Ma ai credenti preme più l’economia dei problemi etici

di Benedetto Della Vedova, da Libero del 19 marzo 2008

Monsignor Betori ha ieri chiesto agli elettori e ai candidati alle elezioni di non attenersi alle sole “urgenze del quotidiano”, che, secondo il segretario generale della Cei, “vanno sempre proiettate su un orizzonte di grandi valori”. Non stupisce né scandalizza la scelta della Chiesa di ribadire la centralità politica della difesa della vita e della famiglia tradizionale. Un monito fermo che vale, a maggior ragione, per un grande partito come il Pdl, che ha il dovere di “somigliare” al proprio elettorato e quindi (anche, ma non solo) a quello cattolico .
Eppure, le ricerche sul cosiddetto voto cattolico pubblicate sul Sole24 ore e su Repubblica, descrivono una realtà diversa da quella che la Chiesa sembra auspicare: una realtà, peraltro, che dovrebbe far riflettere quanti nel partito berlusconiano pensano di inseguire il voto dei cattolici con messaggi “mirati”, che esaltino l’adesione alla dottrina ufficiale della Chiesa. Proviamo a dare una lettura “laica” (cioè concreta) dei dati.
Secondo l’Ipsos, il consenso del Pdl tra i cattolici è sostanzialmente allineato a quello che il partito berlusconiano riscuote nella generalità dell’elettorato italiano (42% contro 40%). Se il Pdl eliminasse, più di quanto non abbia già fatto, le voci “laiche” e assumesse una fisionomia confessionale o  “tradizionalistica”, finirebbe per scontentare più elettori di quanti potrebbe guadagnarne nel bacino del voto cattolico.
In secondo luogo, risulta evidente che la “domanda politica” dell’elettorato cattolico rispecchia un ordine di priorità che assegna alle questioni religiose o eticamente sensibili una posizione secondaria. Ad attirare le preoccupazioni dei cattolici sono le questioni economiche e sociali e la sicurezza. La difesa dell’identità religiosa e l’aborto stanno in fondo, e non i cima, alle loro preoccupazioni politiche. Pare evidente che questa fetta di elettorato non solo ha abbandonato, come la Chiesa, il mito dell’unità politica, ma ha nella sostanza archiviato la pretesa di connotare in senso religioso il voto. In Italia, nella sostanza, non è solo finito il “partito cattolico”; è finito anche il “voto cattolico”. A contare e a dividersi, secondo le regole del gioco politico, è il voto dei cattolici.
In terzo luogo, è assai interessante l’orientamento dell’elettorato cattolico sulle questioni eticamente sensibili. Sulle unioni di fatto o sull’eutanasia c’è una  prevalenza di contrari tra i cattolici praticanti e impegnati in organizzazioni religiose e ecclesiali. Ma questa prevalenza non evidenzia un’unità. Su questi temi, le divisioni attraversano anche lo stesso mondo cattolico.
Da queste indicazioni per il Pdl sembra emergere un caveat, più che un  incoraggiamento a indurire il connotato confessionale e ad allineare sui temi bioetici le posizioni “di partito” e “di governo” a quelle delle gerarchie ecclesiastiche: che hanno un indubbio rigore e una indiscutibile coerenza, ma, con ogni evidenza, non si sovrappongono agli orientamenti reali dell’elettorato. Non deriverebbe alcun vantaggio dal restringere, all’interno del Pdl, un pluralismo etico e culturale che costituisce un tratto distintivo anche dello stesso elettorato cattolico.

Non vi sarebbe alcuna lungimiranza nell’assegnare ai temi “bioetici” una priorità che gli stessi cattolici non chiedono. Su tutto questo, del resto, l’esperienza degli altri partiti del PPE indica la via  dell’apertura e del pluralismo, non certo quella della chiusura.


Autore: Benedetto Della Vedova

Nato a Sondrio nel 1962, laureato alla Bocconi, economista, è stato ricercatore presso l’Istituto per l’Economia delle fonti di energia e presso l’Istituto di ricerca della Regione Lombardia. Ha scritto per il Sole24Ore, Corriere Economia, Giornale e Foglio. Dirigente e deputato europeo radicale, è stato Presidente dei Riformatori Liberali. Presidente di Libertiamo, è stato capogruppo di Futuro e Libertà per l'Italia alla Camera dei Deputati. Attualmente, è senatore di Scelta Civica per l'Italia.

Comments are closed.