzionismo. Perché nell’era di Internet e dell’innovazione tecnologica le forme classiche di protesta da sole non bastano. Lo sciopero tradizionale, pur restando lo strumento di lotta per eccellenza, spesso non risolve la vertenza né conquista titoli sui giornali. Ed economicamente è proprio ai lavoratori che procura il danno maggiore, mentre l’azienda risparmia. Quello solidale – in cui si continua a lavorare e i soldi vanno in beneficenza – stenta ad avere visibilità. Come pure la protesta virtuale, in cui l’azienda destina il guadagno della giornata a un fondo per pubblicizzare i motivi del conflitto.
             
All’Ibm Italia scioperi, raccolte di firme e petizioni non avevano, infatti, avuto successo. La trattativa per la firma del contratto integrativo durava dal 2004. E nel 2007 l’azienda aveva tagliato il premio di risultato: circa mille euro in meno nella busta paga dei cinquemila lavoratori nazionali. Che a quel punto hanno provato a giocare ad armi pari: invece di scendere in piazza di persona hanno mandato avanti il loro alter ego cibernetico. O meglio l’avatar, per dirla con il linguaggio di Second life, dove il 27 settembre scorso si sono dati appuntamento per la prima protesta sindacale virtuale, nel senso di tecnologica: duemila persone collegate per 12 ore a un computer da più di 30 Paesi per rivendicare diritti reali con cartelli, slogan e striscioni in quella che è la vita parallela di oltre 10 milioni di utenti registrati. E in cui anche il colosso informatico ha investito milioni di euro per aprire reparti, centri d’affari e servizi d’assistenza. Delle 30 isole che Big Blue (come viene chiamata l’Ibm negli Stati Uniti) ha creato nel mondo virtuale, sette sono state occupate dai manifestanti, che hanno poi bloccato il business center per qualche ora e interrotto una riunione online tra manager.       

Nell’era del telelavoro che guarda a un futuro senza uffici, il telesciopero, oltre a clamore e solidarietà internazionali, ha portato esiti concreti. Farsi sentire nel metaverso, dove la controparte ha impiegato soldi ed energie, ha favorito, infatti, la riapertura delle trattative, che nella vita reale si erano interrotte da mesi. I dipendenti hanno riavuto il premio di risultato, oltre ad agevolazioni sanitarie più vantaggiose. Sciopero virtuale sì, ma dagli effetti reali, quindi. Non ultimo l’aver contribuito – venti giorni dopo – alle dimissioni dell’amministratore delegato di Ibm Italia, Andrea Pontremoli.

I sindacati infiltrati nella seconda vita fanno sul serio almeno quanto nella prima. "È stato un successo perché colpire l’immagine e la reputazione dell’azienda nel suo punto di forza fa più paura", spiega Davide Barillari, membro del coordinamento nazionale dell’Rsu Ibm di Vimercate, che rappresenta buona parte di Big Blue in Italia. "Negli ultimi anni gli iscritti erano calati, si faticava a coinvolgere i lavoratori. Bisognava trovare un nuovo strumento per combattere la scarsa partecipazione sindacale: con Internet e Second life ci siamo riusciti".

È nato così in Ibm il Sindacato 2.0 che, grazie alle evoluzioni della Rete (3D, web 2.0 e social networking), mette in contatto i colleghi sparsi nel mondo ricalcando un modello di azienda globale. Di questo esperimento se ne sono accorti anche oltralpe: il NetXplorateur Forum che, con il sostegno del Senato francese, premia i modi più innovativi di utilizzare la Rete, il 14 febbraio scorso ha inserito lo sciopero virtuale di Ibm tra le dieci migliori iniziative al mondo. Motivazione: "L’originalità e la versatilità nel portare online duemila avatar con intenzioni più che reali: migliorare la propria situazione lavorativa e raggiungere un accordo sindacale".

Che il ricorso alla tecnologia produca il massimo danno all’azienda e la minima perdita per i lavoratori lo sostiene anche Giorgio Cremaschi, segretario nazionale della Fiom. Che, però, si mostra scettico sul futuro di queste forme di lotta. "Non si deve scambiare l’avanzamento tecnologico del mondo del lavoro con il rinnovamento sindacale. Non credo che queste forme possano sostituire quelle tradizionali", spiega il leader della Rete 28 aprile nella Cgil, "ma le completano, certo, perché accendono i riflettori in un momento in cui lo sciopero classico fatica ad avere visibilità. Non sono, però, risolutive: giocano sull’effetto sorpresa, ma la seconda volta non avrebbero la stessa efficacia".

La tecnologia sta però cambiando di fatto la conflittualità sociale. Lo dimostra il moltiplicarsi di blog aperti dai lavoratori per aggregare malcontento e darsi appuntamento, attirare l’attenzione delle aziende guadagnandosi allo stesso tempo il sostegno dell’opinione pubblica. In Italia c’è, per esempio, il diario web creato tre anni fa dai dipendenti Feltrinelli e Ricordi in occasione della vertenza per il rinnovo del contratto integrativo. Dal nome provocatorio, Effelunga: "Perché il nostro ruolo non si riduca a spingere carrelli in un supermercato di libri e dischi", si spiega in un post. "Questo blog è il nostro mestiere come vorremmo che fosse".       

In Francia molti lavoratori hanno fatto lo stesso. Alla Fnac hanno raccolto consensi su Blogofnac per protestare contro i licenziamenti per esubero di personale. Alla catena francese La Redoute, per restare aggiornati sull’eventuale chiusura di filiali, hanno creato un diario virtuale con tanto di gioco di parole, "On redoute La Redoute" (temiamo La Redoute). E poi ancora "Amen en grève" (Amen, azienda informatica, in sciopero) e "Sfr (società di servizi) en colère". Blog arrabbiati in cui si protesta senza scioperare nella vita reale, salvando stipendio e non penalizzando i cittadini. Cambia la forma ma non la sostanza. "Prima l’attivista girava tra i reparti, al massimo usava il telefono", spiega Lorenzo Bordogna, docente di Sociologia dei processi economici e del lavoro all’università Statale di Milano. "Oggi viene meno il contatto fisico: i blog rappresentano l’evoluzione della comunicazione nella lotta sindacale.
Se meccanismo e fini sono quelli tradizionali, la novità è il mezzo". Come nuova è la forma di protesta a "intermittenza" diffusasi in Francia negli ultimi mesi: non più azioni collettive e prolungate ma iniziative corte e individuali, che non implicano l’astensione totale dal lavoro per un’intera giornata. Sfuggendo così alle statistiche del ministero del Lavoro che parlano sì di un calo dei giorni di sciopero dalla fine degli anni Novanta, ma anche di un aumento delle aziende colpite da conflitti lavorativi. Due mesi fa alla Toray plastics è andata così: scioperi brevi a ogni cambio di turno per ottenere un premio di produzione. E alla fine l’hanno avuta vinta loro. Alla pari di chi ha trasferito il conflitto nella vita virtuale per rivendicare diritti di cui godere, tutto sommato, nella realtà.

di ILARIA CARRA

 


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