Il mondo del rugby si divide

http://www.sciocchi06.it/public/image/wooden_spoon_big.jpgDa La Repubblica.it del 18 marzo 2008

ROMA – Cucchiaio di legno o no? L’Italia del "rugby" si è "aggiudicata" l’ignominioso trofeo che spetta alla peggior squadra del Sei Nazioni? Oppure, grazie al drop di Marcato negli ultimi minuti della partita di sabato scorso con la Scozia, è riuscita ad evitarlo? Il giallo del cucchiaio intriga gli appassionati di palla ovale e apre infinite discussioni sui siti web.

Le opinioni sono diverse e discordanti. Partiamo dai fatti. L’Italia, in base al regolamento del Sei Nazioni, si è classificata all’ultimo posto con una vittoria e quattro sconfitte. Per sole 5 lunghezze nella differenza punti fatti-subiti, la Scozia (a parità di gare vinte e perse) è rimasta davanti agli azzurri. Ma basta, questo a stabilire l’assegnazione del "cucchiaio di legno"? C’è chi dice dice di sì e chi afferma il contrario. Ai favorevoli si iscrivono diversi esperti italiani di rugby (alcuni ci hanno scritto la loro opinione accusandoci di aver sbagliato) e i siti inglesi che trattano l’argomeno, compreso (ma flebilmente) quello ufficiale del "Sei Nazioni". Dei contrari fanno parte tutti i giornali italiani che hanno scritto sulla questione (Gazzetta dello Sport in testa), la maggior parte delle televisioni che se ne sono occupate a partire dai cronisti che hanno raccontato in diretta Italia-Scozia su La7 e, non ultima, la Fir, cioé la Federazione italiana Rugby.

A quanto pare, c’è accordo solo sulle origini (avvolte nella leggenda) dello sgradito mestolo. Tutti dicono che si deve risalire agli inizi del secolo scorso quando il "Wooden spoon" spettava ai peggiori studenti di matematica dell’Università di Cambridge. Poi, siccome molti di loro giocavano a rugby nel torneo (al quale prendevano parte le sole quattro squadre britanniche) che sarebbe diventato prima Cinque e, in seguito, Sei Nazioni, il cucchiaio è traslato al Championship rugbistico internazionale.

I favorevoli al cucchiaio di legno all’Italia. Alcuni di loro ci hanno scritto rimandandoci a diversi siti inglesi e a Wikipedia. Vi si leggono definizioni come questa: "Il cucchiaio di legno è assegnato alla squadra che finisce all’ultimo posto della classifica. Non esiste un reale cucchiaio di legno. Alcuni sostengono che il cucchiaio di legno andrebbe assegnato a chi non ha vinto neppure una partita, ma questo è più propriamente conosciuto come ‘whitewash’". Insomma, il punto di vista britannico sembra chiaro: il cucchiaio di legno spetta alla squadra ultima classificata indipendentemente dal punteggio. Il punto di vista non è mai riassunto in una regola precisa, ma compare, qua e là in diversi articoli del sito ufficiale. Ma è l’unico?

I contrari. Oltre alla maggior parte dei giornalisti italiani che si occupano da anni di rugby (vedi l’inserto della Gazzetta dello Sport di domenica), tra chi "rifiuta" il "cucchiao" c’è la stessa Federazione Italiana Rugby (Fir). Anche alla Fir premettono che non c’è nulla di scritto e che sono a conoscenza di rispettabilissime opinioni diverse. Ma a sostegno della loro tesi portano almeno tre questioni: 1) "Nel 2006, quando pareggiammo una sola partita, nessuno ci assegnò il cucchiaio e nessuno si lamentò della mancata assegnazione"; 2) le origini del cucchiaio risalgono ai tempi in cui il torneo era limitato alle quattro squadre britanniche e non si stilava una vera e propria classifica con punti e mete segnate. Allora, il cucchiaio toccava a chi le perdeva tutte. Poi, con l’ingresso della Francia e, recentemente, dell’Italia, si fanno le classifiche ma la tradizione è rimasta uguale; 3) L’altra sera, dopo la partita con la Scozia, gli azzurri sono andati a festeggiare al Peroni Village. Lì tra canti e grida di gioia, Mauro Bergamasco ha simbolicamente spezzato un cucchiaio di legno e l’intera squadra ha mostrato di essere fermamente convinta di averlo evitato. Ora, dicono alla Fir, tutto si può dire, tranne che Bergamasco, Parisse e gli altri ragazzi de XV di Mallett, non siano degli esperti di rugby.

Il giallo, comunque, rimane.


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