I giovani eroi

di Sofia Ventura, dal Corriere di Bologna del 4 aprile 2008

Il potere della parola, l’argomentazione, la dialettica, sono tutte cose che ai giovani “eroi” che Mercoledì sera in Piazza Maggiore hanno gettato pomodori, uova e bottigliette a Giuliano Ferrara sembrano non interessare. Al confronto sulle idee preferiscono la prevaricazione. E così,  ancora una volta, siamo a domandarci perché permangano nella tradizione politica italiana elementi d’intolleranza e violenza che sembrano impossibili da estirpare.
Chissà se i dimostranti che si sono organizzati per impedire a Ferrara di parlare, figli d’ideologie logore o solo figli di una cultura politica sempre più superficiale, si sono mai domandati quali regole e principi stanno alla base del vivere insieme in una democrazia? Come possono credere che sia legittimo tacitare l’avversario perché le sue posizioni sono considerate provocatorie e offensive? Se così fosse l’arena politica si trasformerebbe in una giungla di intolleranza reciproca.
Bene ha fatto Cofferati a stigmatizzare questa dimostrazione di inciviltà. Meno felici, invece, sono state le dichiarazioni degli assessori Mancuso e Santandrea. La Santandrea, in particolare, ponendo in relazione “il puro esercizio di retorica della provocazione” (che evidentemente secondo i suoi parametri democratici è vietato) di Ferrara e “l’inevitabile reazione poco democratica” dei dimostranti ha, di fatto,  fornito una giustificazione a chi mercoledì sera si è arrogato il diritto di decidere cosa può essere detto e cosa no.
Non condivido la battaglia di Ferrara e non vorrei vivere in un mondo dove le sue tesi avessero la meglio. Ma nemmeno vorrei vivere in un mondo retto dai principi cari a quella sinistra radicale che di fronte alle contestazioni non è riuscita a fare di meglio che puntare il dito contro il pensiero “reazionario” di Ferrara. Eppure mai sono andata ad un loro comizio a tirare ortaggi. Oggi in Piazza Maggiore parlerà “La Destra”. Ci auguriamo di non dover assistere all’ennesima bagarre contro “le provocazioni fasciste”, una tradizione, questa, che purtroppo non è così estranea – come vorrebbe Salvatore Caronna del Pd– alla città di Bologna.


Comments are closed.