Cinquant’anni del simbolo della pace

Da Corriere.it del 5 aprile 2008

WASHINGTON – Il simbolo della pace ha compiuto cinquanta anni. Lo disegnò il grafico inglese Gerald Holtom, che lo propose a una dimostrazione contro la bomba atomica a Londra il 4 aprile 1958. «Disegnai me stesso», raccontò Holtom, «ma stilizzato, quasi un essere a tre gambe, per indicare la mia disperazione per le guerre. Poi ci tracciai un cerchio attorno, a indicare il mondo. Non immaginavo che potesse avere tanto successo».

PACE – Grazie anche al distintivo di Holtom, il pacifismo divenne la base ideologica della controcultura e della contestazione giovanile e femminista che stavano per esplodere negli Stati uniti e in Europa. Lo indossarono i neri alle marce dei diritti civili – il loro leader Martin Luther King fu assassinato esattamente dieci anni dopo, il 4 aprile 1968 – i figli dei fiori agli scontri con la polizia sulla guerra del Vietnam, i gay, i verdi, i critici dell’apartheid in Sudafrica e via di seguito. Holtom si sorprese soprattutto della diffusione che il suo simbolo ebbe oltre la cortina di ferro: da Praga a Berlino, lo indossarono i dissidenti e gli studenti per denunciare lo stalinismo. Più tardi, comparve anche in Asia, dal Vietnam alla Cina. Nel suo libro Pace: la biografia di un simbolo, Ken Kolsbun lo definisce «il geroglifico superstar». La sua semplicità e adattabilità, spiega, lo resero più popolare di qualsiasi altro distintivo, era ed è facile identificarsi in esso. Invano i conservatori cercarono di esorcizzarlo col sarcasmo paragonandolo a «una zampa di gallina», o lo denunciarono come prova di tradimento patrio. Di fatto, oltre che simbolo di pace, era ormai divenuto simbolo di resistenza alle dittature, ai regimi e ai governi democratici di destra. Se un disegno riassume l’incandescente secondo mezzo secolo scorso, è quello di Holtom. Nel suo libro, Kolsbun racconta che il simbolo della pace, come il volto di Che Guevara, un’altra icona del tardo Novecento, fu spesso commercializzato.

SIMBOLO – Negli Stati Uniti, una ditta di scarpe tentò di comprarne il copyright, e una di gelati inventò il «Peace pop». Nel 1999, le Poste americane gli dedicarono addirittura un francobollo. Ma per una «questione di principio» Holtom, deceduto di recente, non brevettò mai il simbolo, e i tribunali non permisero mai che qualcuno se ne appropriasse. È il motivo per cui tutti lo disegnano, dagli alunni delle elementari sui quaderni di scuola fino ai mendicanti sui marciapiedi, e per cui appare sulle magliette, sui manifesti, persino sugli accessori di moda. «Riassume la nostra storia», ha scritto il Washington Post, pubblicando una fotografia di Holtom al lavoro nel suo studio londinese. Il cerchio attorno alla «zampa di gallina» è ancora rilevante? La risposta è sì. Lo si è visto alle celebrazioni di Martin Luther King, il Gandhi nero, e lo si vedrà il 9 prossimo a San Francisco, a una dimostrazione di massa contro la repressione cinese in Tibet a cui parteciperà anche il Nobel della pace sudafricano Desmond Tutu. E i sostenitori dei diritti civili chiedono che tutti lo portino alle Olimpiadi a Pechino e nel mondo il prossimo agosto.

Ennio Caretto


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