Pannella, il PD ed il “male minore”

Di Massimo MessinaRiceviamo e volentieri pubblichiamo

Il 21 marzo scorso vengo a sapere da un’e-mail radicale che su Europa (quotidiano organo ufficiale della Margherita, partito ora nel PD) di quel giorno è pubblicato un articolo di Pannella e, quindi, da simpatizzante e militante radicale (anche se attualmente membro del Nuovo Partito d’Azione) vado in edicola e leggo immediatamente l’articolo del compagno (ancora tale lo considero, da liberalsocialista radicale neoazionista) Marco a titolo “Voterò per il male minore”. Dal titolo si capisce subito che di dichiarazione di voto si tratta ed il leader carismatico di Radicali Italiani (“non dei radicali italiani”, come anche lui stesso più volte ha sottolineato evidenziando il dato di realtà che non tutti i radicali sono confluiti nel partito denominato Radicali Italiani) nell’articolo dichiara che voterà per il meno peggio, ovvero per il PD. La sua dichiarazione di voto sembra sia scontata dato l’accordo tra Radicali Italiani e PD, ma nulla è da dare per scontato quanto c’è di mezzo Pannella, tranne la sua onestà, la sua intelligenza e la sua passione, a mio modesto parere. Mi aspettavo, quindi, un articolo non scontato e di certo tale è stato, ma non mi aspettavo un’analisi così lucidamente allarmata della situazione politica attuale.

Marco Pannella inizia l’articolo affrontando il tema del voto utile, ricordandoci che il voto è sempre utile, a volte è pure utilissimo, cioè nelle “oligarchie autoritarie”, utilissimo “ai regimi oppressori e non ai loro oppressi”. Dopo la dichiarazione di voto per il “male minore”, Pannella chiede (retoricamente?) se l’attuale legge elettorale sia meno democratica della “«legge  fascista» del 1924. Se pone tali interrogativi perché lui e tutti i compagni della sua forza politica, all’indomani della crisi di governo, dichiaravano pubblicamente che la riforma della legge elettorale non era tema prioritario?

Come è solito fare (e quasi mai a torto) Pannella, nell’articolo in questione, usa toni forti mettendo in evidenza uno degli aspetti più negativi dell’attuale legge, ovvero che il prossimo sarà “un parlamento non di eletti, ma di soli nominati”…”da qualche oligarca con i loro associati in un regime” che potrebbe divenire “nuova incarnazione dell’antidemocrazia, dell’antilibertà, della controriforma”. Il buon Marco Pannella arriva ad affermare (giustamente) che in “Italia, secondo standard dell’Ocse, non vi sarebbe più, ormai, regime democratico, democrazia e stato di diritto”. Pone, quindi, un’altra domanda retorica: “Da quarant’anni non s’afferma, infatti, sempre più un regime di partitocrazia corrotta e corruttrice, oligarchica ed in costante pratica di illegalità costituzionale e democratica?”. E poi aggiunge: “È forse eccessivo dire che ha funzionato in Italia non di rado una sorta di gran consiglio dei partiti dell’unità nazionale e che ora rischiamo di realizzare, perfezionare per molti, troppi versi, un monopartitismo di fatto, secondo uno schema per il quale si nominano deputati e senatori, consiglieri regionali, provinciali, comunali e governatori, presidenti, sindaci e consiglieri di amministrazione di decine si migliaia di enti e società parastatali parapubblici, privatizzati?”. Ciò che poi pone Pannella è la questione del rapporto tra mezzi e fini. Egli ci mette in guardia dai possibili effetti degli strumenti che si stanno adoperando oggi per realizzare il “nuovo”. Il rischio che Pannella paventa è il seguente “se l’assetto di potere e la nuova Costituzione materiale dovessero affrontare difficoltà gravi, diverrebbe forse naturale, obbligato usarli anche formalmente, istituzionalmente per difenderli e eliminare così i pericoli, i nemici, i cattivi?”. Abbiamo qui quindi due Pannella: quello democratico vero e radicale che punta il dito contro gli attuali oligarchi e quello che partecipa alla deriva oligarchica attraverso l’accordo del suo partito con quello cosiddetto Democratico, ma tutt’altro che tale, in base alla giusta analisi pannelliana dell’esistente.

Sappiamo tutti che Pannella può essere schizofrenico ma di certo non è uomo soltanto di parole, ma anche di fatti e se, sempre nell’articolo in questione, usa slogan del tipo “È ora di Resistenza, di Resistenza, di Resistenza” di certo non si limita a puntare il dito. Ma qual è l’azione che il compagno partigiano Pannella intraprende contro la deriva oligarchica ormai egemone non solo nel centrodestra, ma ancor di più adesso nel PD grazie all’accelerazione autoritaria di Veltroni rappresentata dalla scelta di “andare da soli”? Il compagno radicale Pannella ci ricorda che “Secondo dottrina liberale e democratica, dinanzi alle «elezioni» come queste e a questo «voto utile» dovremmo andare ad organizzare, ben oltre le «mere» astensioni, un vero e proprio boicottaggio elettorale politico, nonviolento, attivo, collettivo, pubblico, con l’obiettivo di sanarle più che di invalidarle, sia politicamente che moralmente, assieme al regime sempre più illegale che contengono in loro stesse e del quale sono manifestazione e prodotto”. Arriva a sostenere, infine, che “occorrerebbe mobilitarsi” per una proposta istituzionale che è tra i principali intenti di noi neoazionisti (ma questo Pannella non lo dice e forse neppure lo sa), ovvero che, per continuare ad usare le stesse parole di Pannella, si vincoli “per ogni organismo elettivo il suo numero di componenti, il suo plenum al numero dei votanti”. Finisce l’articolo, però, spiegandoci (in maniera un po’ criptica per chi non comprende la lingua pannelliana), che però l’azione dei Radicali Italiani non è nel segno del boicottaggio elettorale, bensì proprio dell’accordo con il PD, usando la metafora del cancro curato tramite trapianto di embrioni tratti dalla “galassia laica, religiosa, nonviolenta, federalista, socialista, liberale”. Da neoazionista convinto che l’analisi del compagno e segretario nazionale del mio partito professor Pino A.Quartana sia quella che meglio rappresenta la situazione politico-sociale attuale, rimango allibito di fronte alla scelta pannelliana. L’analisi del compagno Pannella, così spietatamente realistica, non giustifica affatto il suo giungere ad affermare che in questo cancro bisogna ficcarcisi dentro per rimoralizzare e ridemocratizzare la politica nazionale facendo di sé cellule staminali embrionali. Candidarsi nel PD (che ha distrutto la sua stessa coalizione e sta consegnando il paese a Berlusconi arrogandosi unilateralmente addirittura la prerogativa di scegliere chi e come deve entrare nel parlamento della prossima legislatura) significa di fatto avallare la deriva oligarchica e rafforzarla. Il PD non rappresenta il “male minore”. Forse rappresenta il male maggiore.

Non prendendo in considerazione il boicottaggio elettorale (poiché non avrebbe senso a meno di un’azione organizzata e riconosciuta pubblicamente), escludendo la Sinistra l’Arcobaleno (a causa delle sue risposte politiche profondamente marcate da un’ideologia ignara ancora dei valori della libertà individuale anche economica e del merito essendo così distante anni luce dalla radicalità neoazionista), non potendo votare per la lista dei Democratici di Sinistra (poiché non è stato loro permesso di essere presenti su tutto il territorio nazionale e così nel mio collegio elettorale), finisco per scegliere quello che io considero il “male minore”, ovvero il Partito Socialista di Boselli, anche perché corriamo il rischio (per me da scongiurare) di un parlamento che (per la prima volta nella storia italiana) non abbia rappresentanti del partito del socialismo democratico.


No Responses to “Pannella, il PD ed il “male minore””

  1. Marianna ha detto:

    Anch’io ritengo che, in questa situazione, il Partito Socialista sia il male minore…

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