L’economista Benedetto Della Vedova leader dei Riformatori liberali

Intervista a Benedetto Della Vedova a la Provincia di Como, domenica 2 marzo 2008

Che significato ha l’apertura al nucleare nel programma del Pdl?
Innanzitutto rappresenta la volontà di rompere un tabù. L’ambientalismo politico italiano è cresciuto in questi anni esclusivamente in chiave anti nucleare su di una linea ideologica di alternativa al sistema occidentale, di diffidenza nei confronti della tecnologia e di contrasto al libero mercato. Mi auguro che la nostra scelta contribuisca a far nascere un ambientalismo liberale che ne possa essere una seria alternativa.
In che senso?
La netta presa di posizione di Silvio Berlusconi in favore del ritorno al nucleare rompe gli indugi del Pdl di fronte ad una delle sfide cruciali che l’Italia ha di fronte, quella dell’approvvigionamento energetico la centralità del ritorno al nucleare è l’elemento che può dare credibilità ad una strategia articolata, che punti all’autosufficienza energetica anche attraverso politiche di risparmio e di valorizzazione di fonti alternative e rinnovabili. Nucleare, sviluppo, ma anche risparmio e razionalizzazione delle risorse.
Il nucleare non è comunque un’energia “pulita” e per i reattori di quarta generazione bisognerà attendere fino al 2030.
I rischi zero non esistono. In Italia sono morte più persone per l’idroelettrico che per il nucleare in Europa! Una tragedia come quella del Vajont non è certo avvenuta per colpa della rottura di un reattore. Non si può continuare a terrorizzare la gente con i discorsi sul riscaldamento climatico a causa dell’uso indiscriminato dei combustibili fossili e non fornire poi delle alternative. Il solare, l’eolico? Va bene, ma sappiamo tutti che non bastano.
Pensa che gli italiani siano pronti ad accogliere le centrali nucleari vicino casa? In Campania ci sono i rifiuti in strada da anni perché non vogliono nemmeno i termovalorizzatori.
Se non se ne parla, se non si parte, non lo sapremo mai. Certo non si può e non si deve imporre nulla, ma alla gente bisogna far capire il perché delle scelte, i vantaggi che ne derivano anche attraverso misure di compensazione economica alle comunità. Oggi tutti pagano con i loro soldi la dipendenza dall’estero dell’Italia in materia di approvvigionamento energetico.
Quanto “peserà” la questione del nucleare in questa campagna elettorale?
Peserà perché dà un’indicazione di strategia, credo molto positiva. Non si tratta di essere dei pasdaran, ma di mettere sul piatto i rischi di uno sviluppo oggi così dipendente dagli altri Paesi che non possiamo più permetterci. (Elvira Conca)