La difesa della Cina? Via le barriere interne

Di Benedetto Della Vedova per il Sole 24 Ore del 13 marzo 2008 pag. 14

Guido Gentili mi ha cortesemente annoverato (con Martino e Brunetta) nel terzetto liberal-liberista che nel Pdl dovrebbe contrastare il profilo social-protezionista del programma tremontiano. Non penso che sarà necessario. Sul piano del governo, il Ministro Tremonti, come già è accaduto in passato, sarà assai più “liberista” di quanto lo “scenarista” Tremonti appaia. Le sue antiche ma non datate riflessioni sullo “stato criminogeno” e sull’oppressione fiscale come oppressione politica non ne fanno un restauratore. Chi sostiene che “lo stato può fare poco per l’economia, ma può fare molto contro di essa” e che “l’economia la fa l’economia” mostra una diffidenza squisitamente liberale rispetto alla iper-regolamentazione, alla gestione politica dell’economia, allo Stato. Io, come è noto, penso che sia irrealistico e controproducente rintuzzare la concorrenza cinese contrapponendo al mercantilismo “aggressivo” di Pechino il protezionismo “difensivo” di una Europa asserragliata nel ridotto del mercato interno. Questo sarebbe, per parafrasare Tremonti, un errore davvero “fatale”. Il che non significa che l’Italia debba subire passivamente il corso degli eventi. Ma dovrebbe fare qualcosa di diverso da quello che, in prima battuta, Tremonti sembra auspicare: non alzare barriere verso l’esterno, ma abbattere le barriere interne, che frenano la competitività delle nostre imprese, riducono la mobilità del lavoro e dei fattori produttivi, favoriscono le posizioni di rendita e disincentivano l’innovazione, garantiscono un eccessivo e perciò inefficiente trasferimento di risorse dal mercato allo Stato e all’intermediazione politica. Questo per prima cosa dobbiamo fare, per recuperare il gap che stiamo accumulando con gli altri paesi avanzati: perché i problemi italiani sono anche o soprattutto “occidente su occidente”. Senza fanatismo riconosciamo che agli enormi vantaggi diffusi della globalizzazione – gli “sconti”ai consumatori – si accompagnano i costi concentrati sulla produzione industriale. Accettiamo di vivere un’epoca di transizione, lunga e difficile, il cui esito non è scontato, ed orientiamo a questa nuova visione il sistema di welfare e più in generale la macchina politico- amministrativa. Ciò detto, anche chi, come me, poco condivide il protezionismo “anticinese”, comprende che da est non giungono solo beni di consumo a basso costo; da Oriente viene anche una sfida minacciosa ad un sistema di valori e di libertà, su cui l’Occidente ha costruito il proprio modello di organizzazione sociale. Su questo piano discuto la cura, non la diagnosi di Tremonti. Lo stesso può dirsi dal punto di vista politico-culturale. Tremonti non sbaglia a denunciare l’irenismo ideologico di chi ha sostituito la globalizzazione al socialismo come nuovo “sole dell’avvenire” (lo zelo liberale dei neofiti è sempre eccessivo). Ma se non ha senso un’ideologia del progresso lineare (che nessun serio liberale ha mai teorizzato), avrebbe ancor meno senso coltivare l’ideologia del tramonto e della crisi. Se i costi della globalizzazione servono a svegliare il liberalismo dal “sonno dogmatico”, non servono di certo a suffragare l’illusione che il rimedio sia quello di fermare le lancette del mercato globale. Di questi complessi equilibri Tremonti saprebbe sicuramente tener conto, se, dopo il 13 aprile, per lui si riaprissero le porte di via XX settembre.


Autore: Benedetto Della Vedova

Nato a Sondrio nel 1962, laureato alla Bocconi, economista, è stato ricercatore presso l’Istituto per l’Economia delle fonti di energia e presso l’Istituto di ricerca della Regione Lombardia. Ha scritto per il Sole24Ore, Corriere Economia, Giornale e Foglio. Dirigente e deputato europeo radicale, è stato Presidente dei Riformatori Liberali. Presidente di Libertiamo, è stato capogruppo di Futuro e Libertà per l'Italia alla Camera dei Deputati. Attualmente, è senatore di Scelta Civica per l'Italia.

Comments are closed.