Oltre al partito anarchico, serve un governo agnostico

Il Popolo della Libertà e la sfida della bio-politica

di Carmelo Palma, da L’Opinione del 5 marzo 2008

I “valori non negoziabili” sono “principi non rinunciabili” dell’identità e dell’organizzazione del nuovo soggetto politico del centro-destra? Il No al testamento biologico, alla ricerca manipolativa sugli embrioni, alla regolamentazione delle convivenze omosessuali, al cosiddetto divorzio breve e alle interpretazioni (o applicazioni) restrittive della legge 194 valgono oggi, sul piano ideale e storico-politico, alla stregua di quei valori di libertà economica e civile che per quasi un secolo hanno segnato il confine tra la civiltà occidentale e la barbarie comunista, fascista, nazista, e, infine, islamista e hanno costituito il principale riferimento identitario delle società e delle forze politiche qualificabili, a diverso titolo, come liberali?
Berlusconi ha risposto decisamente: No! e ha descritto l’assetto etico del Pdl usando l’espressione colorita del “partito anarchico”. Il partito di Berlusconi risponde invece a gran voce: Sì!, precisando che il rispetto della libertà di coscienza non comporta la rinuncia ad una posizione netta sui temi della bio-politica. Insomma: sì alla tolleranza, no all’indifferenza. Una classica quadratura del cerchio, che non sembra destinata a reggere, alla prova dei fatti.
Dal punto di vista teorico, una forza politica unilaterale nelle scelte ideologiche e indulgente verso le eventuali “deviazioni” è l’esatto contrario di un partito-coalizione. Le “contraddizioni morali” sono costitutive della realtà politica di un partito a vocazione maggioritaria e del suo modello di rappresentanza. E’ dunque del tutto fisiologico, o addirittura obbligato, che sui temi eticamente sensibili esso non si avventuri in discriminazioni e sintesi ideologiche (su questi temi, le alternative non sono mai componibili, e non lo possono diventare) e che al contrario lavori perché le diverse –  irrimediabilmente diverse – opzioni etico-culturali che la realtà italiana serba ed esprime possano convivere, nel partito come nella società, senza che la loro competizione – sul piano del pensiero, del costume e dell’identità civile –  divenga guerra di religione. Questo, innanzitutto questo, è il ruolo dei partiti a vocazione maggioritaria: non quello di trasformarsi, con un uso spregiudicato del potere politico, in enormi agenzie di pedagogia di massa o di rieducazione della masse.
Ripetiamo: che il partito dei liberali e dei moderati non teorizzi il “centralismo democratico” in campo etico-culturale è, di per sé, una cosa importante. Ma non è sufficiente. Contano i limiti al potere del partito. Ma contano assai di più i limiti al potere dello Stato. Conta qualcosa, insomma, che un parlamentare non sia obbligato a sposare la “linea etica” imposta dalla legge 40 sulla fecondazione assistita. Però i cittadini sono comunque tenuti ad obbedirvi. E questo conta e pesa oggettivamente di più.
Il concetto della libertà di coscienza, propriamente inteso, consentirebbe dunque una svolta assai più liberale (nel senso del liberalismo e non solo della liberalità politica), se si accettasse che su questi temi uno dei problemi (se non il più importante) è costituito dal limite costituzionale alla legislazione: che è, peraltro, l’esatto contrario del ritenere (come i più dichiaratamente fanno, all’interno del Pdl) che il problema della modernità sia quello di porre limiti sociali e culturali ad una eccessiva libertà civile.
Tra un liberalismo che ruota, culturalmente, attorno alla questione dei limiti del potere ed un post-liberalismo che gira, in senso esattamente inverso, attorno alla questione dei limiti della libertà non ci sono, come è evidente, possibilità di accordo, ma solo di compromesso. A patto che il compromesso sia giudicato “negoziabile” e l’obiettivo sia la pace e non la guerra, cioè la libera competizione tra i valori e non la “lotta armata” dei valori. Di fronte al rischio dello statalismo etico, oltre a un partito anarchico, serve anche (e di più) un governo  agnostico.
Carmelo Palma


Autore: Carmelo Palma

Torinese, 44 anni, laureato in filosofia. E' stato dirigente radicale, consigliere comunale di Torino e regionale del Piemonte. Direttore dell’Associazione Libertiamo e della testata libertiamo.it. Gli piace fare politica, non sempre gli riesce.

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