I sei più tre radicali nel PD

http://www.clandestinoweb.com/images/stories/personaggi/pannella1.jpgDi Andrea Bernaudo – Riceviamo e volentieri pubblichiamo

Vorrei intervenire sulla polemica, ormai apparentemente superata, tra i radicali ed il PD circa l’avvenuta elezione di tutti e nove i candidati radicali inseriti nelle liste del partito democratico e la rivendicazione di Bettini di avere quindi rispettato i patti e la richiesta di un riconoscimento in proposito da parte di Marco Pannela che, durante la campagna elettorale ha denunciato, a suo modo, il tradimento del patto stipulato con Veltroni e che oggi sostiene che solo per un caso fortuito tutti e nove i radicali candidati saranno presenti in Parlamento, nelle fila del PD, circostanza che, comunque,  ritengo molto positiva per il PD e per il Parlamento, anche se la Binetti e la Bindi non la pensano così.

Il problema non può ridursi al galateo politico, neppure se lo scrive Adriano Sofri, non interessa se  il desiderio di Bettini di una telefonata conciliante di Pannella a Veltroni verrà mai esaudito. A guardarla bene tale polemica può riguardare addirittura il futuro della difesa della laicità nel PD e della linea politica che il partito di Veltroni intenderà sostenere nel Paese ed in Parlamento sui diritti civili, sulle libertà individuali ed anche sulle scelte di politica economica ed estera che dovranno guidare il “Governo ombra” che vuole confrontarsi con il Governo del Cavaliere eletto trionfalmente.

Il punto è: qualora la Sinistra arcobaleno avesse ottenuto almeno un punto e mezzo in più su base nazionale e di conseguenza alla camera avesse superato lo sbarramento del 4% i nove radicali sarebbero stati tutti eletti come previsto nel patto evocato da Pannella oppure no?

Un dato è assodato: se in pochi credevano veramente che Veltroni potesse vincere le elezioni di sicuro nessuno immaginava, né a destra né al centro né a sinistra, nè  la stampa i sondaggisti e i politologi più accreditati, che la sinistra di Bertinotti non arrivasse a prendere almeno il 4% più un voto e cioè ottenere quel saldo minimo di consenso elettorale che gli avrebbe consentito di  avere i suoi rappresentanti  alla Camera dei Deputati, anche lasciando perdere il Senato dove, lo sbarramento dell’8% e la ripartizione su base regionale, complicava l’accesso dell’arcobaleno nelle previsioni degli esperti.

Cimentandosi poi nello studio puntuale della vigente legge elettorale, per poter dare un dato empirico alla querelle sul brocardo “pacta servanda sunt” ,utilizzato dal leader radicale, il calcolo si è rivelato impossibile.

Ricreare virtualmente la ripartizione dei seggi, regione per regione, nell’ipotesi che la sinistra avesse superato almeno lo sbarramento del 4%, tenendo conto dei diversi  sbarramenti attribuiti alle minoranze linguistiche ed al partito che, purchè in coalizione e primo tra i più piccoli, avrebbe avuto comunque diritto ad una piccola parte dei seggi disponibili pur non raggiungendo lo sbarramento previsto, è un lavoro improbo da esperti di statistica e geniali matematici.

Occorre dire anche che, per dimostrare in modo scientifico che Pannella ha ragione, si deve partire, necessariamente, da una o più mere ipotesi di scuola, il che rende, di converso, non scientifico l’eventuale impossibile calcolo.

Di certo abbiamo, però, due dati:  il corpo elettorale ha clamorosamente tagliato fuori dal palazzo un pezzo di storia politica di questo Paese sorprendendo tutti, compreso Pannella e Veltroni e di sicuro se Berinotti superava il 4% il Pd avrebbe avuto molti meno seggi disponibili.

In conclusione l’esclusione della sinistra verde-comunista ha fatto ottenere al PD più  seggi rispetto alla percentuale dei voti raggiunti come partito, ottenendo una buona fetta della spartizione dei seggi restanti, rimasti liberi per via degli sbarramenti previsti dalla legge elettorale. In ragione di questo 1, 2 o 3 candidati radicali dei nove pattuiti  si sono trovati a sorpresa in Parlamento.

Bene, ha quindi ragione Marco, ma a Roma la lista Bonino non arriva all’1%, anche se ci sono, comunque, 9 radicali in Parlamento, per fortuna.

I paladini della difesa della libertà di ricerca scientifica, della laicità dello stato, dell’affermazione dei diritti civili in Italia e nel mondo, del liberismo e di molto altro non meno importante siedono in nove nel Parlamento Italiano per un drammatico ed impensabile caso fortuito.

Questo è il problema.

 

Andrea Bernaudo  


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